Attenzione
LUCCA
«Ha fatto da parafulmine»
Ilaria Bonuccelli
Ecco come è morto il capo della gita sulle Alpi Liguri
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LUCCA. La fatalità è stata doppia: trovarsi su una dorsale, in una zona piatta, scoperta, durante una tempesta «pazzesca», come la definisce Maurizio Colombo, responsabile del Cai di Mondovì che ha recuperato i lucchesi in gita sulle Alpi Marittime, al Cian Ballaur. Tutti vivi, meno Alessandro Cortopassi, ingegnere di 29 anni con la passione per la montagna e per il calcio, fulminato a poche centinaia i metri dalla vetta.
Pazzesca la tempesta, dunque, che scaraventa almeno 10 centimetri di grandine sul gruppo e pazzesca la situazione, con il capo gita Alessandro Cortopassi che, sulla zona scoperta, come primo della fila, attrae uno dei fulmini che illuminano il cielo, sabato poco dopo le due del pomeriggio. E muore così, il giovane professionista lucchese, all’istante, davanti agli occhi della fidanzata, Silvia Rossa, mentre cerca di incitare la comitiva a fare presto, ad abbandonare prima possibile quella dorsale che li espone al temporale. «Una tragedia come questa - esordisce Colombo - è un fatto più unico che raro, anche dalle nostre parti. Le possibilità che un fulmine colpisca una persona in montagna sono pari a quelle di un fulmine che colpisca una persona al mare. A mia memoria, negli ultimi 30 anni, non ci sono episodi del genere».
La situazione di pericolo, dunque, si crea - a detta dell’esperto del Cai - per la tempesta repentina «che lascia cadere in poco tempo una quantità di acqua inimmaginabile» e per la posizione del gruppo «che aveva già iniziato la discesa dalla vetta, (dalla quale era a circa 20-30 minuti) trovandosi a circa un’ora e mezzo di cammino dal rifugio Garelli, la meta della giornata. All’improvviso si scatena il finimondo ed è molto probabile che in una zona così piatta, il capo guida, il primo della fila, sia diventato la “punta” sulla dorsale, l’elemento di attrazione dei fulmini. Le persone sarebbero state più sicure se fossero state in vetta, perché i fulmini a quella quota si scaricano sulle rocce ignorando le persone».
Cortopassi, guida esperta, aveva intuito che la situazione era rischiosa per il gruppo e, infatti - conferma Colombo - «a quanto ci risulta stava incitando il gruppo ad affrettarsi, a togliersi da quella posizione, per non incorrere in pericoli. Invece è stato colpito dal fulmine che ha ferito altre persone». Alcune, infatti, sono state ricoverate all’ospedale di Cuneo (le due più gravi) e di Mondovì (in 5) con ustioni (anche se non gravissime), altre sono state ricoverate con problemi di parestesia (formicolio) alle braccia o alle gambe. In più c’è stato chi ha avuto problemi di ipotermia (come il medico Riccardo Grassi, dipendente dell’Als). «Il congelamento è stato causato - assicura Maurizio Colombo - dalla temperatura scesa in fretta a pochi gradi sopra lo zero, a causa della tempesta. Ancora ieri mattina, in alcuni punti, era visibile la patina bianca della grandine che si è accumulata durante il temporale. Le persone sono state colte di sorpresa in abbigliamento leggero e quindi è stato inevitabile che avessero problemi, nonostante i soccorsi siano scattati subito». Infatti, alle 14,30 i soccorritori erano già allertati. Immediatamente si è levato in volo l’elicottero con medico e infermiere a bordo che ha recuperato in prima battuta gli 8 feriti e solo dopo l’ultimo volo di ricognizione ha portato a valle il corpo di Alessandro, ricomposto al cimitero di Garassio.
Tra le 14,30 e le 17,30 l’elisoccorso ha recuperato feriti e un disperso, oltre a effettuare giri di ricognizione per assicurarsi che tutti i 40 membri del gruppo fossero al sicuro. Nel frattempo gli uomini del Cai hanno accompagnato gli escursionisti non feriti (ma sotto choc) dalla zona dell’incidente a due rifugi della zona: al Garelli e al Mondovì. «Nell’arco delle 24 ore - riprende Maurizio Colombo - una ventina di persone del Cai sono state coinvolte in questa operazione. Al rifugio Garelli ne sono rimaste tre per la notte (di cui un medico) e al Mondovì altre due: ma ad accompagnare lì gli escursionisti sono stati 7 volontari e un medico».
L’assistenza, quindi, è stata totale. Ieri mattina, poi, gli uomini del Cai alle 10 di mattina hanno accompagnato a valle gli escursionisti che non hanno avuto bisogno di cure mediche. Qui c’era già il pullman noleggiato dal Cai pronto per ripartire per Lucca. Quando i due gruppi si sono ritrovati - quello sceso dal rifugio Garelli e quello sceso dal rifugio Mondovì - ci sono state scene strazianti. Abbracci, pianti per la morte di Alessandro, silenzi pesanti. Poi è scattato il recupero dei ricoverati: alcuni sono stati dimessi dall’ospedale, altri hanno firmato per le dimissioni volontarie. Poi, intorno alle tre del pomeriggio, partenza per Lucca. Tutti insieme, meno Alessandro.
