Il dolore
Sicurezza, la destra fallisce e perde
Mario Lancisi
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Giuseppe Bellandi (al centro) esulta dopo aver saputo di essere il nuovo sindaco di MontecatiniA Montecatini gira questa battuta: «Chi di sicurezza ferisce di sicurezza perisce...». Se infatti nella vicina Prato l'industriale tessile Roberto Cenni ha strappato - dopo 63 anni - il Comune alla sinistra sbandierando la tolleranza zero nei confronti dei cinesi, a Montecatini il medico Giuseppe Bellandi, alla guida di una giunta di centrosinistra, ha vinto per l'incapacità del centrodestra di risolvere i problemi dell'immigrazione e della sicurezza.
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MONTECATINI. A Montecatini gira questa battuta: «Chi di sicurezza ferisce di sicurezza perisce...». Se infatti nella vicina Prato l'industriale tessile Roberto Cenni ha strappato - dopo 63 anni - il Comune alla sinistra sbandierando la tolleranza zero nei confronti dei cinesi, a Montecatini il medico Giuseppe Bellandi, alla guida di una giunta di centrosinistra, ha vinto per l'incapacità del centrodestra di risolvere i problemi dell'immigrazione e della sicurezza.
Delle elezioni amministrative toscane, Prato e Montecatini sono sicuramente i ribaltoni più sorprendenti. E dalle singolari analogie. A cominciare da questa: chi ha vinto al primo turno ha poi perso al secondo. A Montecatini il 7 giugno il candidato del Pdl Alberto Lapenna ha preso il 46% contro il 42,2% di Bellandi: 470 voti di differenza. La stessa differenza con la quale poi al ballottaggio Bellandi ha avuto la meglio su Lapenna.
18% di immigrati. Le analogie più forti riguardano i problemi. Che sono soprattutto due: crisi economica e immigrazione. Dal presidente degli albergatori Giuseppe Boldrini a quello dei commercianti Luciano Masini l'indice è puntato contro l'insicurezza di una città di 20mila abitanti, in cui il 18% è rappresentato da stranieri.
La sicurezza, che è la bandiera del centrodestra, a Montecatini è stato il suo tallone d'Achille: il sindaco uscente Ettore Severi è stato accusato di non aver risolto il problema dei furti negli alberghi, della prostituzione nelle strade, della microcriminalità. «Tre anni fa fummo colpiti da una banda di ladri che addormentavano i clienti e poi li derubavano. Per una città con 164 alberghi è stato uno choc», spiega Antonio Mariotti, titolare dell'albergo Adua.
Sicurezza e immigrazione. La lezione del voto montecatinese può essere così riassunta: sicurezza e immigrazione sono problemi cruciali delle nostre città, non esistono facili ricette e gli insuccessi vengono pagati. A destra come a sinistra. E forse anche certe convinzioni rischiano di diventare luoghi comuni. Come quella che indica nella legge regionale sull'immigrazione una qualche influenza nella sconfitta del centrosinistra a Prato. Influenza che invece non c'è stata nel voto montecatinese.
La crisi delle terme. L'immigrazione diventa un fattore esplosivo soprattutto quando si miscela con la crisi economica. Che qui, come a Prato, è monoculturale. Là il tessile, qui il termalismo, fonte primaria del turismo. Le terme sono in crisi, i turisti - circa 2mila l'anno - sono in continua flessione, gli alberghi faticano a riempirsi e numerosi negozi, come riferisce Masini, presidente Unim (Unione commercianti), sono costretti a chiudere i battenti. Da anni si discute, a Montecatini, del rilancio delle terme come a Prato del tessile.
Ma i risultati non sono granché. «E' un problema di comunicazione. Basti dire che molti clienti mi prenotano le camere con vista sul mare senza sapere che qui non c'è il mare...», dice sconsolato Mariotti.
Bellandi, angelo del fango. L'ultima analogia riguarda la credibilità dei candidati a sindaco. «A Bellandi gli ho detto: se al posto tuo ci fosse stato un altro il centrosinistra avrebbe perso. Lapenna, al di là della persona, rappresentava purtroppo la passata amministrazione. E così è stato bocciato», spiega Masini. Dal voto montecatinese esce sconfitta la giunta di Severi. In città è palpabile, come lo è a Prato, la critica, anche nel centrodestra, nei confronti degli uomini che hanno in questi anni governato Montecatini.
