Il Tirreno

Lucca

I kebab non possono aprire, però “via delle mutande” resta...

Marco Innocenti
I kebab non possono aprire, però “via delle mutande” resta...

Corregge il tiro il sindaco Mauro Favilla, che teme accuse di razzismo per la decisione della giunta di vietare l'apertura di altri kebab nel centro storico

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LUCCA. Corregge il tiro il sindaco Mauro Favilla, che teme accuse di razzismo per la decisione della giunta di vietare l’apertura di altri kebab nel centro storico. Ce ne sono già quattro, e spopolano non soltanto tra gli immigrati che ritrovano piatti della loro tradizione, ma anche tra gli studenti e i lavoratori, che con 3 euro possono sfamarsi. Certo, gli arredi sono poveri e poco in sintonia con le architetture delle zone di pregio del centro, ma all’origine della crociata contro i kebab sembrano esserci più le preoccupazioni di concorrenti che si sentono minacciati dal successo dei nuovi locali, che non la preoccupazione per l’immagine della città. Che sarebbe francamente tardiva: via Fillungo, il cuore del salotto buono, viene ormai definita anche dai commercianti lucchesi, i pochi non spazzati via della grandi catene, “via delle mutande” a causa del proliferare di negozi di intimo che prendono il posto di storici esercizi costretti a chiudere i battenti. E certo non danno lustro al tessuto commerciale, apprezzato un tempo per la sua eleganza e unicità, i tanti fast-food, pizzerie, gelaterie, yogurterie, friggitorie, creperie sorte come funghi per catturare il turismo mordi e fuggi di passaggio, un problema più che una risorsa. Una situazione che il sindaco ben conosce. Ecco allora che spiega meglio l’intento dell’ordinanza: non è una crociata contro i kebab e la cultura di chi li gestisce e li frequenta, ma solo un primo passo nell’ambito di una revisione complessiva del commercio nelle zone di pregio architettonico. Entro due o tre mesi la giunta, assicura il sindaco, varerà un provvedimento più ampio, nel quale verranno indicate altre attività incompatibili. Favilla non si nasconde nemmeno i rischi di eventuali ricorsi al Tar contro una decisione che, anche a detta di esponenti delle associazioni di categoria, pare difficilmente applicabile alla luce della liberalizzazione, forse eccessiva per le città d’arte, portata dalla legge Bersani. Sta di fatto che se altri sindaci della Lucchesia, come quello di Altopascio, Maurizio Marchetti (già noto per aver deciso di non dare la residenza agli extracomunitari che non dimostrino di avere un reddito sufficiente per vivere), sono pronti a fare come Favilla, da più parti arrivano reazioni risentite. Come quella di Tommaso Panigada, esponente di Rifondazione comunista, che invita a considerare quanto più brutti siano tanti negozi diversi dai Kebab che hanno ormai snaturato l’aspetto del centro storico. Fino a una decina di anni fa sarebbe stato impensabile vedere anche una pizzeria in via Fillungo. Oggi si cammina nelle strade principali del centro tra odori che sembrano provenire da una sola, grande friggitoria.

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