Attenzione
Presi gli spacciatori della Lucca bene
Agli arresti due giovani accusati di rifornire centinaia di ragazzi
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LUCCA. La parola d'ordine era "Farsi una bevuta". Un codice segreto per chiedere dosi di droga. Cocaina, eroina, hashish. Un fiume di stupefacenti che riforniva centinaia di giovani, molti dei quali della cosiddetta Lucca-bene, all'80 per cento minorenni. Figli di professionisti, imprenditori, commercianti. Ragazzi che vanno a scuola, alcuni anche di soli 15-16 anni, che comperavano gli stupefacenti in diversi luoghi di ritrovo del centro e dell'immediata periferia.
Ieri però la magistratura e la squadra di pg della polizia di Stato hanno inferto un durissimo colpo al mercato dello spaccio. Lo hanno fatto eseguendo misure cautelari a carico di due giovani incensurati residenti in frazioni a pochi chilometri dalle Mura. Uno è G.L.C. (la procura ha reso note solo le iniziali), ha 19 anni, è un ex pizzaiolo che lavorava in un locale cittadino, ed è accusato di aver venduto nel novembre dello scorso anno eroina a due studenti: l'epilogo fu drammatico, perché solo il provvidenziale intervento del personale del 118 salvò la vita a un ragazzo in uno stato di grave insufficienza respiratoria. Stava per morire.
Nei guai anche N.M., 21 anni, disoccupato dopo aver lavorato come operaio in un'azienda che poi lo aveva licenziato. Quest'ultimo è ritenuto dagli inquirenti un pesce grosso, e senza scrupoli. Una persona che agiva a largo raggio sul mercato lucchese della droga. Senza guardare in faccia a nessuno, dice la magistratura: che fossero maggiorenni o ragazzi di non ancora 18 anni per lui era lo stesso. Bastava che pagassero. Altrimenti erano guai. Quando gli acquirenti erano in debito scattavano le minacce di vendetta. Al punto che qualcuno preso dalla paura di rimediare delle botte aveva preferito non farsi più vedere in giro per evitare di trovarsi faccia a faccia con il pusher. L'inchiesta è stata diretta dal sostituto procuratore Fiorenza Marrara, condotta dall'ispettore capo Massimo Diodati e dagli assistenti Mario Lenzi e Ferruccio Nobili. Il gip Carlo Annarumma ha disposto le misure cautelari e ha concesso ai due indagati gli arresti domiciliari.
L'INDAGINE. Tutto inizia alla fine di novembre. Quando uno studente in overdose viene salvato dal 118. L'ispettore capo Diodati annusa che dietro c'è qualcosa di molto sporco. Capisce che non si tratta di un caso isolato. Si mette all'opera e, con i colleghi, ottiene la collaborazione di chi aveva fatto intervenire i sanitari per salvare l'amico.
È uno studente. Collabora, rivela il nome dello spacciatore, dice che quella droga era stata comperata di sera in piazza San Francesco. Il cellulare dell'allora pizzaiolo viene messo sotto controllo e così gli investigatori, che registrano un considerevole numero di chiamate di acquirenti, fanno un'importante scoperta. E cioè che sulla piazza di Lucca agisce un altro giovane (il ventunenne N.M., per l'appunto) che rifornisce principalmente minorenni. Quasi tutti di buona famiglia. Che acquistano le dosi con i soldi della paghetta avuta dai genitori.
Padri e madri - è emerso in questi mesi di indagini - all'oscuro di tutto e che quando hanno saputo sono crollati in lacrime.
Il pizzaiolo annusa una brutta aria. Cambia scheda telefonica, lascia l'impiego, si allontana dal giro. Cerca di rifarsi una verginità. Ma ormai è tardi.
I LUOGHI DELLO SPACCIO. N.M. secondo gli inquirenti ha problemi di tossicodipendenza, da tempo fa uso di droghe pesanti, ed è il punto di riferimento di uno spaccio giornaliero. Che avviene in luoghi diversi. Tra questi, la zona della stazione, via della Dogana, vicino a porta San Pietro, ma anche in via Salicchi a San Marco dove il giovane ha preso un appartamento in subaffitto.
La polizia e la magistratura ritengono che l'alloggio sia luogo di spaccio e di consumo di sostanze stupefacenti, che N.M. ottiene da nordafricani rimasti per ora sconosciuti.
Gli inquirenti non mollano la presa. In via della Dogana sorprendono alcuni acquirenti di droga. Uno viene denunciato al tribunale per i minori di Firenze, gli altri segnalati.
