Il Tirreno

Lucca

«Credevo che ci volessero ammazzare»

Domenico Tani
«Credevo che ci volessero ammazzare»

La pensionata picchiata a sangue per 1700 euro: quei due banditi erano belve

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LUCCA. «Sono piombati in casa come due furie e senza dire una parola hanno colpito con un pugno mio marito che stava guardando la televisione, facendolo ruzzolare sotto il tavolo. Poi hanno continuato a picchiarlo, anche a calci. Sono stati momenti terribili, ho pensato che ci volessero ammazzare».

È il racconto di Cesarina Massei, la pensionata di 80 anni che lunedì sera poco dopo le 22 è stata massacrata di botte insieme al marito Onorato Giannecchini (80 anni anche lui) e rapinata di 1700 euro nella sua abitazione in una corte vicina alla provinciale per Camaiore, a Monte S. Quirico. Un episodio che ha destato profonda impressione per la crudeltà con la quale i banditi (incerta la loro nazionalità) hanno agito. Senza avere un minimo di pietà per quei due poveri anziani indifesi. Per tutta la giornata di ieri sono andate avanti le battute dei carabinieri con l’impiego di unità cinofile alla ricerca di eventuali tracce lasciate dai malviventi, ma al momento i rapinatori sono ancora uccel di bosco.

Onorato e Cesarina sono ancora ricoverati al Campo di Marte, dove ieri sono stati sottoposti ad ulteriori controlli. Nonostante le loro condizioni non siano definite gravi, i segni della violenza disumana subita sono vistosissimi.

«Sono stati pochi ma interminabili minuti - racconta la signora Cesarina dal suo letto dell’ospedale, con la faccia completamente tumefatta dai colpi ricevuti -. Avevamo da poco terminato di cenare. Mio marito era seduto in sala seduto al tavolo a guardare la tv, io mi ero spostata in cucina a lavare i piatti. La porta di casa l’avevamo lasciata aperta per far entrare un po’ di brezza dopo la giornata torrida».

«Di colpo il terrore - continua la donna -. Non ho fatto neppure in tempo a rendermi conto di quello che stava accadendo che mi sono trovato addosso uno dei banditi. Con la mano ha cercato di tapparmi la bocca, poi mi ha colpito con alcuni pugni. Sono caduta. L’uomo ha continuano a colpirmi anche quando mi trovavo a terra con il tacco della scarpa. Nell’altra stanza il complice si accaniva contro mio marito (in pensione dopo aver fatto il tagliaboschi, ndr) che è stato colpito ripetutamente con pugni e calci. È stato ridotto ad una maschera di sangue. Non si sono fermati fino a quando ha rivelato dove si trovavano i soldi». I malviventi sono corsi in camera da letto e hanno preso i soldi: 1770 euro nascosti all’interno di un doppio cuscino messo su una sedia.

«I malviventi sono fuggiti di gran corsa - continua la signora - e io pur dolorante e grondante di sangue ho trovato la forza di raggiungere il telefono e chiamare mio figlio, che sta a S. Marco. Lui ha chiesto subito aiuto. Ha avvertito i carabinieri e poi è corso da noi. Nessuno dei vicini di casa si è accorto di niente. C’erano due persone che lavoravano in una abitazione poco distante, ma hanno saputo della rapina solo dall’arrivo dei soccorsi. La vita è sempre stata dura con noi - confida la donna -. Qualche anno fa nostra figlia morì in un incidente poco distante da casa. Una ferita che non si è mai risanata. Ora questa vile aggressione che ci ha fatto piombare in un incubo infernale».

«Ripensando a tutto quello che è accaduto - conclude la signora - si capisce che la rapina era stata studiata nei dettagli. La mattina infatti, avevo notato due persone sui 30 anni. Ho chiesto se cercavano qualcuno, ma mi hanno risposto che stavano controllando dei lavori».

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