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Lucca

Alle stelle pasta, pane e pizza: rincari record in vista

Marco Innocenti
Alle stelle pasta, pane e pizza: rincari record in vista

La semola di grano duro è schizzata da 200 a 290 euro per tonnellata. Intemperie, abbandono e speculazione fanno scarseggiare la farina e al pastificio Mennucci si ricorre da tempo alle scorte. Si attende il raccolto dell’emisfero australe

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LUCCA. Pasta, pane, pizza, pasticcini a peso d’oro per l’esplosione dei costi dei cereali e quindi delle farine. La nostra città non fa eccezione, semmai risente più di altre delle conseguenze del mercato impazzito, avendo una consistente concentrazione di panificatori, aziende molitorie e pastifici. Oltre ad una miriade di panetterie, pasticcerie e pizzerie. Se consideriamo che mediamente consumiamo 28 chili di pasta all’anno per una spesa intorno ai 25 euro, gli aumenti che si registrano oggi potrebbero comportare un incremento della spesa notevole in termini percentuali, ma complessivamente modesto, sui 5 euro all’anno. Il discorso cambia però se si valuta quanto spendiamo per gli altri prodotti a base di farine. Al momento però non si vede come sia possibile evitare il salasso. «La nostra associazione di produttori di pasta (Unipi) è mobilitata e preme sul governo perché vengano presi provvedimenti, ma credo che l’unica prospettiva concreta di una calmierazione nei prezzi arrivi dai raccolti dell’emisfero meridionale - spiega Lamberto Mennucci, titolare dell’omonimo pastificio di Ponte a Moriano -.

Se a gennaio i raccolti di grano in Australia e negli altri paesi produttori saranno buoni e di qualità non è da escludere che cessi questa corsa al rialzo». Altrimenti saranno guai, anche perché chi ha il grano non lo vende, in attesa che il prezzo aumenti ancora. «È una situazione che va avanti da tempo - prosegue Mennucci - usciamo da tre stagioni di raccolti insoddisfacenti, anche perché gli agricoltori non si sentono più incentivati a produrre grano, visto che ottengono premi bassi rispetto a quelli previsti per altre colture. Ma è anche vero che il raccolto è scarso e che il grano di quest’anno ha un peso specifico basso. Non va meglio sul mercato americano e su quello internazionale in genere, anche perché parte della produzione è ora destinata alla lavorazione per i carburanti. Sta di fatto che abbiamo dovuto attingere alle scorte, ma adesso sono davvero ridotte. E i prezzi non tengono: a luglio abbiamo contrattato 3,22 euro, un paio di settimane dopo siamo già a 3,95. Le faccio un altro esempio: nel 2006 pagavamo 200 euro a tonnellata, oggi siamo a 285-290 e in autunno sarà peggio».

Il pastificio Mennucci lavora sostanzialmente semola per fare una pasta di qualità, destinata per il 50% al mercato estero. È prevedibile che il costo pagato oggi dagli alimentaristi, sui 70 centesimi a pacchetto da mezzo chilo, salga di 18-19 centesimi, portando la spesa vicino all’euro per 500 grammi di pasta. Inevitabile la corsa all’acquisto. Chi può compra ora, sperando di spuntare prezzi ancora sostenibili e di lucrare semmai tra poche settimane quando i costi saranno saliti ancora. Per i 105 dipendenti del Mennucci non manca certo il lavoro, mentre al pastificio piovono gli ordinativi. Se le scorte e gli approvvigionamenti lo consentiranno, non è da escludere che cresca la produzione, oggi pari a 200mila quintali annui per un fatturato di 28 milioni di euro. Ma la pasta, il cui prezzo era rimasto praticamente fermo per una decina di anni, sarà più cara. Anche perchè sul costo finale pesano non solo i picchi raggiunti dalle quotazioni dei cereali, ma anche gli incrementi che si riscontrano nell’energia, nell’imballaggio (in aumento soprattutto i sacchetti di plastica, prodotti con derivati del petrolio) e nel trasporto.

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