I panni si stringono addosso a N.M.: in un mese riceve migliaia tra telefonate e sms. La richiesta è sempre quella: avere droga. Alla fine il sostituto Marrara chiede l'applicazione delle misure cautelari e il giudice per le indagini preliminari Annarumma acconsente. L'inchiesta non è conclusa. La polizia è all'opera, convinta di poter aggiungere altri tasselli.
Ieri però la magistratura e la squadra di pg della polizia di Stato hanno inferto un durissimo colpo al mercato dello spaccio. Lo hanno fatto eseguendo misure cautelari a carico di due giovani incensurati residenti in frazioni a pochi chilometri dalle Mura. Uno è G.L.C. (la procura ha reso note solo le iniziali), ha 19 anni, è un ex pizzaiolo che lavorava in un locale cittadino, ed è accusato di aver venduto nel novembre dello scorso anno eroina a due studenti: l'epilogo fu drammatico, perché solo il provvidenziale intervento del personale del 118 salvò la vita a un ragazzo in uno stato di grave insufficienza respiratoria. Stava per morire.
Nei guai anche N.M., 21 anni, disoccupato dopo aver lavorato come operaio in un'azienda che poi lo aveva licenziato. Quest'ultimo è ritenuto dagli inquirenti un pesce grosso, e senza scrupoli. Una persona che agiva a largo raggio sul mercato lucchese della droga. Senza guardare in faccia a nessuno, dice la magistratura: che fossero maggiorenni o ragazzi di non ancora 18 anni per lui era lo stesso. Bastava che pagassero. Altrimenti erano guai. Quando gli acquirenti erano in debito scattavano le minacce di vendetta. Al punto che qualcuno preso dalla paura di rimediare delle botte aveva preferito non farsi più vedere in giro per evitare di trovarsi faccia a faccia con il pusher. L'inchiesta è stata diretta dal sostituto procuratore Fiorenza Marrara, condotta dall'ispettore capo Massimo Diodati e dagli assistenti Mario Lenzi e Ferruccio Nobili. Il gip Carlo Annarumma ha disposto le misure cautelari e ha concesso ai due indagati gli arresti domiciliari.
L'INDAGINE. Tutto inizia alla fine di novembre. Quando uno studente in overdose viene salvato dal 118. L'ispettore capo Diodati annusa che dietro c'è qualcosa di molto sporco. Capisce che non si tratta di un caso isolato. Si mette all'opera e, con i colleghi, ottiene la collaborazione di chi aveva fatto intervenire i sanitari per salvare l'amico.
È uno studente. Collabora, rivela il nome dello spacciatore, dice che quella droga era stata comperata di sera in piazza San Francesco. Il cellulare dell'allora pizzaiolo viene messo sotto controllo e così gli investigatori, che registrano un considerevole numero di chiamate di acquirenti, fanno un'importante scoperta. E cioè che sulla piazza di Lucca agisce un altro giovane (il ventunenne N.M., per l'appunto) che rifornisce principalmente minorenni. Quasi tutti di buona famiglia. Che acquistano le dosi con i soldi della paghetta avuta dai genitori.
Padri e madri - è emerso in questi mesi di indagini - all'oscuro di tutto e che quando hanno saputo sono crollati in lacrime.
Il pizzaiolo annusa una brutta aria. Cambia scheda telefonica, lascia l'impiego, si allontana dal giro. Cerca di rifarsi una verginità. Ma ormai è tardi.
I LUOGHI DELLO SPACCIO. N.M. secondo gli inquirenti ha problemi di tossicodipendenza, da tempo fa uso di droghe pesanti, ed è il punto di riferimento di uno spaccio giornaliero. Che avviene in luoghi diversi. Tra questi, la zona della stazione, via della Dogana, vicino a porta San Pietro, ma anche in via Salicchi a San Marco dove il giovane ha preso un appartamento in subaffitto.
La polizia e la magistratura ritengono che l'alloggio sia luogo di spaccio e di consumo di sostanze stupefacenti, che N.M. ottiene da nordafricani rimasti per ora sconosciuti.
Gli inquirenti non mollano la presa. In via della Dogana sorprendono alcuni acquirenti di droga. Uno viene denunciato al tribunale per i minori di Firenze, gli altri segnalati.
I panni si stringono addosso a N.M.: in un mese riceve migliaia tra telefonate e sms. La richiesta è sempre quella: avere droga. Alla fine il sostituto Marrara chiede l'applicazione delle misure cautelari e il giudice per le indagini preliminari Annarumma acconsente. L'inchiesta non è conclusa. La polizia è all'opera, convinta di poter aggiungere altri tasselli.
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