Il Tirreno

Lucca

La fuga dai fulmini e poi il rischiodi affogare nei fiumi

Matteo Tuccini
Il presidente del Cai consola una socia (Vip)
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Il presidente del Cai consola una socia (Vip)

Il racconto di Lorenzo Carmignani, sopravvissuto: «I vestiti bagnati ci portavano a fondo nei torrenti»

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LUCCA. Una fuga dall'incubo. Giù a perdifiato, sul crinale della montagna, per togliersi dal cuore della bufera che li aveva attaccati. «Eravamo in due. Correvamo per sfuggire ai fulmini, senza pensare. Poi ci siamo trovati di fronte dei torrenti che si erano trasformati in fiumi, a causa della pioggia battente. Siamo riusciti a guadarli, rischiando più volte di affogare. Sembrava di essere finiti in un film».
Lorenzo Carmignani, uno dei partecipanti all'escursione del Cai sulle Alpi Liguri trasformatasi in tragedia, parla in maniera concitata dopo esser sceso dal pullman che ha riportato lui e i suoi compagni a Lucca. È ancora sotto shock, come tutti.
L'ARRIVO Sono le 19 del pomeriggio quando il bus si ferma in viale Luporini, a oltre 24 ore dall'incidente che è costato la vita al capogita Alessandro Cortopassi, ingegnere ed escursionista di provata affidabilità.
Molti dei protagonisti di questa brutta avventura non hanno alcuna voglia di parlare. Hanno saputo, mentre viaggiavano, che ad attenderli ci sono dei cronisti, e si irrigidiscono.
Lorenzo è uno dei pochi che accetta di ritornare con la mente a quei momenti. Ed è come se buttasse fuori tutte le emozioni terribili che ha provato in quel sabato pomeriggio che non dimenticherà mai. Anche perché ha perso un amico. «Conoscevo molto bene Alessandro - dice con gli occhi lucidi - un ragazzo straordinario, andavamo spesso in montagna insieme. Un grande amico e una persona eccezionale, non meritava di finire così».
«C'ERA IL SOLE» C'è un sole cocente quando la comitiva del Cai lucchese parte alla volta di Carnino, sulle Alpi Liguri. È sabato mattina, si sorride e si scherza in comitiva. «Mi sono persino messo la crema solare per proteggere la pelle - racconta Lorenzo - il clima era perfetto, non c'era alcun motivo per dubitare che la gita sarebbe andata nel migliore dei modi. Una volta arrivati in prossimità della seconda cima, tutto è cambiato. È stata una cosa imprevista e imprevedibile».
Il cielo si chiude con nubi nere, e sui 38 escursionisti lucchesi si scatena un'autentica bufera, che durerà almeno 2 ore. Vento, grandine e saette scagliate contro persone che fino a poche ore prima pensavano solo di farsi una bella scampagnata. Una di queste saette colpisce subito Alessandro Cortopassi, capogita di 29 anni originario di Nozzano, uccidendolo.
«Io ero in fondo alla comitiva - continua Lorenzo Carmignani - stavo aspettando un altro ragazzo, che camminava più lento. In montagna si usa fare così. È lo stesso ragazzo che poi si è disperso, e che è stato ritrovato ore dopo in una rimessa agricola».
LA FUGA Accanto a Lorenzo c'è un'altra persona, un escursionista come lui. Sono entrambi esperti: non si perdono in chiacchiere, e cercano, come si dice in gergo, di scendere il più possibile. In pratica cercano di togliersi dalla portata dalla tempesta di grandine, perdendo quota e costeggiando la montagna.
Il guaio, però, è che mentre scendono incontrano torrenti ingrossati dalla pioggia. Hanno i vestiti zuppi, che in acqua tirano a fondo e congelano le ossa. «Abbiamo dovuto guadare quelli che erano diventati dei veri e propri fiumi, attaccandoci alle rocce come disperati. L'obiettivo era raggiungere una piazzola, come da lezione, per essere soccorsi». Ce la fanno. Sono un po' sollevati: sanno che lì l'elicottero può raggiungerli più facilmente. E in effetti sono i primi ad essere raccolti dall'elicottero del 118.
A quel punto i due ragazzi fanno da guida ai soccorritori. «Era davvero difficile districarsi in una situazione del genere - spiega Lorenzo - comunque ci abbiamo provato». Quando arrivano sul punto maledetto della montagna, trovano il corpo di Alessandro e i due medici feriti, Riccardo Grassi e Claudio Sabò. «Erano gravi, soprattutto il primo. Pensavamo che non ce l'avrebbero fatta». Lorenzo fa parte del gruppo che viene portato al rifugio Garelli. Quella diventa la base dei soccorsi, che poi smisteranno sul rifugio Mondovì altre 6 persone.
L'AMICO Lorenzo Carmignani è un esperto di montagna, come lo era Cortopassi. «Frequento il Cai da un paio di anni. Su un aspetto di questa vicenda non transigo: eravamo tutti preparati. I bambini che erano con noi sono figli di escursionisti, gente che mangia pane e montagna. E Alessandro era uno di noi, uno che curava tutti i dettagli per evitare guai». Anche Lorenzo prepara le gite per soci e appassionati: la prossima avrebbe dovuto essere sulle Dolomiti, a fine agosto. «Non so se la farò - conclude - ora non me la sento proprio».

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