Il dolore
lucca
«Basta multe ai bar per i bivacchi»
Matteo Tuccini
Martini (Ascom): il Comune ha promesso che rivedrà il regolamento
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Il Comune faccia una doppia marcia indietro. La prima sulle multe ai locali per i bivacchi, e la seconda sui divieti ai gazebo. A chiederlo è Giovanni Martini, fresco presidente della commissione centro storico dell'Ascom Confcommercio. Che comunque rivela: «Ci siamo già incontrati con l'amministrazione. E ci è stato assicurato che i punti dolenti saranno rivisti».
Secondo Martini, insomma, la giunta potrebbe presto fare una sorta di "tagliando" ai vari regolamenti che, per un motivo o per un altro, hanno suscitato grandi polemiche tra i commercianti. Mettendo una croce sopra due questioni fondamentali: la responsabilità dei proprietari dei bar su quello che accade all'esterno dei loro esercizi, e il progetto di dividere il centro storico in due zone, una accessibile alle installazioni dei gazebo e l'altra no.
Presidente Martini, il lavoro non le mancherà. Negli ultimi mesi sono state molte le rimostranze dei suoi colleghi su regolamenti e progetti dell'amministrazione comunale riguardanti i pubblici esercizi.
«Abbiamo già cominciato a seguire le diverse questioni che via via si ponevano; del resto sono stato fino all'altro ieri delegato dell'Ascom per il centro. Devo dire che ho sempre visto nel sindaco e negli assessori competenti la massima disponibilità nell'ascoltare le nostre richieste e nel rivedere quello che non va. Insomma, ci sono delle trattative in corso per trovare un punto d'incontro tra le parti».
Partiamo dalle multe ai bar per i bivacchi fuori dai locali, in particolare sui gradini delle chiese.
«Non ha senso chiedere al barista o al ristoratore di controllare il comportamento dei clienti all'esterno dei loro luoghi di lavoro. Questo approccio, infatti, pone due tipi di problemi. Intanto non è giusto usare il pugno duro a prescindere contro chi vuole solamente bere una birra e conversare in santa pace, magari dopo aver passato otto o nove ore in fabbrica. E poi c'è un aspetto, che definirei curioso: dove finisce la mia responsabilità e dove comincia quella del collega che lavora accanto a me? Se un cliente sviene o commette infrazioni a metà strada, voglio vedere che succede».
Su questo punto siete irremovibili?
«Credo che sarebbe utile anche per l'amministrazione non insistere su una linea del genere».
Per quanto riguarda i gazebo, a che punto è la "trattativa"?
«L'idea di dividere la zona dentro le Mura in due parti, di cui una aperta ai gazebo e l'altra no, potrebbe essere abbandonata. Con l'assessore Marco Chiari abbiamo convenuto che si potrà valutare situazione per situazione, lasciando perdere una distinzione netta che tutti, me compreso, consideravano arbitraria. D'accordo: nei luoghi in cui l'installazione del gazebo rovinerebbe l'arredo urbano, togliendo spazio vitale, bisognerà vietarla. Ad esempio in via Fillungo, dove c'è la mia attività, non si può prevedere un intervento del genere. Ma se la struttura non dà fastidio e non ha un impatto negativo, dovrà essere consentita».
E la fidejussione bancaria richiesta per poter installare le strutture?
«Sarà rivista anche quella. Quindicimila euro sono troppi».
Passiamo alla cosiddetta "guerra" tra bar e ristoranti sui piatti espressi. Lei gestisce un bar, quindi dovrebbe sentirsi dalla parte dei primi.
«Niente affatto. Non ho timore a dirlo: qualche mio collega ha fatto un po' troppo il furbo e si è spinto oltre. Il regolamento dei pubblici esercizi è chiaro: bisogna informare il cliente e dirgli apertamente se gli verrà servito un piatto cotto sul posto oppure uno riscaldato. Al tempo stesso, però, alcuni ristoratori hanno pensato bene di cavalcare una battaglia che può portare risultati all'inizio, ma alla fine non può che rivelarsi perdente. Bisogna stare uniti, rispettando tutti le regole. Che in questo caso sono condivisibili».
E lei dà il buon esempio?
