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Kme, 200 dipendenti in cassa integrazione

Kme, 200 dipendenti in cassa integrazione

L'azienda sospende per 1 mese i licenziamenti, i sindacati: «Piano alternativo»

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FORNACI. Un mese di cassa integrazione ordinaria, a partire da lunedì, per circa 200 dipendenti. La decisione dell'azienda Kme, comunicata ieri mattina alle rappresentanze sindacali, permette di guadagnare tempo e mettere da parte per almeno 4 settimane le procedure di licenziamento - annunciate un paio di giorni fa - a danno di 130 dipendenti dello stabilimento di Fornaci di Barga.
«La cassa integrazione comporta chiaramente delle difficoltà - afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil Massimo Braccini - perché riduce nettamente il reddito dei lavoratori. Tuttavia, abbiamo un mese per trovare un piano alternativo alla chiusura definitiva dello stabilimento, e alla perdita dei 130 posti».

Domani a Viareggio si riunirà il coordinamento delle Rsu delle aziende del gruppo, per trovare un'unità d'intenti tra tutti i lavoratori di Kme sul territorio nazionale. Braccini, tra l'altro, ricorda le possibili ricadute negative sull'indotto. «Ogni volta che arriva un momento di crisi per una grande azienda - dice l'esponente della Cgil - le piccole che vivono di riflesso sono per forza di cose a rischio. Prendiamo la cooperativa Fanin, una di quelle che vivono nell'orbita di Kme: si tratta di 60 persone che recentemente hanno accettato una riduzione dell'orario di lavoro, pur di non veder cacciati 15 di loro. Un bel gesto, ma che deve farci capire la gravità della situazione. Anche perché per questo tipo di aziende non esistono ammortizzatori sociali». In questi casi, un reddito - già non elevato - di 900 euro scende a 400-500 con la riduzione dell'orario. «Stipendi - chiosa Braccini - che strozzano le famiglie in una morsa».
I sindacati hanno intenzione di cominciare un censimento dei posti di lavoro a rischio, o di quelli già saltati, per dare un quadro della situazione più adeguato. «Ad oggi - spiega Braccini - non sappiamo quante famiglie siano coinvolte. Penso che sarebbe giusto cominciare a fare due conti: così magari chi di dovere, cioè il governo e in generale le istituzioni, ci dirà quali dovranno essere le contromisure». Tornando sulla questione della Kme e sulla possibilità di stendere un piano di intervento, Braccini rileva che «al momento non ci sono ancora soluzioni precise sul piatto. Ma posso assicurare che non accetteremo che la crisi venga risolta mandando a casa i lavoratori».

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