Troppi rom, iscrizioni in calo: a S. Anna piano integrazione
A scuola 2 psicologhe per favorire processo di adattamento dei nomadi e la socializzazione
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LUCCA. Il fenomeno non è passato inosservato. Alla scuola elementare di S. Anna (e anche alla media) le iscrizioni sono in calo. Ci sono molti alunni rom - più che nelle altre scuole - e alcune famiglie italiane non gradiscono. L’integrazione, in effetti, non è facile. Gli stessi bambini rom hanno difficoltà a stare chiusi in un’aula o a seguire le lezioni per molte ore. Da gennaio, però, il Comune prova a rimediare. E investirà in «integrazione»: a S. Anna utilizzerà due psicologhe per tentare percorsi di avvicinamento. Il costo dell’operazione - 35 euro l’ora a psicologa - non è insostenibile per le casse comunali. I benefici - si augura, invece, il Comune - dovrebbero essere importanti. «La presenza a scuola di due psicologhe - spiega l’assessore alla pubblica istruzione, Donatella Buonriposi - dovrebbe favorire un’integrazione fra bambini nomadi e bambini non rom che, in questo momento, appare non facile a S. Anna.
Qui, infatti, c’è la più alta percentuale di bambini rom e abbiano notato che le iscrizioni degli altri alunni stanno calando: alcune famiglie preferiscono mandare i figli in altre scuole, a conferma di un’integrazione che stenta ad avviarsi. Ci rendiamo conto che sono anche i bimbi nomadi ad avere difficoltà di adattamento: non riescono, ad esempio, a stare per molto tempo chiusi in un’aula». Questo, però, non significa - insiste Donatella Buonriposi - «che si debba rinunciare. Ecco, quindi, la collaborazione con le psicologhe che, anche durante l’orario scolastico, dovranno organizzare attività al di fuori dell’aula nelle quali coinvolgere sia i bimbi rom, sia gli altri per non creare una frattura ulteriore fra compagni». Le attività, anche fuori dall’aula - precisa l’assessore - «dovranno puntare, comunque, alla formazione. Ad esempio, nei confronti dei bambini rom si dovranno pensare attività specifiche sull’educazione alla legalità, al rispetto delle regole all’interno di una comunità.
E si dovranno avviare attività che facilitino l’integrazione». Resa ancora più difficile dal fatto che spesso - illustrano le psicologhe Ilaria Del Vecchio e Ilaria Genovesi, incaricate del progetto - per gli alunni rom l’italiano non è la prima lingua. Non a caso la struttura del progetto proposto al Comune prevede attività di «apprendimento individualizzato, oltre alla sensibilizzazione delle famiglie rom e italiane e di tutte le componenti scolastiche, alla preparazione psicologica e a un “viaggio culturale” che richiede apertura verso persone, abitudini e mentalità nuove», in modo da arrivare alla «socializzazione fra alunni di culture diverse». Per favorire questi processi è prevista, quindi, la «costituzione di gruppi di lavoro con esperti per individuare eventuali problemi di socializzazione che possano sorgere nei gruppi, la realizzazione di attività di sostegno e animazione in orario extrascolastico, laboratori di sostegno all’attività didattica (teatro, pittura, musica) e produzione di materiali per mostre nel territorio ove esistano insediamenti rom».
Alla fine del percorso è prevista una verifica nei riguardi degli alunni rom e non rom per vedere se si è creata integrazione, nei riguardi delle famiglie rom, per capire se abbiano «compreso significato e ruolo della scuola» e nei riguardi delle famiglie non rom, per realizzare se «si sono sensibilizzate al fenomeno».
Qui, infatti, c’è la più alta percentuale di bambini rom e abbiano notato che le iscrizioni degli altri alunni stanno calando: alcune famiglie preferiscono mandare i figli in altre scuole, a conferma di un’integrazione che stenta ad avviarsi. Ci rendiamo conto che sono anche i bimbi nomadi ad avere difficoltà di adattamento: non riescono, ad esempio, a stare per molto tempo chiusi in un’aula». Questo, però, non significa - insiste Donatella Buonriposi - «che si debba rinunciare. Ecco, quindi, la collaborazione con le psicologhe che, anche durante l’orario scolastico, dovranno organizzare attività al di fuori dell’aula nelle quali coinvolgere sia i bimbi rom, sia gli altri per non creare una frattura ulteriore fra compagni». Le attività, anche fuori dall’aula - precisa l’assessore - «dovranno puntare, comunque, alla formazione. Ad esempio, nei confronti dei bambini rom si dovranno pensare attività specifiche sull’educazione alla legalità, al rispetto delle regole all’interno di una comunità.
E si dovranno avviare attività che facilitino l’integrazione». Resa ancora più difficile dal fatto che spesso - illustrano le psicologhe Ilaria Del Vecchio e Ilaria Genovesi, incaricate del progetto - per gli alunni rom l’italiano non è la prima lingua. Non a caso la struttura del progetto proposto al Comune prevede attività di «apprendimento individualizzato, oltre alla sensibilizzazione delle famiglie rom e italiane e di tutte le componenti scolastiche, alla preparazione psicologica e a un “viaggio culturale” che richiede apertura verso persone, abitudini e mentalità nuove», in modo da arrivare alla «socializzazione fra alunni di culture diverse». Per favorire questi processi è prevista, quindi, la «costituzione di gruppi di lavoro con esperti per individuare eventuali problemi di socializzazione che possano sorgere nei gruppi, la realizzazione di attività di sostegno e animazione in orario extrascolastico, laboratori di sostegno all’attività didattica (teatro, pittura, musica) e produzione di materiali per mostre nel territorio ove esistano insediamenti rom».
Alla fine del percorso è prevista una verifica nei riguardi degli alunni rom e non rom per vedere se si è creata integrazione, nei riguardi delle famiglie rom, per capire se abbiano «compreso significato e ruolo della scuola» e nei riguardi delle famiglie non rom, per realizzare se «si sono sensibilizzate al fenomeno».
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