Il centrosinistra è riuscito, come il Pdl con Cenni, a trovare un candidato diffusamente apprezzato. Che non ha cavalcato l'onda anti stranieri. «Ho semplicemente ascoltato la gente», dice Bellandi, 60 anni, senza tessera di partito, medico radiologo. «Ho fatto il 68, sono stato un angelo del fango ai tempi dell'alluvione di Firenze e amo don Milani», racconta di sè in poche righe. Degli immigrati dice che non gli piace fare lo sceriffo, ma far rispettare le leggi: «La mia ricetta? Solidarietà e legalità...».
Delle elezioni amministrative toscane, Prato e Montecatini sono sicuramente i ribaltoni più sorprendenti. E dalle singolari analogie. A cominciare da questa: chi ha vinto al primo turno ha poi perso al secondo. A Montecatini il 7 giugno il candidato del Pdl Alberto Lapenna ha preso il 46% contro il 42,2% di Bellandi: 470 voti di differenza. La stessa differenza con la quale poi al ballottaggio Bellandi ha avuto la meglio su Lapenna.
18% di immigrati. Le analogie più forti riguardano i problemi. Che sono soprattutto due: crisi economica e immigrazione. Dal presidente degli albergatori Giuseppe Boldrini a quello dei commercianti Luciano Masini l'indice è puntato contro l'insicurezza di una città di 20mila abitanti, in cui il 18% è rappresentato da stranieri.
La sicurezza, che è la bandiera del centrodestra, a Montecatini è stato il suo tallone d'Achille: il sindaco uscente Ettore Severi è stato accusato di non aver risolto il problema dei furti negli alberghi, della prostituzione nelle strade, della microcriminalità. «Tre anni fa fummo colpiti da una banda di ladri che addormentavano i clienti e poi li derubavano. Per una città con 164 alberghi è stato uno choc», spiega Antonio Mariotti, titolare dell'albergo Adua.
Sicurezza e immigrazione. La lezione del voto montecatinese può essere così riassunta: sicurezza e immigrazione sono problemi cruciali delle nostre città, non esistono facili ricette e gli insuccessi vengono pagati. A destra come a sinistra. E forse anche certe convinzioni rischiano di diventare luoghi comuni. Come quella che indica nella legge regionale sull'immigrazione una qualche influenza nella sconfitta del centrosinistra a Prato. Influenza che invece non c'è stata nel voto montecatinese.
La crisi delle terme. L'immigrazione diventa un fattore esplosivo soprattutto quando si miscela con la crisi economica. Che qui, come a Prato, è monoculturale. Là il tessile, qui il termalismo, fonte primaria del turismo. Le terme sono in crisi, i turisti - circa 2mila l'anno - sono in continua flessione, gli alberghi faticano a riempirsi e numerosi negozi, come riferisce Masini, presidente Unim (Unione commercianti), sono costretti a chiudere i battenti. Da anni si discute, a Montecatini, del rilancio delle terme come a Prato del tessile.
Ma i risultati non sono granché. «E' un problema di comunicazione. Basti dire che molti clienti mi prenotano le camere con vista sul mare senza sapere che qui non c'è il mare...», dice sconsolato Mariotti.
Bellandi, angelo del fango. L'ultima analogia riguarda la credibilità dei candidati a sindaco. «A Bellandi gli ho detto: se al posto tuo ci fosse stato un altro il centrosinistra avrebbe perso. Lapenna, al di là della persona, rappresentava purtroppo la passata amministrazione. E così è stato bocciato», spiega Masini. Dal voto montecatinese esce sconfitta la giunta di Severi. In città è palpabile, come lo è a Prato, la critica, anche nel centrodestra, nei confronti degli uomini che hanno in questi anni governato Montecatini.
Il centrosinistra è riuscito, come il Pdl con Cenni, a trovare un candidato diffusamente apprezzato. Che non ha cavalcato l'onda anti stranieri. «Ho semplicemente ascoltato la gente», dice Bellandi, 60 anni, senza tessera di partito, medico radiologo. «Ho fatto il 68, sono stato un angelo del fango ai tempi dell'alluvione di Firenze e amo don Milani», racconta di sè in poche righe. Degli immigrati dice che non gli piace fare lo sceriffo, ma far rispettare le leggi: «La mia ricetta? Solidarietà e legalità...».
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