Trasporti
L'indiano della bancarella accanto
Elisabetta Arrighi
COME CAMBIANO I MERCATINI La licenza costa 25-35mila euro. A Pisa un bengalese l'ha pagata in contanti
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PISA. Con soli cinque euro si può comprare, a scelta, un bikini, una T-shirt ricamata, un vestitino in cotone da mare o un telo di spugna colorata sul quale sdraiarsi per prendere la tintarella. E con un euro si può portare a casa una pinza per capelli ornata di strass.
Fare shopping al mercato può essere ancora un affare anche se - dicono alcuni ambulanti - «la qualità della merce è scaduta. E questo è successo perché sono arrivati troppi stranieri che vendono a poco prodotti che durano dalla sera alla mattina». Cingalesi e indiani, specializzati in anelli e collane d'argentone, si riforniscono spesso nei Paesi di origine. I nordafricani che vendono abbigliamento e biancheria si servono da grossisti a Roma oppure a Prato, dove anche gli ambulanti cinesi fanno acquisti di pronto-moda dai conazionali produttori.
Eccoli gli ambulanti stranieri: sono almeno il 15% dei 13mila titolari toscani di bancarelle che "fanno" i mercati in città e paesi. «Certo che sono tanti - racconta un lucchese che vende abbigliamento - in dieci anni sono quadruplicati. Comprano roba fatta in Cina e la vendono a 5 euro. Noi cerchiamo di offrire qualcosa di meglio, a 15 euro, ma la gente va da loro perché c'è la crisi. Un collega non ne poteva più e tre mesi fa ha venduto la sua vecchia licenza: un marocchino l'ha acquistata a 27mila euro».
«Oltretutto gli stranieri impoveriscono la nostra economia - racconta Riccardo Cerri, ambulante in pensione da due anni - dopo aver pagato i fornitori e saldato le altre spese, quello che resta lo mandano a moglie e figli che vivono nel Paese di origine. Quei soldi, quindi, se ne vanno dall'Italia».
A Pisa e dintorni, e in special modo a Tirrenia, Cerri è ancora famoso per la bigiotteria che vendeva sul banco in piazza Belvedere. «Sono uno di quegli ambulanti italiani, e siamo parecchi, che ha venduto a uno straniero, un ragazzo di 23 anni del Bangladesh - racconta - I miei erano bijoux di qualità, sono stato fra i primi a esporre i piercing di acciaio chirurgico. Ma io un orecchino lo dovevo vendere 10 euro e loro, gli stranieri del banco accanto, lo mettevano due. Sei anni fa ho deciso di vendere: prima si sono interessati alcuni italiani, ma non si decidevano. Alla fine è venuto quel ragazzo straniero con i soldi in mano ed ha comprato».
Non vuol dire, Cerri, a quanto ha venduto la licenza: «Ma i soldi li hanno, se poi sono di loro o di qualcun altro è impossibile saperlo - prosegue - So che quel giovane ha poi affittato il banco a Tirrenia, ne ha presi altri tre a Pisa ed ha messo su anche un Internet point».
Una licenza decennale (o autorizzazione come si chiama adesso) che comprende il posto costa sui 25-35mila euro: almeno questo è il prezzo per le mattine del mercoledì e del sabato al mercato di via del Brennero a Pisa. Ma i prezzi, in Toscana, si equivalgono un po' su tutte le piazze.
Fare shopping al mercato può essere ancora un affare anche se - dicono alcuni ambulanti - «la qualità della merce è scaduta. E questo è successo perché sono arrivati troppi stranieri che vendono a poco prodotti che durano dalla sera alla mattina». Cingalesi e indiani, specializzati in anelli e collane d'argentone, si riforniscono spesso nei Paesi di origine. I nordafricani che vendono abbigliamento e biancheria si servono da grossisti a Roma oppure a Prato, dove anche gli ambulanti cinesi fanno acquisti di pronto-moda dai conazionali produttori.
Eccoli gli ambulanti stranieri: sono almeno il 15% dei 13mila titolari toscani di bancarelle che "fanno" i mercati in città e paesi. «Certo che sono tanti - racconta un lucchese che vende abbigliamento - in dieci anni sono quadruplicati. Comprano roba fatta in Cina e la vendono a 5 euro. Noi cerchiamo di offrire qualcosa di meglio, a 15 euro, ma la gente va da loro perché c'è la crisi. Un collega non ne poteva più e tre mesi fa ha venduto la sua vecchia licenza: un marocchino l'ha acquistata a 27mila euro».
«Oltretutto gli stranieri impoveriscono la nostra economia - racconta Riccardo Cerri, ambulante in pensione da due anni - dopo aver pagato i fornitori e saldato le altre spese, quello che resta lo mandano a moglie e figli che vivono nel Paese di origine. Quei soldi, quindi, se ne vanno dall'Italia».
A Pisa e dintorni, e in special modo a Tirrenia, Cerri è ancora famoso per la bigiotteria che vendeva sul banco in piazza Belvedere. «Sono uno di quegli ambulanti italiani, e siamo parecchi, che ha venduto a uno straniero, un ragazzo di 23 anni del Bangladesh - racconta - I miei erano bijoux di qualità, sono stato fra i primi a esporre i piercing di acciaio chirurgico. Ma io un orecchino lo dovevo vendere 10 euro e loro, gli stranieri del banco accanto, lo mettevano due. Sei anni fa ho deciso di vendere: prima si sono interessati alcuni italiani, ma non si decidevano. Alla fine è venuto quel ragazzo straniero con i soldi in mano ed ha comprato».
Non vuol dire, Cerri, a quanto ha venduto la licenza: «Ma i soldi li hanno, se poi sono di loro o di qualcun altro è impossibile saperlo - prosegue - So che quel giovane ha poi affittato il banco a Tirrenia, ne ha presi altri tre a Pisa ed ha messo su anche un Internet point».
Una licenza decennale (o autorizzazione come si chiama adesso) che comprende il posto costa sui 25-35mila euro: almeno questo è il prezzo per le mattine del mercoledì e del sabato al mercato di via del Brennero a Pisa. Ma i prezzi, in Toscana, si equivalgono un po' su tutte le piazze.
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