Pazzesca la tempesta, dunque, che scaraventa almeno 10 centimetri di grandine sul gruppo e pazzesca la situazione, con il capo gita Alessandro Cortopassi che, sulla zona scoperta, come primo della fila, attrae uno dei fulmini che illuminano il cielo, sabato poco dopo le due del pomeriggio. E muore così, il giovane professionista lucchese, all’istante, davanti agli occhi della fidanzata, Silvia Rossa, mentre cerca di incitare la comitiva a fare presto, ad abbandonare prima possibile quella dorsale che li espone al temporale. «Una tragedia come questa - esordisce Colombo - è un fatto più unico che raro, anche dalle nostre parti. Le possibilità che un fulmine colpisca una persona in montagna sono pari a quelle di un fulmine che colpisca una persona al mare. A mia memoria, negli ultimi 30 anni, non ci sono episodi del genere».
La situazione di pericolo, dunque, si crea - a detta dell’esperto del Cai - per la tempesta repentina «che lascia cadere in poco tempo una quantità di acqua inimmaginabile» e per la posizione del gruppo «che aveva già iniziato la discesa dalla vetta, (dalla quale era a circa 20-30 minuti) trovandosi a circa un’ora e mezzo di cammino dal rifugio Garelli, la meta della giornata. All’improvviso si scatena il finimondo ed è molto probabile che in una zona così piatta, il capo guida, il primo della fila, sia diventato la “punta” sulla dorsale, l’elemento di attrazione dei fulmini. Le persone sarebbero state più sicure se fossero state in vetta, perché i fulmini a quella quota si scaricano sulle rocce ignorando le persone».
Cortopassi, guida esperta, aveva intuito che la situazione era rischiosa per il gruppo e, infatti - conferma Colombo - «a quanto ci risulta stava incitando il gruppo ad affrettarsi, a togliersi da quella posizione, per non incorrere in pericoli. Invece è stato colpito dal fulmine che ha ferito altre persone». Alcune, infatti, sono state ricoverate all’ospedale di Cuneo (le due più gravi) e di Mondovì (in 5) con ustioni (anche se non gravissime), altre sono state ricoverate con problemi di parestesia (formicolio) alle braccia o alle gambe. In più c’è stato chi ha avuto problemi di ipotermia (come il medico Riccardo Grassi, dipendente dell’Als). «Il congelamento è stato causato - assicura Maurizio Colombo - dalla temperatura scesa in fretta a pochi gradi sopra lo zero, a causa della tempesta. Ancora ieri mattina, in alcuni punti, era visibile la patina bianca della grandine che si è accumulata durante il temporale. Le persone sono state colte di sorpresa in abbigliamento leggero e quindi è stato inevitabile che avessero problemi, nonostante i soccorsi siano scattati subito». Infatti, alle 14,30 i soccorritori erano già allertati. Immediatamente si è levato in volo l’elicottero con medico e infermiere a bordo che ha recuperato in prima battuta gli 8 feriti e solo dopo l’ultimo volo di ricognizione ha portato a valle il corpo di Alessandro, ricomposto al cimitero di Garassio.
Tra le 14,30 e le 17,30 l’elisoccorso ha recuperato feriti e un disperso, oltre a effettuare giri di ricognizione per assicurarsi che tutti i 40 membri del gruppo fossero al sicuro. Nel frattempo gli uomini del Cai hanno accompagnato gli escursionisti non feriti (ma sotto choc) dalla zona dell’incidente a due rifugi della zona: al Garelli e al Mondovì. «Nell’arco delle 24 ore - riprende Maurizio Colombo - una ventina di persone del Cai sono state coinvolte in questa operazione. Al rifugio Garelli ne sono rimaste tre per la notte (di cui un medico) e al Mondovì altre due: ma ad accompagnare lì gli escursionisti sono stati 7 volontari e un medico».
L’assistenza, quindi, è stata totale. Ieri mattina, poi, gli uomini del Cai alle 10 di mattina hanno accompagnato a valle gli escursionisti che non hanno avuto bisogno di cure mediche. Qui c’era già il pullman noleggiato dal Cai pronto per ripartire per Lucca. Quando i due gruppi si sono ritrovati - quello sceso dal rifugio Garelli e quello sceso dal rifugio Mondovì - ci sono state scene strazianti. Abbracci, pianti per la morte di Alessandro, silenzi pesanti. Poi è scattato il recupero dei ricoverati: alcuni sono stati dimessi dall’ospedale, altri hanno firmato per le dimissioni volontarie. Poi, intorno alle tre del pomeriggio, partenza per Lucca. Tutti insieme, meno Alessandro.
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