Gioco
Alle materne favoriti i bimbi italiani? La Regione dice no
Maria Panattoni
Contestato l’annuncio del sindaco di Altopascio che vuole precedenza per i ragazzi del posto. Minacciato il taglio di fondi
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ALTOPASCIO. Niente più finanziamenti al comune se il sindaco introdurrà criteri che penalizzano figli di immigrati nei requisiti per l’ingresso alle scuole materne. Ad annunciare battaglia è l’assessore regionale Gianfranco Simoncini che promette l’impugnazione del provvedimento. Ma Maurizio Marchetti difende la sua scelta, a suo giudizio improntata sull’equità e non sulla xenofobia. «Non vogliamo fare discriminazioni - dice il primo cittadino - Vogliamo evitare, però, che gente che da generazioni abita qui si veda passare avanti qualcuno arrivato da poco, perché ha un reddito più basso». «La Regione - dice invece Simoncini - si opporrà con tutti gli strumenti possibili alla proposta di assegnare, nella formazione delle graduatorie per l’accesso alla scuola dell’infanzia, un punteggio superiore ai cittadini italiani. Una proposta gravissima, che introduce, nei fatti, il criterio dell’italianità fra le priorità per l’ingresso a scuola, con grave lesione di diritti sanciti dalla Costituzione, oltre che da tutte le norme, statali e regionali ed una gravissima ed intollerabile discriminazione nell’accesso a un diritto fondamentale e universale come quello all’istruzione.
«E’ un modo distorto - sottolinea Simoncini - di affrontare un problema come quello delle liste di attesa, al quale la Regione sta lavorando da tempo con investimenti crescenti a favore dei comuni, sia sugli asili nido che sulle scuole per l’infanzia comunali e paritarie. Su questo la regione sta chiedendo al governo, cui spetta la titolarità della materia, la conferma di tutti gli insegnanti necessari al funzionamento della materna. «L’unico modo per evitare esclusioni è infatti quello di potenziare il servizio, dando a tutti i bambini e le bambine pari opportunità di accesso». E’ per contrastare una posizione che, sostiene l’assessore, «invece di contribuire alla soluzione dei problemi, rischia di determinare un clima di intolleranza e di rifiuto e che va contro lo spirito che impronta le politiche regionali», che l’assessore annuncia battaglia. «Se alla enunciazione seguirà un provvedimento vero e proprio - conclude Simoncini -, la Regione, oltre a segnalare il caso al ministero, impugnerà il provvedimento e lo contrasterà con tutti i mezzi possibili. Come ad esempio, nel caso le scuole in questione siano scuole dell’infanzia materne comunali, revocando i finanziamenti regionali a favore del comune».
Di diverso parere Marchetti, secondo il quale la cittadinanza italiana è uno dei requisiti per determinare l’accesso alle scuole materne del territorio. Non è il primo della lista, ma qualora si verificasse una parità di punteggio fra chi è di Altopascio da generazioni e chi ci vive da poco, consentirebbe di entrare nell’edificio scolastico al figlio della famiglia altopascese da sempre vissuta lì. Un criterio inserito dal consiglio d’istituto, ritenuto corretto da Marchetti, il quale ne ribadisce la giustezza piuttosto che la matrice xenofoba. «Il requisito fondamentale per entrare alle scuole materne di Altopascio - prosegue Marchetti - è di essere residente nel comune. Gli altri parametri, fra cui la cittadinanza italiana, è preso in considerazione soltanto qualora non potessero accedere tutti i bimbi nella lista di attesa». Stando alla precisazione del primo cittadino, quindi, un bambino residente ad Altopascio, di origine o immigrato, avrà la precedenza rispetto ai bimbi provenienti dai comuni limitrofi. L’italianità sarà applicata quando la parità di punteggio avrà luogo fra due bambini residenti o fra due che risiedono fuori dal territorio altopascese. La questione convivenza italiani ed extracomunitari è molto sentita nel paese.
