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Piatti precotti, scattano i controlli

Piatti precotti, scattano i controlli

Abbiamo preferito avvisare prima i gestori dei locali ma è chiaro che chi non rispetta la legge verrà multato

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LUCCA. Scattano i controlli contro i bar che spacciano cibi precotti per espressi. A partire da lunedì la polizia municipale farà visita a una serie di pubblici esercizi che somministrano piatti "caldi": i locali dovranno avere nelle vetrine i prezzi e l'indicazione dei piatti preparati con prodotti congelati (ammesso che ci siano). Chi sarà sprovvisto si beccherà una multa.
«Prima di dare il via ai controlli - spiega l'assessore alla polizia municipale Elio Cappellini - abbiamo concordato insieme ai rappresentanti delle categorie, di sensibilizzare tutti gli interessati e fare opera di informazione, affinché chi non si fosse ancora adeguato lo faccia quanto prima, per non incorrere nelle sanzioni previste».
«È ovvio - conclude Cappellini - che l'amministrazione comunale privilegia la prevenzione piuttosto che la repressione».
La questione dei cibi precotti spacciati per espressi, sollevata da alcuni ristoratori, ha scatenato tempo fa l'ennesima polemica sulla ristorazione in città. I proprietari dei ristoranti erano infuriati con i baristi che, pur non avendo una cucina all'interno dei loro locali, offrivano ai clienti primi e secondo senza informarli che si trattava di prodotti congelati. L'amministrazione comunale ha perciò deciso di avviare dei controlli per il rispetto del regolamento dei pubblici esercizi, che impone un'adeguata informazione sul tipo di offerta culinaria garantita.
BIVACCHI Sempre a proposito di problemi legati al commercio, oggi alle 15 a Palazzo Orsetti si terrà il vertice, convocato dagli assessori Filippo Candelise e Elio Cappellini, con i rappresentanti delle associazioni di categoria per discutere delle multe ai bar per i bivacchi fuori dai locali.
Tutto nacque alcuni mesi fa con le prime sanzioni applicate ai proprietari dei locali per schiamazzi, in applicazione dell'articolo 11 del regolamento dei pubblici esercizi che estende all'esterno del locale la responsabilità del gestore. La notizia, pubblicata dal Tirreno, scatenò un vero e proprio putiferio con relativo dibattito sulle colonne del nostro giornale.
Da una parte, infatti, ci sono le esigenze dei residenti che chiedono un ulteriore giro di vite contro i locali per poter riposare. Dall'altra c'è la rabbia dei commercianti, che dicono no alla città-museo e chiedono di poter lavorare in pace.
Sull'argomento intervengono anche gli esponenti del Comitato unitario cittadino antinquinamento.
«La residenza - dicono i membri del comitato - prevale su qualsiasi scelta che l'amministrazione intenda apportare su questo spazio. C'è una sentenza dell'Alta corte di Cassazione del 2008 che evidenzia che per il disturbo della quieta pubblica, comprese tutte le attività temporanee, le manifestazioni in luogo pubblico, comprese le fonti di inquinamento prodotte dai locali serali e notturni incorrono nel reato penale previsto dall'articolo 659 del codice».
«La stessa sentenza della Cassazione - continuano - chiarisce che non è necessario alcun superamento di soglie predeterminate. È sufficiente che la condotta sia idonea ed arrecare disturbo».
«Ci dispiace - concludono - che qualcuno, come il presidente Giovanni Martini della commissione centro storico Ascom, non ne tenga conto».

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