Il Tirreno

Lucca

Sabrina, dalle due ruote alla moda

Sabrina, dalle due ruote alla moda

La moglie di Cipollini corre in bici e apre una boutique in centro

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LUCCA. La first lady del ciclismo adesso fa l’imprenditrice. Sabrina Landucci, moglie di Re Leone Mario Cipollini, ha aperto un bel negozio in pieno centro storico insieme ad una socia di Prato. Si chiama Grif e vende abbigliamento per donna. Ma è soltanto una delle tante attività in cui è impegnata. Del resto, non le è mai piaciuto stare con le mani in mano. L’agenda quotidiana è piena, un’impresa trovare un buco. Al mattino insegna fitness in acqua al Gymnic Club a S. Anna, il pomeriggio è in negozio. E in mezzo, durante la pausa pranzo, è pronta a sciropparsi una cinquantina di chilometri in bici con le amiche del Team Lucca Pro. L’appuntamento è per l’una e dieci, tutti i giorni, al ponte di Monte San Quirico. Già, perché Sabrina è anche la capitana, come la chiamano le altre, di una squadra femminile di ciclismo: la Team Lucca Pro.

«Un’idea nata quasi per scherzo, dopo aver ripreso ad andare in bici insieme a Mario - esordisce Sabrina -. Ho incontrato alcune amiche con la stessa passione e abbiamo iniziato ad allenarci insieme. La cosa ci ha preso la mano. Passavano i giorni e ci accorgevamo che poi non eravamo così male. Anzi, i ragazzi della squadra, visto che riuscivamo anche a tenere il loro ritmo, ci hanno spronato ancora di più. Sia chiaro, non è un assillo. È un divertimento genuino che si traduce in una salutare corsa in bici. Il nostro obiettivo è quello di fare qualche gran fondo, niente di più. Durante le uscite c’è un po’ di rivalità, facciamo a gara a chi arriva prima in cima alla salita. Poi tutto si risolve in una battuta via sms». Insieme a Sabrina corrono Simona Talini, Delia Bellandi, Silvia Rosati e Elica Gomes, la straniera. «È brasiliana, è la più piccola e l’abbiamo eletta nostra mascotte - continua -. Io, invece, per tutte sono la capitana. È così che mi chiamano perché sono la più grintosa, la più esuberante, la più forte per via della struttura fisica. In realtà siamo un gruppo molto unito». Mario le dà consigli?

«Come no? Non sapevamo come affrontare la gara a cronometro che abbiamo fatto a Lucca se non ci fosse stato lui». Difficile essere la moglie di un campione dello sport e, nello stesso tempo, un personaggio pubblico? «Io ho sempre tenuto separato il pubblico dal privato. Anzi, ho cercato di defilarmi il più possibile perché il mio obiettivo non era certo quello di stare sotto i riflettori. Il mio sogno è sempre stato quello della famiglia e dei figli. Mi sono concentrata di più su questo che sulla carriera sportiva di Mario. I suoi successi non dovevano farci perdere il senso della realtà. Il nostro più grande successo sono le nostre bambine: Lucrezia e Rachele». Che effetto le faceva il mondo del ciclismo? «È un ambiente esclusivamente maschile. L’ho sempre considerato una realtà che non mi apparteneva, anche se ho stretto alcune amicizie importanti come con Sabrina e Michela, le mogli di Franco Ballerini e di Massimiliano Lelli. In ogni caso, Mario non avrebbe amato la mia presenza sul suo posto di lavoro».

Però Mario lo ha sempre seguito. «Certo, ma l’ho fatto tenendomi in disparte e comunque cercando sempre di tutelare le bambine, di far sentire sempre la presenza del papà. Spesso Mario era fuori Lucca, noi andavamo a trovarlo in hotel». Quando vi siete conosciuti? «Ormai sono passati diciannove anni. Eravamo alla Casina Rossa, fummo presentati da un’amica comune. Lui era all’ultima stagione da dilettante, l’anno successivo sarebbe passato professionista. Ho vissuto con lui grandi soddisfazioni: le vittorie al mondiale, alla Milano-Sanremo, al Giro d’Italia, al Tour de France. Ma sono costate altrettanti sacrifici. Lui era lontano da casa e qualche difficoltà c’è stata. Io mi sono sentita partecipe della sua professione e l’ho aiutato non facendogli mai mancare l’appoggio della famiglia. La serenità familiare è fondamentale per un atleta». Momenti difficili: la caduta alla Vuelta, in una volata di gruppo. «L’ho vista in diretta, alla televisione. Una caduta paurosa, tremenda.

Da allora mi sono rifiutata di vedere le volate». Avrà fatto incetta di portafortuna. «Ne abbiamo, è vero. Mario, del resto, era molto scaramantico. Abbiamo una serie infinita di cornetti rossi. Adesso ho con me un oggetto a forma di occhio che proviene dalla Grecia». Che libri legge? «Mi piacciono i romanzi. Gli ultimi letti sono Il cacciatore di aquiloni e Mille splendidi soli. Ma soprattutto leggo i libri delle bambine: adesso faccio il ripasso di storia e geografia». Ascolta musica? «Italiana, Biagio Antonacci in particolare, anche se Lucrezia e Rachele mi dicono che ho gusti, diciamo, un po’ datati». Mai avuto offerte per fare programmi tv o pubblicità? «No. Ma non avrei accettato. Ho avuto richieste per participare a qualche trasmissione, ma niente di più». Si impegnerebbe in politica?

«Proprio no. Ho delle idee, ma non sono tagliata né mi interessa». Progetti per il futuro? «Chissà. Intanto sono impegnata in questa attività commerciale. Mario, invece, vuole realizzare il sogno di costruire una grande squadra di ciclismo. Questo sport, però, sta vivendo un momento critico». Avete mai pensato di promuovere Lucca sfruttando la vostra popolarità? «Non ce lo siamo mai posti come questione. Il fatto è che Lucca è, per sua natura, una città piuttosto difficile e freddina. Anche Mario ha avuto pochi riscontri dalla città ai suoi successi. Sì, c’è stato qualche festeggiamento, ma mai niente di veramente importante. Il detto che nessuno è profeta in patria è vero».

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