Il Tirreno

Lucca

Summer, fuori i numeri

Summer, fuori i numeri

Attesi dall’organizzazione tutti i conti del festival.

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LUCCA. Gli enti locali - comune di Lucca e Provincia - sanno quanto danno al promoter Mimmo D’Alessandro come contributo per il Summer Festival e ricevono ogni anno un rendiconto di come questi soldi sono stati spesi per la manifestazione. Ma non risulta che abbiano mai avuto le carte per poter fare un quadro complessivo delle entrate e delle uscite sostenute per la rassegna, al fine di poter verificare se davvero il Summer chiuda in rimessa, come dice l’organizzatore. Al di là contributi che arrivano da Provincia e Comune (quest’anno rispettivamente 180 e 230mila euro) il promoter conta sulle sponsorizzazioni, gli incassi e le riprese (non sempre remunerate) audio e video dei concerti, che poi vengono messi in onda su radio e televisione.

A fronte, ovviamente, ci sono tutte le spese per l’allestimento del palco, la manovalanza e i tecnici in genere; la promozione sui media; le somme che vanno ai cantanti e al loro staff; i costi dei pernottamenti e dei pranzi. Nel complesso l’esborso è consistente, ma gli amministratori locali stentano a credere che D’Alessandro sia rimasto 12 anni a Lucca per puro spirito di filantropia, anche se il Summer non lo farebbe guadagnare, ma rimettere. Certo è che le ripetute lamentele dell’organizzatore sono sempre meno apprezzate e che è iniziata una riflessione, non superficiale, sul futuro del festival: che ne sarebbe se davvero alla fine D’Alessandro - titolare del marchio - decidesse di rompere con Lucca e portarlo da un’altra parte, ipotesi più volte ventilata? Il quesito al centro del confronto è questo: la gente viene ad assistere ai concerti a Lucca solo perché il promoter è in grado di portare i big della musica, o anche (se non soprattutto) per il fascino della città e delle esibizioni in piazza? È da escludere - questo l’altro ragionamento fatto - che il pubblico continuerebbe a venire anche se la manifestazione si chiamasse in un altro modo (ad esempio: “Lucca Festival” o “Lucca Musica”) e se titolari del marchio fossero le istituzioni della città, le quali potrebbero poi valutare a quale promotore affidarlo? Certo, D’Alessandro è bravo, ma non è l’unico sulla piazza: in città si è ad esempio visto, di recente, David Zard. Qualche segno di logoramento con il partner pubblico (almeno per quanto riguarda la Provincai) si comincia poi ad avvertire.

In ogni caso, resta il fatto che il presidente Stefano Baccelli, dopo l’ennesima esternazione del promoter sui conti in rosso del Summer, ha chiesto con forza a D’Alessandro di mostrare i numeri nel loro complesso. Una curiosità che, a questo punto, è diventata di tutta la città.

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