Il Tirreno

Lucca

I varchi elettronici dividono la città

I varchi elettronici dividono la città

Favorevole Vivere il centro storico «Ma occorre fare controlli sui permessi»

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LUCCA. Fanno discutere i varchi telematici agli ingressi della Ztl, che che saranno inaugurati tra alcune settimane. Gli occhi elettronici segnaleranno le auto senza permesso che varcano il confine dell’isola pedonale: inesorabile la multa. Un sistema in vigore in molte città, il cui arrivo suscita la soddisfazione del comitato Vivere il centro storico che però ha alcune perplessità: «Finora i cartelli stradali che impongono il divieto di transito per i non autorizzati sono stati ignorati a bella posta e l’anarchia in materia di traffico è ben visibile da tutti. Purtroppo, dai dati appresi dalla stampa, ci sembra di capire che le maglie di questa rete siano in alcuni punti troppo larghe e crediamo che, in tal modo, i soliti furbi potranno accedere impunemente a buona parte dell’isola pedonale». «Inoltre si dovrà vedere a chi spetta il permesso per l’accesso in quanto sarebbe assurdo realizzare un’isola pedonale di poche centinaia di metri quadrati controllata da telecamere e, contemporaneamente, permettere agli attuali 15.000 veicoli dotati di permesso di potervi accedere.

L’assessore Cappellini si è dichiarato disponibile ad intervenire all’assemblea pubblica che abbiamo organizzato per giovedì 18 nella sala parrocchiale della chiesa di San Pietro Somaldi». Durante l’incontro saranno in discussione le novità introdotte dal Comune. Decisamente contraria alle telecamere una residente del centro. Si chiama Francesca Pierotti e sostiene che la città deve essere vissuta. «Un controllo è comprensibile al limite nelle ore diurne, ma non riesco a concepire una chiusura totale ai non residenti nelle ore notturne. Si mettono le telecamere per rendere sicura la città e non ci si rende conto che è proprio escludendo la gente dalle piazze e dalle strade cittadine che si incrementano gli episodi di vandalismo e microcriminalità. Lo dico con cognizione di causa perché sono residente nel centro storico da quando sono nata, e assisto da qualche anno ormai a questa situazione desolante. La città è sempre più vuota di servizi e negozi.

Si è impoverita e spogliata della sua funzione naturale di centro di commercio, aggregazione e residenza, considerata sempre più inaccessibile da chi abita fuori, e scomoda da chi abita dentro, con la conseguenza che i residenti sono diminuiti perché viverci è diventato difficile, e non per il troppo traffico. Quante persone, che prima vivevano in città, mi hanno detto che oggi piuttosto che raggiungere il centro storico preferiscono prendere la macchina e andarsene in qualche centro commerciale a fare acquisti? Non è certo una bella prospettiva per Lucca». Pierotti afferma che in centro negozi e uffici pubblici chiudono o vengono trasferiti, che chiamare operai per i lavori in casa ai residenti costa di più. «Siamo costretti a pagare permessi solo per raggiungere le nostre abitazioni, e non per avere posti macchina assicurati come qualcuno pensa. E ancora: per una persona anziana che deve muoversi diventa molto complicato essere raggiunta dai propri parenti non residenti; se una donna rientra a casa dopo la mezzanotte deve farsi lunghi tratti a piedi in una città deserta».

Meglio, dice la residente, incentivare l’ingresso e non ostacolarlo. «Come a Ferrara dove dalle sette di sera è consentito l’accesso ai non residenti proprio per agevolare la fruizione della città a tutti, per far vivere ristoranti e altre attività, per venire incontro a necessità dei residenti e non, e per ridurre il rischio di città deserta e abbandonata a balordi e microcriminalità. Prima di criticare ho voluto partecipare ad una delle riunioni del Comitato Unitario Cittadino per ascoltarli, capire e cercare di farli ragionare sulle loro assurde richieste. Ne sono uscita sconsolata. Dieci persone in tutto, ostinate nel considerare Lucca quasi di loro proprietà, per niente aperti a eventuali attività culturali, commerciali e turistiche all’interno delle Mura. Persone che non concepiscono che ci sono situazioni familiari e lavorative con esigenze diverse dalle loro. Pretenderebbero una città in cui alle nove di sera tutti dovremmo andare a letto come se ci fosse il coprifuoco. Solo dieci persone, eppure si arrogano il diritto di parlare a nome dei residenti tutti».

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