Il Tirreno

Lucca

Viaggio nel cuore della città offesa a colpi di bomboletta

Matteo Tuccini
Viaggio nel cuore della città offesa a colpi di bomboletta

A nord la zona più colpita dai graffitari Via Battisti, via degli Angeli e le Stallette sono praticamente martoriate dalle scritte

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LUCCA. Una zona intera della città invasa dalle scritte. Dall’ultimo tratto di via Fillungo e poi nelle vie Battisti, Angeli, Gonfalone, Carrozzieri e Galgani: siamo vicini al cuore pulsante di Lucca, dove gli occhi fanno meno caso ai monumenti. E quel che si vede lascia allibiti. Sui muri compare di tutto: messaggi d’amore, politici, calcistici, oppure semplici firme di urban writers (“scrittori urbani”, o graffitari che dir si voglia). Una situazione che fa il paio con quella di San Nicolao (già descritta ieri dal Tirreno), altra zona martoriata dalla vernice spray. Il nostro percorso inizia da via Fillungo. Uno dei salotti buoni della città, sede di negozi e luogo di “passeggio”. Ma il Fillungo è un salotto marchiato praticamente ovunque: muri, garage, portoni. Gran parte delle scritte sono semplici firme delle crew, i gruppi di graffitari urbani che segnalano la loro presenza. Non mancano comunque i messaggi d’amore. Arrivando all’ex anfiteatro, fino a poche settimane fa sconciato da numerose scritte calcistiche, si tira un piccolo sospiro di sollievo: i muri sono stati ripuliti, e a parte un «Balordo was here», che è una singolare autoaccusa, la situazione è buona.

Ma passando poco oltre, ecco una scritta significativa su un garage: «Il brutto è che ci sono ancora molte cose da dire». Ce ne accorgiamo presto. Via Busdraghi è la prima strada che presenta il “trattamento”. C’è una scritta enorme, qui, in inglese: «Give me your lips and with one kiss we begin» (“Dammi le tue labbra e con un solo bacio ricominceremo”). In zona compare qua e là anche il marchio “Acab”: per chi non lo sapesse indica una frangia che si ispira all’anarchia, e che fa della lotta acerrima ai poliziotti la propria bandiera. Poi si sbuca in via del Gonfalone, firmata dal “Gonfalone crew”, e basta guardare pochi metri avanti per notare uno dei punti più disastrati. E’ via delle Stallette, completamente ricoperta dalle scritte. Qui c’è di tutto, dagli slogan pro Lucchese a quelle contro pisani, spezzini e livornesi, fino ai messaggi di semplici innamorati. Sembra di essere in una qualsiasi periferia urbana, simile a tante altre che vediamo nei film e in televisione. La situazione non migliora girando l’angolo e guardando i muri su piazza Santa Maria.

Si intuisce (è in parte cancellato) un «Lavorare dà fame», con la solita croce celtica a fare compagnia. Invece più in là, in via Carrozzieri, è come se scoppiasse l’odio politico che cova sotto la cenere: simboli e slogan campeggiano ovunque. E le sconcezze non risparmiano nemmeno il chiostro di Santa Caterina, il cui muro bianco è offeso da due scritte enormi, di tipo politico-calcistico. Purtroppo non è un’eccezione: anche l’ex chiesa di San Cristoforo, oggi sede di eventi culturali, è stata marchiata con sigle di gruppi estremisti. Proseguendo, si arriva in via Battisti e in via degli Angeli. «Iraq libero» è solo uno dei tanti messaggi lasciati sui muri di queste vie, tra le più martoriate dai graffitari. Che qui sembrano sfogarsi: frasi d’amore, simboli di ogni genere, firme varie. Solamente girando a sud, verso piazza San Michele si nota una sorta di ritorno alla normalità. E Lucca riappare in tutta la sua splendente e delicata bellezza.

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