Italia
«Il cielo si è chiuso, ed è finita»
Marco Tuccini
◗
L’elisoccorso«La bufera ci ha colti tutti di sorpresa è stato terribile»
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LUCCA. Il cielo che si chiude improvvisamente, il vento e la grandine che si abbattono sul gruppo. E le saette, una delle quali è assassina. «Non c'era via di scampo, i fulmini hanno puntato da subito la nostra comitiva. È stato terribile».
Così racconta un testimone, uno degli escursionisti che si trovava nel gruppo del Club alpino lucchese sorpreso da una bufera sulle Alpi Marittime (in provincia di Cuneo). E che ha visto il fulmine che ha centrato in pieno Alessandro Cortopassi, l'escursionista di 29 anni a capo della comitiva.
«Ci siamo accorti in un attimo di quello che era successo - dice il giovane, ancora sotto choc - abbiamo chiamato il 118, in mezzo alla bufera. I soccorsi sono stati veloci, tenuto conto che il tempo era pessimo. Purtroppo abbiamo capito che per quel ragazzo non c'era molto da fare».
Il testimone parla dal rifugio Mondovì, struttura dove riparano dal 1929 alpinisti e appassionati delle Alpi cuneesi.
Lì si trova assieme ad altri 6 compagni di un'avventura trasformatasi in un incubo. Gli altri sono stati trasferiti al rifugio Garelli, poco più in là.
Quando lo raggiungiamo al telefono sono passate più di 4 ore dall'incidente, e i suoi ricordi sono confusi. «Ci teniamo in contatto via telefono con gli altri. No, non so chi siano i feriti, eravamo un gruppo di 38 persone, non conoscevo tutti. D'altra parte io non sono un assiduo frequentatore del Cai».
I ricordi, dopo la tragedia, sono ancora annebbiati. «Sapevamo che la nostra guida, pur giovane, era esperta - dice - avevamo superato la prima cima tranquillamente, poi abbiamo approcciato la seconda (la Cima delle Saline, ndr). All'improvviso il cielo si è chiuso, e si è scatenata un'autentica bufera. Fulmini compresi. Non so dire se la prima, la seconda o la terza scarica abbiano colpito, ma sono sicuro che era passato pochissimo tempo dall'inizio della tempesta. Siamo riusciti a contattare in pochi attimi i soccorsi, che sono stati efficienti. Purtroppo non poteva bastare».
La morte di Alessandro, avvenuta nel tardo pomeriggio di un sabato piuttosto afoso in città, fatica ad arrivare alle orecchie di chi gli vuole bene.
Pierluigi Ferrenti è una di queste persone, un amico di lunga data della famiglia Cortopassi. La notizia della morte di Alessandro lo lascia inebetito. «Tempo fa le nostre famiglie abitavano a due passi l'una dall'altra, a Nozzano Castello - dice Ferrenti - mia figlia e Alessandro sono cresciuti insieme. Purtroppo negli ultimi tempi non ci frequentavamo spesso, lo vedevo soltanto quando ci incontravamo sui campi da calcio. Io per divertimento faccio l'arbitro nei campionati Amatori, e Alessandro giocava nel Bar Rito di Montuolo. Ogni volta che ci vedevamo, però, era una festa. Era un ragazzo d'oro, non riesco a credere che non ci sia più».
Così racconta un testimone, uno degli escursionisti che si trovava nel gruppo del Club alpino lucchese sorpreso da una bufera sulle Alpi Marittime (in provincia di Cuneo). E che ha visto il fulmine che ha centrato in pieno Alessandro Cortopassi, l'escursionista di 29 anni a capo della comitiva.
«Ci siamo accorti in un attimo di quello che era successo - dice il giovane, ancora sotto choc - abbiamo chiamato il 118, in mezzo alla bufera. I soccorsi sono stati veloci, tenuto conto che il tempo era pessimo. Purtroppo abbiamo capito che per quel ragazzo non c'era molto da fare».
Il testimone parla dal rifugio Mondovì, struttura dove riparano dal 1929 alpinisti e appassionati delle Alpi cuneesi.
Lì si trova assieme ad altri 6 compagni di un'avventura trasformatasi in un incubo. Gli altri sono stati trasferiti al rifugio Garelli, poco più in là.
Quando lo raggiungiamo al telefono sono passate più di 4 ore dall'incidente, e i suoi ricordi sono confusi. «Ci teniamo in contatto via telefono con gli altri. No, non so chi siano i feriti, eravamo un gruppo di 38 persone, non conoscevo tutti. D'altra parte io non sono un assiduo frequentatore del Cai».
I ricordi, dopo la tragedia, sono ancora annebbiati. «Sapevamo che la nostra guida, pur giovane, era esperta - dice - avevamo superato la prima cima tranquillamente, poi abbiamo approcciato la seconda (la Cima delle Saline, ndr). All'improvviso il cielo si è chiuso, e si è scatenata un'autentica bufera. Fulmini compresi. Non so dire se la prima, la seconda o la terza scarica abbiano colpito, ma sono sicuro che era passato pochissimo tempo dall'inizio della tempesta. Siamo riusciti a contattare in pochi attimi i soccorsi, che sono stati efficienti. Purtroppo non poteva bastare».
La morte di Alessandro, avvenuta nel tardo pomeriggio di un sabato piuttosto afoso in città, fatica ad arrivare alle orecchie di chi gli vuole bene.
Pierluigi Ferrenti è una di queste persone, un amico di lunga data della famiglia Cortopassi. La notizia della morte di Alessandro lo lascia inebetito. «Tempo fa le nostre famiglie abitavano a due passi l'una dall'altra, a Nozzano Castello - dice Ferrenti - mia figlia e Alessandro sono cresciuti insieme. Purtroppo negli ultimi tempi non ci frequentavamo spesso, lo vedevo soltanto quando ci incontravamo sui campi da calcio. Io per divertimento faccio l'arbitro nei campionati Amatori, e Alessandro giocava nel Bar Rito di Montuolo. Ogni volta che ci vedevamo, però, era una festa. Era un ragazzo d'oro, non riesco a credere che non ci sia più».
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