La manifestazione
Neonato morto, l’Asl risarcisce i parenti
Seicentotrentamila euro a genitori e nonni nel processo a due ginecologi e due ostetriche
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LUCCA. L’Asl attraverso l’assicurazione verserà a titolo risarcitorio 630mila euro ai genitori e ai nonni paterni e materni del piccolo Geremia Carignani spirato due giorni dopo la nascita (avvenuta il 13 agosto 2006 al Campo di Marte) nella clinica neonatologica del Santa Chiara di Pisa. L’accordo è stato raggiunto durante l’ultima udienza che vede alla sbarra due ginecologi e due ostetriche del reparto maternità accusate in concorso di omicidio colposo per la morte del bimbo causata, stando all’accusa, da una valutazione non corretta del tracciato cardiotocografico e del conseguente ritardo nell’esecuzione del cesareo. La decisione è stata presa a tre mesi e mezzo dalla data del pronunciamento della sentenza da parte del giudice (19 gennaio 2009) tra il legale dell’Asl 2 e quello delle sei parti civili, avvocato Cesare Ciacca. Nessuna somma potrà lenire il dolore della coppia del Morianese - Simona Contrino, alla prima gravidanza, e Michele Carignani - per la perdita del figlio. Ma l’accordo di giungere ad una transazione di natura economica gioverà in sede processuale anche agli imputati che, nel caso di una condanna, avranno un’attenuazione della pena.
La rapidità del processo - iniziato il 19 gennaio scorso e destinato, attraverso una rigida calendarizzazione e il grande impegno del pm Fiorenza Marrara, a concludersi in un anno - ha consigliato le parti a trovare un’intesa extragiudiziale ritenuta utile sia dalla difesa dei quattro imputati, sia dalla parte civile. La ricostruzione degli eventi davanti al giudice da parte dei consulenti dell’accusa - il responsabile del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale San Matteo di Pavia, professor Arsenio Spinillo, e del medico legale dello stesso nosocomio, Luca Tajana - aveva evidenziato come, sin dalla tarda mattinata del 13 agosto 2006, attraverso quel tracciato i medici avrebbero avuto gli strumenti necessari per capire i rischi che correva il neonato e avrebbero potuto intervenire praticando alla puerpuera il taglio cesareo. Il piccolo Geremia spirò per una gravissima asfissia neonatale. Gli accertamenti della procura - affidati all’ispettore capo Diodati e all’agente Nobili della squadra di pg della polizia - portarono all’acquisizione di documentazione medica dal reparto attraverso il sequestro delle cartelle cliniche, dei riscontri dei tracciati e le dichiarazioni spontanee rilasciate dal personale ospedaliero a cui venne aggiunta la perizia medico-legale del consulente nominato dalla pubblica accusa.
Secondo la procura i due medici indagati per omicidio colposo non avrebbero valutato correttamente la patologia del tracciato pur avendo visitato la puerpera durante la fase del travaglio. Alle due ostetriche invece l’ufficio requirente contesta di non aver valutato bene il tracciato delle 11 del mattino che presentava patologie evidenti non allertando i medici di guardia. Secondo il magistrato quel ritardo nel praticare il parto cesareo avrebbe cagionato la morte del nascituro. Per l’accusa infine la sofferenza respiratoria, dovuta al lungo periodo occorso per il parto e alla presenza del cordone ombelicale attorno al collo del feto, avrebbe causato problemi cerebrali e cardiaci tali nel neonato da rendere vana l’intubazione subito dopo il parto e il trasferimento al nosocomio pisano.
La rapidità del processo - iniziato il 19 gennaio scorso e destinato, attraverso una rigida calendarizzazione e il grande impegno del pm Fiorenza Marrara, a concludersi in un anno - ha consigliato le parti a trovare un’intesa extragiudiziale ritenuta utile sia dalla difesa dei quattro imputati, sia dalla parte civile. La ricostruzione degli eventi davanti al giudice da parte dei consulenti dell’accusa - il responsabile del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale San Matteo di Pavia, professor Arsenio Spinillo, e del medico legale dello stesso nosocomio, Luca Tajana - aveva evidenziato come, sin dalla tarda mattinata del 13 agosto 2006, attraverso quel tracciato i medici avrebbero avuto gli strumenti necessari per capire i rischi che correva il neonato e avrebbero potuto intervenire praticando alla puerpuera il taglio cesareo. Il piccolo Geremia spirò per una gravissima asfissia neonatale. Gli accertamenti della procura - affidati all’ispettore capo Diodati e all’agente Nobili della squadra di pg della polizia - portarono all’acquisizione di documentazione medica dal reparto attraverso il sequestro delle cartelle cliniche, dei riscontri dei tracciati e le dichiarazioni spontanee rilasciate dal personale ospedaliero a cui venne aggiunta la perizia medico-legale del consulente nominato dalla pubblica accusa.
Secondo la procura i due medici indagati per omicidio colposo non avrebbero valutato correttamente la patologia del tracciato pur avendo visitato la puerpera durante la fase del travaglio. Alle due ostetriche invece l’ufficio requirente contesta di non aver valutato bene il tracciato delle 11 del mattino che presentava patologie evidenti non allertando i medici di guardia. Secondo il magistrato quel ritardo nel praticare il parto cesareo avrebbe cagionato la morte del nascituro. Per l’accusa infine la sofferenza respiratoria, dovuta al lungo periodo occorso per il parto e alla presenza del cordone ombelicale attorno al collo del feto, avrebbe causato problemi cerebrali e cardiaci tali nel neonato da rendere vana l’intubazione subito dopo il parto e il trasferimento al nosocomio pisano.
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