D’altronde da anni la popolazione continua a crescere, soprattutto per l’arrivo degli immigrati. Se i tunisini risultano essere quelli presenti da più tempo, è altresì vero che negli ultimi anni la provenienza degli stranieri è anzitutto dall’est Europa, in particolare dall’Albania. Come evidenziato dalle inchieste condotte fra gli agenti immobiliari del territorio, il comune di Altopascio si distingue dai confinanti per avere i prezzi delle case più basse. Un fattore che potrebbe spiegare, oltre la sua posizione geografica e la presenza del nodo autostradale e ferroviario, l’arrivo in massa degli stranieri. D’accordo con Marchetti il centrodestra, mentre il capogruppo di “Progetto Altopascio” Luigi Remaschi sostiene che nelle parole del sindaco ci sia una connotazione razzista.
«E’ un modo distorto - sottolinea Simoncini - di affrontare un problema come quello delle liste di attesa, al quale la Regione sta lavorando da tempo con investimenti crescenti a favore dei comuni, sia sugli asili nido che sulle scuole per l’infanzia comunali e paritarie. Su questo la regione sta chiedendo al governo, cui spetta la titolarità della materia, la conferma di tutti gli insegnanti necessari al funzionamento della materna. «L’unico modo per evitare esclusioni è infatti quello di potenziare il servizio, dando a tutti i bambini e le bambine pari opportunità di accesso». E’ per contrastare una posizione che, sostiene l’assessore, «invece di contribuire alla soluzione dei problemi, rischia di determinare un clima di intolleranza e di rifiuto e che va contro lo spirito che impronta le politiche regionali», che l’assessore annuncia battaglia. «Se alla enunciazione seguirà un provvedimento vero e proprio - conclude Simoncini -, la Regione, oltre a segnalare il caso al ministero, impugnerà il provvedimento e lo contrasterà con tutti i mezzi possibili. Come ad esempio, nel caso le scuole in questione siano scuole dell’infanzia materne comunali, revocando i finanziamenti regionali a favore del comune».
Di diverso parere Marchetti, secondo il quale la cittadinanza italiana è uno dei requisiti per determinare l’accesso alle scuole materne del territorio. Non è il primo della lista, ma qualora si verificasse una parità di punteggio fra chi è di Altopascio da generazioni e chi ci vive da poco, consentirebbe di entrare nell’edificio scolastico al figlio della famiglia altopascese da sempre vissuta lì. Un criterio inserito dal consiglio d’istituto, ritenuto corretto da Marchetti, il quale ne ribadisce la giustezza piuttosto che la matrice xenofoba. «Il requisito fondamentale per entrare alle scuole materne di Altopascio - prosegue Marchetti - è di essere residente nel comune. Gli altri parametri, fra cui la cittadinanza italiana, è preso in considerazione soltanto qualora non potessero accedere tutti i bimbi nella lista di attesa». Stando alla precisazione del primo cittadino, quindi, un bambino residente ad Altopascio, di origine o immigrato, avrà la precedenza rispetto ai bimbi provenienti dai comuni limitrofi. L’italianità sarà applicata quando la parità di punteggio avrà luogo fra due bambini residenti o fra due che risiedono fuori dal territorio altopascese. La questione convivenza italiani ed extracomunitari è molto sentita nel paese.
D’altronde da anni la popolazione continua a crescere, soprattutto per l’arrivo degli immigrati. Se i tunisini risultano essere quelli presenti da più tempo, è altresì vero che negli ultimi anni la provenienza degli stranieri è anzitutto dall’est Europa, in particolare dall’Albania. Come evidenziato dalle inchieste condotte fra gli agenti immobiliari del territorio, il comune di Altopascio si distingue dai confinanti per avere i prezzi delle case più basse. Un fattore che potrebbe spiegare, oltre la sua posizione geografica e la presenza del nodo autostradale e ferroviario, l’arrivo in massa degli stranieri. D’accordo con Marchetti il centrodestra, mentre il capogruppo di “Progetto Altopascio” Luigi Remaschi sostiene che nelle parole del sindaco ci sia una connotazione razzista.
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