Finanza
E ora tutti in piazza il 22
Nadia Davini
Prevista una grande manifestazione cittadina per portare la protesta in mezzo alla gente
3 MINUTI DI LETTURA
La Pia Casa invasa dagli studenti medi, dai genitori, dagli insegnanti e da semplici cittadini. È successo proprio questo all’assemblea pubblica sulla scuola, promossa dal Coordinamento scuole lucchesi per la difesa della scuola pubblica, quando più di 300 persone si sono ritrovate per portare avanti la lotta contro le leggi Tremonti-Gelmini.
L’attesa, ora, è tutta per sabato prossimo: per il 22 pomeriggio, infatti, è prevista una grande manifestazione cittadina. L’auditorium della Pia Casa era strapieno: professori, maestri, studenti, genitori si sono alternati al microfono senza sosta, intervenendo in modo concreto e propositivo. C’è voglia di conoscere e di confrontare le posizioni.
Si sente la necessità di esserci e di agire, per portare la protesta fuori dalle mura scolastiche, in mezzo alla gente, coinvolgendo anche chi non gravita intorno alla scuola. Gli obiettivi sono chiari: sconfiggere la diffidenza e l’ignoranza, organizzare proteste ripetute, avvicinare la mobilitazione scolastica alle vertenze del lavoro.
Gli interventi iniziali, quelli informativi, tenuti da due professori delle superiori, un maestro della primaria, un rappresentante degli studenti, appartenente al Coordinamento studentesco antifascista e un genitore hanno spiegato i motivi della contestazione, analizzando a fondo il contenuto delle leggi e ricapitolando quanto successo nelle settimane precedenti. Si parla di maestro unico, di smantellamento del tempo pieno, di riduzione del tempo scuola, di taglio radicale agli investimenti, ai docenti e al personale Ata.
Sono questi i dati che si abbattono sulla percezione del futuro dei presenti, su quello che saranno domani, sulla qualità della vita. «Bisogna uscire da questa stanza - ha ribadito il ragazzo del Coordinamento antifascista - andare in mezzo alle strade, per attirare l’attenzione di quante più persone possibili. Noi studenti ci stiamo mobilitando da settimane, ora però è arrivato il momento che anche i professori scendano in piazza, organizzando insieme agli studenti grandi lezioni all’apert».
Un dibattito vivo e deciso, a cui ha partecipato anche il Presidente della Provincia, Stefano Baccelli, felice di vedere così tanta gente, tra cui molti giovani: «È stata un’assemblea utile e importante, anche per capire come muoversi da qui in poi - ha detto Baccelli -. Non si può parlare di riforma della scuola, ma piuttosto di annientamento dell’istruzione pubblica in favore di quella privata, dovuto solo a necessità economiche e non pedagogiche».
Il motto di queste settimane, “Noi la crisi non la paghiamo”, riecheggia nella sala: «Non dobbiamo essere noi a pagare la crisi - spiega un universitario, - perché non siamo stati noi a crearla. Non possiamo rimanere fermi di fronte ad un governo che taglia gli investimenti sulla conoscenza, senza limitare la spesa pubblica nel sostegno economico alle banche o alla disastrata Alitalia e senza ridurre la spesa militare, per la quale viene investita più della metà del Pil».
Forte la posizione dei presenti: «Noi siamo per il sì alla scuola pubblica». Rispondendo, così, a tutti quelli che sostengono che chi protesta sappia dire solo di no.
L’attesa, ora, è tutta per sabato prossimo: per il 22 pomeriggio, infatti, è prevista una grande manifestazione cittadina. L’auditorium della Pia Casa era strapieno: professori, maestri, studenti, genitori si sono alternati al microfono senza sosta, intervenendo in modo concreto e propositivo. C’è voglia di conoscere e di confrontare le posizioni.
Si sente la necessità di esserci e di agire, per portare la protesta fuori dalle mura scolastiche, in mezzo alla gente, coinvolgendo anche chi non gravita intorno alla scuola. Gli obiettivi sono chiari: sconfiggere la diffidenza e l’ignoranza, organizzare proteste ripetute, avvicinare la mobilitazione scolastica alle vertenze del lavoro.
Gli interventi iniziali, quelli informativi, tenuti da due professori delle superiori, un maestro della primaria, un rappresentante degli studenti, appartenente al Coordinamento studentesco antifascista e un genitore hanno spiegato i motivi della contestazione, analizzando a fondo il contenuto delle leggi e ricapitolando quanto successo nelle settimane precedenti. Si parla di maestro unico, di smantellamento del tempo pieno, di riduzione del tempo scuola, di taglio radicale agli investimenti, ai docenti e al personale Ata.
Sono questi i dati che si abbattono sulla percezione del futuro dei presenti, su quello che saranno domani, sulla qualità della vita. «Bisogna uscire da questa stanza - ha ribadito il ragazzo del Coordinamento antifascista - andare in mezzo alle strade, per attirare l’attenzione di quante più persone possibili. Noi studenti ci stiamo mobilitando da settimane, ora però è arrivato il momento che anche i professori scendano in piazza, organizzando insieme agli studenti grandi lezioni all’apert».
Un dibattito vivo e deciso, a cui ha partecipato anche il Presidente della Provincia, Stefano Baccelli, felice di vedere così tanta gente, tra cui molti giovani: «È stata un’assemblea utile e importante, anche per capire come muoversi da qui in poi - ha detto Baccelli -. Non si può parlare di riforma della scuola, ma piuttosto di annientamento dell’istruzione pubblica in favore di quella privata, dovuto solo a necessità economiche e non pedagogiche».
Il motto di queste settimane, “Noi la crisi non la paghiamo”, riecheggia nella sala: «Non dobbiamo essere noi a pagare la crisi - spiega un universitario, - perché non siamo stati noi a crearla. Non possiamo rimanere fermi di fronte ad un governo che taglia gli investimenti sulla conoscenza, senza limitare la spesa pubblica nel sostegno economico alle banche o alla disastrata Alitalia e senza ridurre la spesa militare, per la quale viene investita più della metà del Pil».
Forte la posizione dei presenti: «Noi siamo per il sì alla scuola pubblica». Rispondendo, così, a tutti quelli che sostengono che chi protesta sappia dire solo di no.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google