La manifestazione
Agorà, orari ristretti e pochi servizi
Matteo Tuccini
Si lamentano gli studenti: «Nel weekend andiamo a Pisa»
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LUCCA. Scomparsi i centri di aggregazione che fino a pochi anni fa animavano la vita dei ragazzi lucchesi, è ovvio domandarsi: quali sono i punti della città dove si possono incontrare il maggior numero di giovani, e dove l’età media cala sensibilmente? Una delle (poche) risposte soddisfacenti è fornita dal centro culturale Agorà in piazza dei Servi. Un luogo piuttosto frequentato, dove è possibile studiare e parlare (a bassa voce) con amici e conoscenti. Ma senza allargarsi. Perché l’Agorà non è davvero pensato per una “clientela” giovanile. Non c’è neppure un bar per prendere un caffé, solo un distributore automatico. Non ci sono persone all’ingresso, a dispetto di una plancia che parrebbe fatta apposta per un operatore. E nei corridoi regna il silenzio assoluto. In compenso c’è un prato bellissimo, che si stende all’interno di un chiostro altrettanto suggestivo. Ma da cui i ragazzi si tengono lontani; perché, come ci spiega Federico Liberti, 24 anni, «è vietato calpestare l’erba». Viene a mente il poliziotto Huber di Aldo, Giovanni & Giacomo, che sparava a chi calpestava le aiuole. E d’altra parte la sensazione di atmosfera ovattata che racchiude Lucca è presente anche qui, in questo luogo che dovrebbe essere non un regno, ma almeno un principato per i ragazzi.
Invece l’Agorà è un luogo pensato solo ed esclusivamente per piazzarsi sui libri e starsene tranquilli a ripassare. Per questo obiettivo ha tutte le carte in regola: dalla fornita biblioteca all’emeroteca, fino a una sala studio che è spesso affollata. E della biblioteca riprende l’orario d’ufficio: apre la mattina presto (tranne il lunedì, che è chiuso), «quando non c’è nessuno - dice Rachele, studentessa 20enne - Poi però chiude alle 19, e così dalle 18,30 in poi dobbiamo prepararci ad andare via. Il sabato pomeriggio e la domenica è sempre chiuso, come tutte le altre biblioteche in città. Perciò, soprattutto quando si avvicina un esame, ce ne andiamo a studiare a Pisa». Vorreste dire che prendete l’automobile, e vi fate una ventina di chilometri, anche per studiare? «E’ così - dice Lorenzo Belluomini - Dopotutto, 20 chilometri non sono mica tanti. E poi ci siamo abituati». Rachele invece vorrebbe «una biblioteca lucchese aperta anche il sabato e la domenica. Sarebbe bello, e ci risparmierebbe tanti viaggi. Almeno per studiare».
Già, perché anche i ragazzi che frequentano per motivi di studio l’Agorà, in stragrande maggioranza universitari iscritti a Pisa, non si schiodano dall’idea che Lucca sia un luogo ideale per tutti, tranne che per i giovani. «Non ci vuole un genio per capirlo - dice Federico - hanno chiuso tutto, iniziando dal mercatino dei libri scolastici, proseguendo col Kaboom e poi, caso ultimo, la libreria Edison. Tempo fa ci proposero una Luccacard, buona solo per fare acquisti». Emanuele, Giovanni, Marco e Anisa hanno tutti dai 20 ai 22 anni. E nessuno di loro si sognerebbe di passare una serata in città. «Giusto per andare al cinema - dice Emanuele - Altrimenti, se vogliamo ascoltare musica o passare una serata diversa, ce ne andiamo altrove. Per carità, qualche locale a Lucca c’è. Però il panorama generale è desolante». Ma a voi sta bene così? «Certo, preferiremmo che ci fosse un’offerta migliore - risponde Giovanni - ma ormai ci siamo abituati. E meno male che un mese fa è venuto Nanni Moretti. Ogni tanto ci “sorprendono”».
Anche Lorenzo è piuttosto sfiduciato: «Parlando fra di noi, ci lamentiamo - dice - ma poi si va avanti così. Forse perché è la nostra mentalità, o forse perché siamo troppo abituati all’idea di una Lucca noiosa». Giovanni sorride malinconico: «Proposte? Preferisco prendere l’auto e andarmene».
Invece l’Agorà è un luogo pensato solo ed esclusivamente per piazzarsi sui libri e starsene tranquilli a ripassare. Per questo obiettivo ha tutte le carte in regola: dalla fornita biblioteca all’emeroteca, fino a una sala studio che è spesso affollata. E della biblioteca riprende l’orario d’ufficio: apre la mattina presto (tranne il lunedì, che è chiuso), «quando non c’è nessuno - dice Rachele, studentessa 20enne - Poi però chiude alle 19, e così dalle 18,30 in poi dobbiamo prepararci ad andare via. Il sabato pomeriggio e la domenica è sempre chiuso, come tutte le altre biblioteche in città. Perciò, soprattutto quando si avvicina un esame, ce ne andiamo a studiare a Pisa». Vorreste dire che prendete l’automobile, e vi fate una ventina di chilometri, anche per studiare? «E’ così - dice Lorenzo Belluomini - Dopotutto, 20 chilometri non sono mica tanti. E poi ci siamo abituati». Rachele invece vorrebbe «una biblioteca lucchese aperta anche il sabato e la domenica. Sarebbe bello, e ci risparmierebbe tanti viaggi. Almeno per studiare».
Già, perché anche i ragazzi che frequentano per motivi di studio l’Agorà, in stragrande maggioranza universitari iscritti a Pisa, non si schiodano dall’idea che Lucca sia un luogo ideale per tutti, tranne che per i giovani. «Non ci vuole un genio per capirlo - dice Federico - hanno chiuso tutto, iniziando dal mercatino dei libri scolastici, proseguendo col Kaboom e poi, caso ultimo, la libreria Edison. Tempo fa ci proposero una Luccacard, buona solo per fare acquisti». Emanuele, Giovanni, Marco e Anisa hanno tutti dai 20 ai 22 anni. E nessuno di loro si sognerebbe di passare una serata in città. «Giusto per andare al cinema - dice Emanuele - Altrimenti, se vogliamo ascoltare musica o passare una serata diversa, ce ne andiamo altrove. Per carità, qualche locale a Lucca c’è. Però il panorama generale è desolante». Ma a voi sta bene così? «Certo, preferiremmo che ci fosse un’offerta migliore - risponde Giovanni - ma ormai ci siamo abituati. E meno male che un mese fa è venuto Nanni Moretti. Ogni tanto ci “sorprendono”».
Anche Lorenzo è piuttosto sfiduciato: «Parlando fra di noi, ci lamentiamo - dice - ma poi si va avanti così. Forse perché è la nostra mentalità, o forse perché siamo troppo abituati all’idea di una Lucca noiosa». Giovanni sorride malinconico: «Proposte? Preferisco prendere l’auto e andarmene».
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