«Io sono in regola, ma non voglio fare l'esempio».
Martini, il suo ottimismo è notevole. Ma se il Comune non dovesse venirle incontro?
«Le soluzioni prese a un tavolino sono più sagge, e anche più durevoli. Per fare la guerra c'è sempre tempo».
Secondo Martini, insomma, la giunta potrebbe presto fare una sorta di "tagliando" ai vari regolamenti che, per un motivo o per un altro, hanno suscitato grandi polemiche tra i commercianti. Mettendo una croce sopra due questioni fondamentali: la responsabilità dei proprietari dei bar su quello che accade all'esterno dei loro esercizi, e il progetto di dividere il centro storico in due zone, una accessibile alle installazioni dei gazebo e l'altra no.
Presidente Martini, il lavoro non le mancherà. Negli ultimi mesi sono state molte le rimostranze dei suoi colleghi su regolamenti e progetti dell'amministrazione comunale riguardanti i pubblici esercizi.
«Abbiamo già cominciato a seguire le diverse questioni che via via si ponevano; del resto sono stato fino all'altro ieri delegato dell'Ascom per il centro. Devo dire che ho sempre visto nel sindaco e negli assessori competenti la massima disponibilità nell'ascoltare le nostre richieste e nel rivedere quello che non va. Insomma, ci sono delle trattative in corso per trovare un punto d'incontro tra le parti».
Partiamo dalle multe ai bar per i bivacchi fuori dai locali, in particolare sui gradini delle chiese.
«Non ha senso chiedere al barista o al ristoratore di controllare il comportamento dei clienti all'esterno dei loro luoghi di lavoro. Questo approccio, infatti, pone due tipi di problemi. Intanto non è giusto usare il pugno duro a prescindere contro chi vuole solamente bere una birra e conversare in santa pace, magari dopo aver passato otto o nove ore in fabbrica. E poi c'è un aspetto, che definirei curioso: dove finisce la mia responsabilità e dove comincia quella del collega che lavora accanto a me? Se un cliente sviene o commette infrazioni a metà strada, voglio vedere che succede».
Su questo punto siete irremovibili?
«Credo che sarebbe utile anche per l'amministrazione non insistere su una linea del genere».
Per quanto riguarda i gazebo, a che punto è la "trattativa"?
«L'idea di dividere la zona dentro le Mura in due parti, di cui una aperta ai gazebo e l'altra no, potrebbe essere abbandonata. Con l'assessore Marco Chiari abbiamo convenuto che si potrà valutare situazione per situazione, lasciando perdere una distinzione netta che tutti, me compreso, consideravano arbitraria. D'accordo: nei luoghi in cui l'installazione del gazebo rovinerebbe l'arredo urbano, togliendo spazio vitale, bisognerà vietarla. Ad esempio in via Fillungo, dove c'è la mia attività, non si può prevedere un intervento del genere. Ma se la struttura non dà fastidio e non ha un impatto negativo, dovrà essere consentita».
E la fidejussione bancaria richiesta per poter installare le strutture?
«Sarà rivista anche quella. Quindicimila euro sono troppi».
Passiamo alla cosiddetta "guerra" tra bar e ristoranti sui piatti espressi. Lei gestisce un bar, quindi dovrebbe sentirsi dalla parte dei primi.
«Niente affatto. Non ho timore a dirlo: qualche mio collega ha fatto un po' troppo il furbo e si è spinto oltre. Il regolamento dei pubblici esercizi è chiaro: bisogna informare il cliente e dirgli apertamente se gli verrà servito un piatto cotto sul posto oppure uno riscaldato. Al tempo stesso, però, alcuni ristoratori hanno pensato bene di cavalcare una battaglia che può portare risultati all'inizio, ma alla fine non può che rivelarsi perdente. Bisogna stare uniti, rispettando tutti le regole. Che in questo caso sono condivisibili».
E lei dà il buon esempio?
«Io sono in regola, ma non voglio fare l'esempio».
Martini, il suo ottimismo è notevole. Ma se il Comune non dovesse venirle incontro?
«Le soluzioni prese a un tavolino sono più sagge, e anche più durevoli. Per fare la guerra c'è sempre tempo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
