Il Tirreno

Lucca

Chiesa declassata, spostato

Don Alessandro tra i fedeli davanti a S. Maria Bianca
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Don Alessandro tra i fedeli davanti a S. Maria Bianca

I fedeli contestano la concentrazione di sacramenti in San Michele La Curia ancora non dà spiegazioni

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LUCCA. La Curia non dà spiegazioni. Non ancora, perlomeno. Non dice perché non fa nulla per evitare il trasferimento di don Alessandro Venturin da Lucca a Bologna. Ufficiosamente fa sapere che esiste una lettera del vescovo all'ordine dei Canonici Regolari Lateranensi da cui don Alessandro dipende e che, nonostante questo sollecito, non c'è stato modo di evitare il trasferimento del sacerdote quarantunenne. Ma molti fedeli non la pensano così.
Tutto sommato non la pensa così neppure l'ordine di Canonici che, senza entrare in polemica con la Curia, dà una sua spiegazione al trasferimento: don Alessandro è un sacerdote giovane e molto attivo, in grado di fare molto per una comunità. Non ha, quindi, senso - conferma da Roma don Giuseppe Cipolloni - lasciarlo in una chiesa (Santa Maria Bianca) che ha perso la sua importanza da quando la Curia ha deciso di creare una parrocchia unica per il centro storico, cancellando, di fatto, la possibilità di celebrare in questo luogo di culto matrimoni, battesimi, funerali. Da tre anni, senza praticamente deroghe o eccezioni, in Santa Maria Bianca, don Alessandro può solo celebrare la messa la domenica mattina - come ricordano molti fedeli - e non può neppure più tenere corsi di catechismo. Ecco perché, anche per l'ordine dei Canonici Lateranensi, don Alessandro sarà più utile alla parrocchia di Santa Monica e Sant'Agostino a Bologna che nella chiesa di Santa Maria Bianca. Per aprire e chiudere la chiesa e celebrare una messa la domenica, basterà, insomma, il sacerdote ottantenne che dovrebbe arrivare a sostituire don Alessandro. Quando, con esattezza, ancora non si sa, ma il cambio della guardia potrebbe anche avvenire nel giro di pochi giorni. Per quanto don Alessandro non abbia pronunciato alcun discorso di commiato durante la messa di domenica pomeriggio. Un discorso del genere, infatti, sembra che avrebbe infastidito la Curia, come ha infastidito la Diocesi la sollevazione della comunità di fedeli di Santa Maria Bianca.
Ma la protesta non si ferma. Riprende vigore a ridosso della partenza, anche se era nata già al momento della decisione del vescovo di creare una sola parrocchia per il centro storico: «Quello che non abbiamo mai capito - osserva Vinicio Fruzzetti, a nome dei fedeli di Santa Maria Bianca - è perché la Curia abbia preso questa decisione. Non si è accorta che i fedeli prendono i sacramenti in San Michele perché costretti, ma poi non tornano più in quella chiesa. Vorrebbero continuare a partecipare alle funzioni nella propria chiesa, vorrebbero celebrare matrimoni e funerali dove sono cresciuti, dove hanno frequentato il catechismo. Invece non possono a causa di questa riorganizzazione di cui, fra l'altro, non troviamo traccia da nessuna parte, neppure nel sinodo diocesano».
È per questo che già a gennaio 2007 Fruzzetti aveva scritto a don Agostino Balducci, parroco del centro storico, e all'arcivescovo per sollecitare un'attenzione diversa a Santa Maria Bianca e per evitare che cessassero le varie attività della comunità. Questa lettera non aveva sortito alcun effetto, per questo Fruzzetti a febbraio del 2008 aveva scritto anche a don Cipolloni, come responsabile della provincia italiana dei Canonici regolari lateranensi. Le parole erano amare: «Scrivo questa lettera anche su pressante invito di molti fedeli della comunità di S. Maria Bianca perché si è ingenerato un clima di totale sfiducia. Questo clima è determinato particolarmente dal fatto che il vescovo, il parroco del centro storico, i vicari hanno deciso i escludere la nostra comunità dalla celebrazione di tutti i riti della chiesa lucchese. E quando si parla si noi, siamo quelli di S. Maria Bianca, gente da evitare».

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