La manifestazione
«Lucca non pensa più a noi? Allora ci rivedrà da vecchi»
Nadia Davini
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LUCCA. Crea ancora motivi di discussione, il tema aperto giorni fa dal Tirreno sulla questione giovanile a Lucca. Anche sul piano dell’offerta culturale. «Sinceramente, in una città medio piccola come la nostra, non manca molto - dice Giulio Sensi, 29enne che lavora come giornalista nell’ufficio stampa del Centro nazionale per il volontariato - Le occasioni ci sono, come realtà e circoli che coltivano offerte culturali notevoli. Però sono tutti luoghi chiusi, ovattati, all’interno dei quali si riproducono spesso solo piccoli esercizi di potere in nome e per conto della cultura. La bussola che muove le risorse che gli enti pubblici dedicano a queste attività è l’interesse turistico ed economico: ciò che viene fatto ha valore, ma una città che punta solo su questo è destinata ad escludere. E l’esclusione dei giovani può portare conseguenze anche gravi di cui non tutti sono consapevoli». C’è bisogno di qualcosa di diverso, occorre maggiore fiducia nei ragazzi e nelle loro capacità di cura e promozione degli spazi pubblici in cui crescere. «I pochi tentativi in cui il pubblico ha sostenuto gli spazi di aggregazione questi sono falliti, perché il linguaggio che parlano i giovani non è lo stesso che conoscono gli amministratori: nessuno ci cerca né ci chiede cosa intendiamo per socialità».
Quindi si tende a uscire da Lucca e a frequentare le città vicine. «Fino a che Lucca non si toglierà di dosso questa patina e queste difficoltà è naturale che il sogno di molti di noi sia quello di spostarsi in altre realtà. Magari tornando qui da anziani, quando di sicuro ci vivremo meglio». Il tono critico investe anche le istituzioni, che, secondo Giulio Sensi, «non si occupano di capire, impegnate a pensare solamente al prodotto interno lordo dell’azienda Lucca e ingolosite dal boom immobiliare. Possibile che solo chi ha i soldi, le grandi cordate immobiliari che stanno deturpando il territorio, ottenga spazi e progetti e ci speculi sopra facendo un sacco di altri soldi?». I diversi circoli pubblici, come Vino&Kino, in via della Dogana, dove vengono allestite attività alla portata di tutti, sono nati. Ma non decollano. Perché? «Serve un’attenzione diversa. Molte volte infatti le associazioni che cercano di fare questo lavoro si trovano a fare i conti con affitti proibitivi e si fatica a restare in piedi. Sarebbe interessante e utile se tutti i circoli che si occupano di certi temi si unissero insieme e se venissero forniti loro degli spazi adeguati».
Quindi si tende a uscire da Lucca e a frequentare le città vicine. «Fino a che Lucca non si toglierà di dosso questa patina e queste difficoltà è naturale che il sogno di molti di noi sia quello di spostarsi in altre realtà. Magari tornando qui da anziani, quando di sicuro ci vivremo meglio». Il tono critico investe anche le istituzioni, che, secondo Giulio Sensi, «non si occupano di capire, impegnate a pensare solamente al prodotto interno lordo dell’azienda Lucca e ingolosite dal boom immobiliare. Possibile che solo chi ha i soldi, le grandi cordate immobiliari che stanno deturpando il territorio, ottenga spazi e progetti e ci speculi sopra facendo un sacco di altri soldi?». I diversi circoli pubblici, come Vino&Kino, in via della Dogana, dove vengono allestite attività alla portata di tutti, sono nati. Ma non decollano. Perché? «Serve un’attenzione diversa. Molte volte infatti le associazioni che cercano di fare questo lavoro si trovano a fare i conti con affitti proibitivi e si fatica a restare in piedi. Sarebbe interessante e utile se tutti i circoli che si occupano di certi temi si unissero insieme e se venissero forniti loro degli spazi adeguati».
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