Il Tirreno

Lucca

La città deve vendersi meglio

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Come si accinge la città ad accogliere la massa di turisti attesi per i ponti di fine aprile che - come aveva detto anche il direttore dell'Apt, Francesco Colucci - dovrebbero finalmente far partire una stagione apparsa finora piuttosto deludente?
 Il nostro cronista si è messo nei panni del visitatore che, arrivato a Lucca, avrebbe intenzione di rimanerci qualche giorno e chiede ai centri di accoglienza dove andare e cosa fare. Il quadro che ne è emerso non pare molto consolante: tutto chiuso per Puccini, indicazioni farraginose e contradditorie su orari e prezzi dei musei e delle torri, peraltro non visitabili con un biglietto unico che offra anche mezzi per gli spostamenti e colleghi i luoghi della città alle ville storiche, nessuna certezza sull'apertura delle fattorie lungo i fantomatici itinerari del vino, nessuna indicazioni per i posti più ameni della Valle del Serchio.
 In una parola: nonostante dibattiti, convegni e proclami, la sensazione è che a Lucca non si riesca proprio a fare "sistema" nel turismo.
 E che non si sappia presentare e vendere a dovere l'inestimabile merce di cui in realtà il territorio dispone.
 L'impressione è che - slanci, impegni e buona volontà di singoli enti e persone a parte - manchi una cabina di regia che coordini tutti i soggetti che devono vendere turismo curandone ogni aspetto: dall'informazione, all'accoglienza, alla promozione fatta con i necessari larghi anticipi, alla individuazione di eventi legati alla storia e alla cultura del territorio per coprire con manifestazioni valide anche i periodi morti.
 E, perché no, anche alla ricerca di sponsor.
Marco Innocenti

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