Il Tirreno

Lucca

A LUCCA LA GUERRA DELLA PAUSA PRANZO

I ristoranti contro i bar: primo o secondo a 3,90 euro

I ristoranti contro i bar: primo o secondo a 3,90 euro

La pausa pranzo si fa calda. I ristoratori protestano contro gli esercizi che danno cibi precotti confezionati industrialmente, spacciati come espressi. Così, 40 ristoranti della città si stanno organizzando per offrire pasta, pizza e carne a 3,90 euro

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LUCCA. Spaghetti al pomodoro e pizza margherita al prezzo di 3,90 euro. Fettina, idem. Così i ristoratori lucchesi intendono combattere i bar del centro storico che scaldano cibi precotti (per intendersi, quelli prodotti industrialmente) e li vendono come espressi, danneggiando la loro attività. Il ribasso dei prezzi, lanciato dal proprietario del ristorante K2 potrebbe presto coinvolgere i 40 colleghi che hanno firmato un documento di protesta contro la concorrenza sleale. Documento che presenteranno - infuriati - al Comune e alle associazioni di categoria, cui rimproverano l'immobilismo sull'argomento.

A questo proposito, però, l'Ascom Confcommercio rilancia: troviamo una distinzione simbolica tra i bar che offrono panini, toast e prodotti scaldati, e i ristoranti che servono cucina espressa. Una sorta di stellina, ad esempio, per informare il consumatore e fargli capire che tipo di prodotto si vedrà servire al tavolo. La proposta verrà ufficializzata ai commercianti martedì pomeriggio nel corso di una riunione sul tema.

La polemica tra bar e ristoranti sembra l'ennesimo capitolo della "guerra della ristorazione" all'interno delle Mura, già animata dal divieto ai ristoranti etnici e ai kebab di qualche tempo fa. Stavolta, però, i proprietari dei locali tradizionali del centro scendono in campo direttamente per difendere l'artigianalità del loro lavoro, e non solo la tipicità della cucina lucchese.

«Da un lato c'è l'esigenza di difendere la qualità del prodotto e del servizio - dice Ernesto Cesari, titolare del ristorante K2 in via dell'Anfiteatro, uno dei cuori del centro - dall'altro c'è la rabbia di professionisti che vogliono veder rispettate le regole. I bar hanno tutto il diritto di offrire primi o secondi, ma quelli che non hanno cucina al loro interno devono informare i clienti che si tratta di prodotti scaldati con un forno a microonde. C'è poi un aspetto non da poco: il prezzo finale applicato al consumatore. Noi abbiamo tante spese, anche legate alle certificazioni igienico-sanitarie necessarie per tenere una cucina; queste influiscono sui costi. I bar che non hanno queste strutture hanno costi inferiori, e quindi possono permettersi di far pagare meno i pasti».

I ristoratori, assieme alle distinzioni simboliche, vorrebbero anche maggiori controlli. Ma le associazioni di categoria ricordano che non è facile introdurre la tolleranza zero, anche perché la legge regionale sul commercio ha limato i confini tra bar e ristoranti.

«La guerra tra pubblici esercizi è inutile - dice Benedetto Stefani - Meglio trovare un'intesa». Intesa difficile su altri due punti dolenti della somministrazione di alimenti in Lucchesia: i ristoranti camuffati da circoli privati e le sagre. Su cui si annunciano altre battaglie.
M.T.

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