Il Tirreno

Lucca

Videopoker abusivi, evasi 8 milioni

Luca Tronchetti
Videopoker abusivi, evasi 8 milioni

I ricavi non tassati venivano usati per comprare immobili e auto di lusso, compresa Rolls Royce da 100mila euro

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LUCCA. La loro società, legata all'attività dei videopoker, era costantemente in perdita, ma il loro tenore di vita non ne risentiva minimamente. Tanto che avevano acquistato immobili per svariati milioni nella periferia cittadina e auto di lusso. Tra queste una mitica Rolls Royce del valore di centomila euro. Padre e figlio, di 77 e 40 anni, presidente e amministratore delegato della S.G.B. la più nota impresa d'installazione di sale giochi, videogiochi e biliardi della Lucchesia, con sede in via Mattei a Mugnano, sono indagati dalla procura della Repubblica con l'accusa di infedele presentazione delle dichiarazioni dei redditi.
Stando alla Compagnia della Guardia di Finanza diretta dal capitano Alessandro Di Filippo, dal 2003 ad oggi, la società di Mugnano avrebbe truffato lo Stato nascondendo all'Erario quasi 7 milioni di ricavi con una presunta evasione dell'Iva di 1,3 milioni. E per effetto dell'infrazione alle norme antiriciclaggio gli amministratori dovranno pagare entro 60 giorni una cifra che si aggira sui 100mila euro. Ma si tratta solo dell'inizio di una procedura amministrativa che, se i riscontri probatori verranno confermati dal giudice, porterà nelle casse dello Stato svariate centinaia di migliaia di euro.
L'INDAGINE L'attività di polizia finanziaria inizia nel 2006, ma abbraccia un arco di tempo di sei anni: dal 2003 ad oggi. Scaturisce da una normale verifica fiscale nei confronti dei soci di una delle maggiori imprese che si occupa dell'installazione dei videogiochi nei bar e nei circoli della Lucchesia: la S.G.B., concessionaria e intermediaria tra Monopoli e locali pubblici. Le fiamme gialle notano subito un'anomalia. A fronte di una società - la S.G.B. - spesso in perdita, i soci hanno un elevato tenore di vita. Nell'inchiesta - diretta dal sostituto procuratore Enrico Corucci - emergerebbe che i proventi derivanti dall'utilizzo delle slot machine sparse nei locali del centro, ma anche in periferia, nel Capannorese e nei comuni di Altopascio e Porcari, anziché essere correttamente contabilizzati dalla società e sottoposti a prelievo fiscale, sarebbero stati dirottati su conti correnti personali intestati agli amministratori della S.G.B. Un fiume di denaro per gli inquirenti sottratto all'Erario.
SISTEMA INGEGNOSO Ma come sparivano quei milioni di euro frutto di un gioco sempre maggiore in Lucchesia? Stando a procura e finanza in molti casi le macchinette videopoker non erano collegate alla rete dell'amministrazione dei Monopoli di Stato. In sostanza, per le fiamme gialle, la società di Mugnano chiedeva nullaosta per l'installazione nei bar, nei pub e nei circoli di normali videogiochi (su calcio, tennis, basket e avventura) che non c'entrano nulla con i videopoker. In realtà venivano collocate nei locali le slot machine. Che risultavano invisibili per i Monopoli in quanto non erano collegati alla rete. Di conseguenza non c'era traccia del denaro incassato nel corso del tempo. La Finanza ritiene che già nel 2003 la società abbia incassato oltre un milione di euro senza versarne uno al fisco. Per non far scoprire l'inganno, stando agli inquirenti, spesso le macchinette mangiasoldi venivano posizionate in salette separate dal locale e utilizzate soltanto dai giocatori incalliti capaci di spendere anche mille-duemila euro al mese.
I SEQUESTRI Al momento della verifica fiscale i finanzieri hanno provveduto al sequestro delle macchinette «taroccate». Trenta apparecchi nel 2006, 87 nel 2007 e altri 30 nel 2008. Tutte ritenute irregolari perché non collegate con la rete ufficiale dei Monopoli.
SOCIETA' IMMOBILIARI La Guardia di Finanza ritiene di aver scoperto dove siano finiti gli introiti almeno degli ultimi tre anni. Attraverso le analisi dettagliate delle miriadi di operazioni della società di Mugnano i finanzieri sostengono di aver ricostruito il reddito conseguito dall'impresa. Esaminando i conti correnti bancari e postali intestati ai soci e agli amministratori della S.G.B. gli inquirenti avrebbero scoperto movimentazioni di denaro per diversi milioni di euro.
Soldi, per l'accusa, provenienti dall'attività illecita della gestione degli apparecchi da intrattenimento non collegati con la rete dei Monopoli. Denaro che, secondo la procura, finiva in due società immobiliari a conduzione familiare e indicate con il nome dei figli del presidente della S.G.B. di Mugnano. Entrambe avevano come sede e indirizzo lo stesso dell'impresa concessionaria dei Monopoli.
NUOVI SVILUPPI L'inchiesta della procura non è ancora conclusa. I finanzieri stanno svolgendo ulteriori accertamenti sugli altri soci dell'impresa di Mugnano e sulle immobiliari dove, per l'accusa, transitava il denaro incassato dall'utilizzo dei videopoker. C'è poi la questione legata ai titolari di bar, circoli privati e sale giochi. Che già in passato sono stati sottoposti a sanzioni amministrative perché pizzicati nel corso dei controlli a tappeto effettuati dai finanzieri. Potrebbero subire un'ulteriore incriminazione specie se potesse essere dimostrato l'accordo, al momento dell'installazione della slot machine, con la società.

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