Il dolore
Lettera anonima al parroco: ”Non fare più collette”
Domenico Tani
Il prete aveva chiesto contributi alle famiglie per la manutenzione della chiesa di Nave.
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LUCCA. La notizia affiora durante la messa. Ad alcuni parrocchiani di Nave non va giù che monsignor Fabio Unti chieda contributi per i lavori di manutenzione ordinaria della chiesa. Glielo hanno fatto sapere con una lettera anonima e piena di minacce che suscita una ribellione nella comunità parrocchiale. Informata della letteraccia proprio alla messa domenicale. «Quello che è accaduto a don Unti - scrive Sauro Bargini a nome dei parrocchiani - è di una gravità inusuale: una lettera anonima contenente delle contestazioni per i lavori annunciati, da fare alla chiesa, con l’invito a smettere di chiedere soldi arrivando perfino alla minaccia». È pur vero - prosegue Bargini - «che la pratica dell’anonimato è la più viscida ed esecrabile, da non prendere neppure in considerazione perchè chi non ha il coraggio di esporre le proprie ragioni, con la correttezza ed il rispetto verso gli altri non merita altro che l’indifferenza.
A monsignor Unti, vogliamo inviare la più totale solidarietà per questa squallida vicenda, sapendo che la maggioranza dei parrocchiani condanna questa pratica dell’anonimato che è la più ignobile ed incivile, degna figlia dell’ignoranza che ancora oggi imperversa nella nostra società». Da parte sua il parroco preferisce non entrare nel merito limitandosi solo ad una brve riflessione: «Dispiace - commenta - che dopo 52 anni di sacerdozio, di cui 20 passati a Nave, si arrivi ad offendere e minacciare». Il consiglio pastorale e quello economico, insieme a molti paesani, comunque, fanno quadrato intorno a don Fabio, che in 20 anni di sacerdozio in paese non è stato solo una guida spirituale, ma anche il promotore di tantissime opere a beneficio della chiesa e della parrocchia.
Infatti, negli anni ha promosso lavori per circa un miliardo di vecchie lire. E anche nell’ultima lettera inviata alle famiglie di Nave, la parrocchia ha informato i residenti della necessità di effettuare alcuni lavori di carattere straordinario, su alcune strutture interne ed esterne alla chiesa. In sostanza, si tratta di «un invito a contribuire a tutte quelle famiglie che vogliano bene alla loro parrocchia e che desiderano che sia sempre più bella e accogliente», secondo quanto si legge nella lettera ai fedeli. Fedeli che difendono a spada tratta il proprio parroco. «Negli ultimi 20 anni - dicono alcuni paesani - sotto la guida di don Fabio e con il contributo di moltissime persone è stato raccolto circa un miliardo di vecchie lire. Tutto denaro investito per la realizzazione di moltissime opere parrocchiali tra cui il restauro interno ed esterno della chiesa, il nuovo piazzale, il restauro dell’organo a canne. Restaurati tutti gli altari del ’600, il campanile della chiesa. Con questi fondi è stato anche costruito il nuovo altare maggiore.
Sempre nel corso degli anni è stato costruito il nuovo centro parrocchiale con le aule del catechismo, le stanze per i giochi dei bambini e per le attività giovanili dove vengono organizzati concerti e molte altre iniziative». Non solo. Sempre grazie a questi fondi - sottolineano i parrocchiani, schierati con don Unti - «sono stati realizzati il campo di calcetto con l’illuminazione, quello per la pallacanestro e per la pallavolo. È' stato realizzato anche un centro per i bambini più piccoli con la presenza di una maestra e quattro giovani volontari dove le mamme possono lasciare i propri figli per andare a lavorare». Forse - concludono i parrocchiani - «tutta questa super attività dà fastidio a qualcuno, ma noi continuamo per la nostra strada a fianco del nostro parroco che sosteniamo».
A monsignor Unti, vogliamo inviare la più totale solidarietà per questa squallida vicenda, sapendo che la maggioranza dei parrocchiani condanna questa pratica dell’anonimato che è la più ignobile ed incivile, degna figlia dell’ignoranza che ancora oggi imperversa nella nostra società». Da parte sua il parroco preferisce non entrare nel merito limitandosi solo ad una brve riflessione: «Dispiace - commenta - che dopo 52 anni di sacerdozio, di cui 20 passati a Nave, si arrivi ad offendere e minacciare». Il consiglio pastorale e quello economico, insieme a molti paesani, comunque, fanno quadrato intorno a don Fabio, che in 20 anni di sacerdozio in paese non è stato solo una guida spirituale, ma anche il promotore di tantissime opere a beneficio della chiesa e della parrocchia.
Infatti, negli anni ha promosso lavori per circa un miliardo di vecchie lire. E anche nell’ultima lettera inviata alle famiglie di Nave, la parrocchia ha informato i residenti della necessità di effettuare alcuni lavori di carattere straordinario, su alcune strutture interne ed esterne alla chiesa. In sostanza, si tratta di «un invito a contribuire a tutte quelle famiglie che vogliano bene alla loro parrocchia e che desiderano che sia sempre più bella e accogliente», secondo quanto si legge nella lettera ai fedeli. Fedeli che difendono a spada tratta il proprio parroco. «Negli ultimi 20 anni - dicono alcuni paesani - sotto la guida di don Fabio e con il contributo di moltissime persone è stato raccolto circa un miliardo di vecchie lire. Tutto denaro investito per la realizzazione di moltissime opere parrocchiali tra cui il restauro interno ed esterno della chiesa, il nuovo piazzale, il restauro dell’organo a canne. Restaurati tutti gli altari del ’600, il campanile della chiesa. Con questi fondi è stato anche costruito il nuovo altare maggiore.
Sempre nel corso degli anni è stato costruito il nuovo centro parrocchiale con le aule del catechismo, le stanze per i giochi dei bambini e per le attività giovanili dove vengono organizzati concerti e molte altre iniziative». Non solo. Sempre grazie a questi fondi - sottolineano i parrocchiani, schierati con don Unti - «sono stati realizzati il campo di calcetto con l’illuminazione, quello per la pallacanestro e per la pallavolo. È' stato realizzato anche un centro per i bambini più piccoli con la presenza di una maestra e quattro giovani volontari dove le mamme possono lasciare i propri figli per andare a lavorare». Forse - concludono i parrocchiani - «tutta questa super attività dà fastidio a qualcuno, ma noi continuamo per la nostra strada a fianco del nostro parroco che sosteniamo».
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