Il dolore
ADDIO AI PLAYOFF
Lucchese, il sogno della promozione è finito
Svanisce all'ultima partita il sogno playoff della Lucchese sconfitta a due minuti dalla fine da una giocata di Cipolla, ed ex dal dente avvelenato che a gennaio se ne era andato per non aver ricevuto un euro dalla società rossonera. Amaro lo sfogo a fine partita della tifoseria che si è accalcata sotto la tribuna d'onore inveendo contro il presidente Hadj, assente ingiustificato. I primi ad arrabbiarsi sono stati alcuni spettatori della tribuna coperta. Altri tifosi sono poi arrivati dagli altri settori e qualcuno ha provato anche a entrare dentro l'area degli addetti ai lavori, dissuaso dall'intervento delle forze dell'ordine.
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LUCCA. Il sogno è finito. Per la terza volta in tre stagioni la Lucchese è fuori dai playoff. A prescindere da quello che accadrà nelle sedi della giustizia sportiva. Per la prima volta dall'agosto 2005 un nutrito gruppo di tifosi rossoneri ha contestato apertamente il presidente Fouzi Hadj il quale, com'era accaduto a Sorrento, anche ieri ha disertato il Porta Elisa. Nonostante l'importanza del match e la delicata situazione legata al deferimento. La sua presenza in tribuna avrebbe forse tranquillizzato l'ambiente in fermento. La sua assenza certo è diventata un segnale inquietante e ha lasciato il ds Silvio Giusti - una bandiera della Lucchese - solo a rappresentare la società e a prendersi gli insulti.
Cosa accadrà adesso? Gli scenari non sembrano molto incoraggianti. Ci sono già un paio di lettere di dimissioni firmate e gran parte dei calciatori rossoneri l'anno prossimo non ci saranno. Braglia è molto richiesto: il Padova del suo amico ed ex dg della Sangiovannese, Mauro Meluso, è pronto a fargli firmare un robusto contratto, a patto che rimanga il presidente Cestaro. Stavolta il tecnico maremmano difficilmente rifiuterebbe l'offerta.
Ma il problema più grande è quello della società. Hadj deve dire chiaramente cosa vuol fare: andarsene o proseguire, cominciando con il saldare i debiti. Aveva esaltato la tifoseria con un progamma da fuochi d'artificio: la A in quattro anni. Ne sono passati tre e la Lucchese è ancora in C1, senza nemmeno mai aver assaporato la gioia di disputare i playoff. La società ha bruciato allenatori, un centinaio di giocatori, dirigenti e direttori sportivi, ritrovandosi con un pugno di mosche in mano. E con un settore giovanile, al di là di un paio di annate, da ricostruire.
Lodo Petrucci addio. Se per disgrazia Fouzi Hadj non riuscisse a far fronte ai suoi impegni e a sistemare la situazione economica in cui versa la società (debitrice nei confronti di calciatori, allenatori e fornitori) occorrerà subito correre ai ripari, prima che sia troppo tardi: stamani si riunisce il consiglio federale ed ha all'ordine del giorno l'abolizione del Lodo Petrucci per le società di C1 e C2 (resterebbe invece per quelle di A e B). Proposta che verrà accolta quasi all'unanimità. Chi non ha soldi o non può far fronte agli impegni economici deve stare lontano dal calcio, questo il diktat dei piani alti. Se Hadj dovesse lasciare, per salvare la centenaria storia della Lucchese la politica e l'imprenditoria locale devono fare un passo in avanti. Tre anni fa altri pretendenti non furono nemmeno ricevuti dal sindaco Pietro Fazzi che, su indicazioni di personaggi del ministero degli Interni che garantivano per Hady (spiegò poi in interviste il primo cittadino) puntò dritto sul personaggio accompagnato da Scoglio. Ammesso che mai qualcuno si faccia avanti, stavolta sarà bene ascoltare tutti prima di decidere.
Cosa accadrà adesso? Gli scenari non sembrano molto incoraggianti. Ci sono già un paio di lettere di dimissioni firmate e gran parte dei calciatori rossoneri l'anno prossimo non ci saranno. Braglia è molto richiesto: il Padova del suo amico ed ex dg della Sangiovannese, Mauro Meluso, è pronto a fargli firmare un robusto contratto, a patto che rimanga il presidente Cestaro. Stavolta il tecnico maremmano difficilmente rifiuterebbe l'offerta.
Ma il problema più grande è quello della società. Hadj deve dire chiaramente cosa vuol fare: andarsene o proseguire, cominciando con il saldare i debiti. Aveva esaltato la tifoseria con un progamma da fuochi d'artificio: la A in quattro anni. Ne sono passati tre e la Lucchese è ancora in C1, senza nemmeno mai aver assaporato la gioia di disputare i playoff. La società ha bruciato allenatori, un centinaio di giocatori, dirigenti e direttori sportivi, ritrovandosi con un pugno di mosche in mano. E con un settore giovanile, al di là di un paio di annate, da ricostruire.
Lodo Petrucci addio. Se per disgrazia Fouzi Hadj non riuscisse a far fronte ai suoi impegni e a sistemare la situazione economica in cui versa la società (debitrice nei confronti di calciatori, allenatori e fornitori) occorrerà subito correre ai ripari, prima che sia troppo tardi: stamani si riunisce il consiglio federale ed ha all'ordine del giorno l'abolizione del Lodo Petrucci per le società di C1 e C2 (resterebbe invece per quelle di A e B). Proposta che verrà accolta quasi all'unanimità. Chi non ha soldi o non può far fronte agli impegni economici deve stare lontano dal calcio, questo il diktat dei piani alti. Se Hadj dovesse lasciare, per salvare la centenaria storia della Lucchese la politica e l'imprenditoria locale devono fare un passo in avanti. Tre anni fa altri pretendenti non furono nemmeno ricevuti dal sindaco Pietro Fazzi che, su indicazioni di personaggi del ministero degli Interni che garantivano per Hady (spiegò poi in interviste il primo cittadino) puntò dritto sul personaggio accompagnato da Scoglio. Ammesso che mai qualcuno si faccia avanti, stavolta sarà bene ascoltare tutti prima di decidere.
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