Il Tirreno

Lucca

Irrompono Di Pietro e Lega Nord

Marco Innocenti

L'Idv ha vanificato le sperenze di tenuta del Pd, che non aveva stavolta candidati locali

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 LUCCA. Dalle urne delle elezioni europee ed amministrative in provincia nascono due nuovi soggetti politici con cui, d'ora in avanti, ci sarà certamente da fare i conti ad ogni tornata elettorale, a partire dalle regionali del prossimo anno.
 L'exploit dell'Idv di Di Pietro e della Lega Nord di Bossi pone sulla scena politica due soggetti che cominciano ad essere radicati sul territorio, anche se spinti da un diverso tipo di appeal sugli elettori.
 Il Carroccio si giova con piena evidenza della linea dura sull'immigrazione e la sicurezza, temi più che sentiti anche dalle nostre parti; l'Italia dei Valori conquista quanti, nel centrosinsitra, chiedono una critica più marcata all'azione di Berlusconi.
 Sono Carroccio e Idv a frenare, da una parte, l'avanzata del Pdl che non schierava stavolta candidati locali come l'ex sindaco Pietro Fazzi e il ministro Altero Matteoli (presenti nella consultazione del 2004), e a causare, dall'altra, la flessione del Pd, anch'esso orfano di un candidato lucchese come l'attuale assessore regionale Massimo Toschi.
 E forse un giornalista pur apprezzato come David Sassoli non ha esercitato sugli elettori il fascino irresistibile della votatissima collega Lilli Gruber.
 Altro elemento di rilievo, il buon 6,2% raccolto dall'Udc di Nedo Poli e Giuseppe Del Carlo, che ha fatto registrare risultati importanti anche in tanti Comuni, a partire da Capannori, dove Gaetano Ceccarelli è ora l'ago della bilancia nel ballottaggio tra Giorgio Del Ghingaro (centrosinistra) e Lorenzo Matteucci (centrodestra).
 Più degli altri partiti, disponendo di pochi mezzi e una scarsa promozione sui media, i candidati della lista di Pierferdinando Casini hanno puntato sul porta a porta e sul contatto diretto con gli elettori, dimostrando di avere una buona penetrazione sul territorio, in parte eredità dell'organizzazione dell'era democristiana, a Capannori mai dimenticata.
 Sempre più divisa, la sinistra radicale non riesce invece a capitalizzare una forza che, considerando i voti raccolti insieme da Sinistra e Libertà, Comunisti e Partito dei lavoratori, arriverebbe pur sempre a un più che rispettabile 7-8 per cento.
 E mentre il centrodestra non soffre più di tanto per l'1,6% complessivo che perde a scapito delle estreme di Forza Nuova e Fiamma Tricolore, il Pd paga a caro prezzo il voto in fuga non solo verso Di Pietro (e in piccola parte anche verso l'Udc), ma anche verso le tante formazioni della sinistra radicale, il cui elettorato proprio non riesce ad attrarre.
 Più in generale, l'esito della consultazione anche in Lucchesia premia senza ombra di dubbio i partiti che - sia pure su versanti opposti - sembrano essere più in sintonia e più vicini agli elettori, mentre lancia un segnale chiaro alle forze che tendono a gestire il potere in circuiti chiusi e spesso autoreferenziali. L'impressione è che il corpo elettorale sia sempre più disposto a cambiare preferenza, a premiare chi ritiene abbia lavorato bene e faccia proposte condivise e a punire chi delude o dà la percezione di essere più interessato ai giochi di potere e alle poltrone.
 Resta da vedere se le forze uscite notevolmente rafforzate dal voto sapranno ora organizzarsi con una classe dirigente capace di indicare chiare linee di governo, e non solo di protesta, senza rompere lo stretto rapporto con i cittadini e il territorio.
 Per i partiti più forti, Pdl e più ancora Pd, il monito in ogni caso è chiaro: mire di espansione e di recupero non possono non passare da un profondo ripensamento ed anche da una riorganizzazione sul territorio che comporta impegno e sacrifici, non solo onori e prebende.

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