Finanza
Giunta al via con otto assessori
Ilaria Bonuccelli
Riserve (per ora) da Governare Lucca, bagarre sulla presidenza
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LUCCA. C'è una donna in più, Letizia Bandoni, della “Berlusconi generation”, un alleato - Giovanni Pierami - rimasto alla finestra, e anche un nodo - quello del presidente del consiglio comunale - ancora da sciogliere. Sono le 19 o giù di lì quando il sindaco Mauro Favilla annuncia la sua giunta.
È una giunta a 8 (4 assessori per FI, compresa l'emergente Letizia Bandoni, 2 per An e 2 per l'Udc) che, a metà pomeriggio, è ancora monca: mancano gli assessori (uno o due) di Governare Lucca, la lista che lo ha candidato, e manca all'appello anche Giovanni Pierami, ex candidato sindaco di Per Lucca che lo ha appoggiato al secondo turno: non ha (ancora) accettato. Quella che nasce alla vigilia del primo consiglio comunale, dunque, è una proto-giunta, considerando che Favilla vuole, da subito, una squadra di 12 assessori, da portare, poi, a 14 con propri uomini di fiducia, non indicati dai partiti. E nella prima mandata di nomine non ci sono grandi sorprese. Per Forza Italia ottengono l'incarico Donatella Buonriposi, indicata come vicesindaco, Elio Cappellini, Filippo Candelise e, a sopresa, la ventottenne Letizia Bandoni che Favilla nomina «con piacere, visto che è una donna ed è anche giovane, due qualità che per me sono importanti.
Certo avrà meno esperienza amministrativa, ma il nostro compito è anche quello di far crescere nuove leve della politica». Per An nomine scontate e rinconferme: l'ex vicesindaco Gianluca Leone e l'ex assessore allo sport Lido Moschini che in consiglio verranno sostituiti da Fabrizio Petri e Marco Martinelli. Tutto da copione anche per le nomine Udc: Antonio Azzarà e Angelo Monticelli, che lasciano il seggio in consiglio comunale a Ilario Buchignani e Mariano Puccinelli.
Con questo, almeno per la Cdl il capitolo degli assessori è chiuso. Ma non quello delle nomine. In sospeso, infatti, resta la questione del presidente del consiglio comunale. Che oggi si spiega più con i numeri che coi nomi. Se FI ha ottenuto 4 assessori e An solo due, come l'Udc sembra scontato che ottenga il presidente del consiglio comunale per il quale è lanciato Marco Agnitti. La sua è un'invetitura importante che parte dall'onorevole Riccardo Migliori, e arriva fino all'ex ministro Altero Matteoli. An ha speso molto in questa candidatura che oggi - ricorda Giuliana Baudone, consigliere regionale di An - «è di tutta la Cdl e quindi riteniamo anche del sindaco». Non altrettanto, però, si può dire di Governare Lucca. Il movimento che fa capo a Piero Angelini da sempre sostiene che Marco Brancoli sarebbe il candidato ideale per questo ruolo e vuole rinunciarci. A tarda sera la lista era ancora in riunione e non aveva dato al sindaco i nomi dei possibili assessori.
La questione, dunque, sembra a un punto morto. E forse i partiti si troveranno ad affrontarla stamani, verso le 11,30, dopo la presentazione della prima tranche di giunta. Il sindaco, dal canto suo, sembra intenzionato a lasciarle la palla a ai gruppi consiliari. Oltretutto il presidente si elegge in aula a scrutinio segreto: senza un accordo di ferro, Agnitti rischia di essere silurato. Non solo alla prima votazione, quando è necessaria una maggioranza di 28 voti, ma anche quando il quorum scende a 21: deve, infatti, fare i conti, con i 5 voti di Governare Lucca, con quello di Brancoli, con quello di potenziali franchi tiratori e anche con l'incerto Pierami.
È una giunta a 8 (4 assessori per FI, compresa l'emergente Letizia Bandoni, 2 per An e 2 per l'Udc) che, a metà pomeriggio, è ancora monca: mancano gli assessori (uno o due) di Governare Lucca, la lista che lo ha candidato, e manca all'appello anche Giovanni Pierami, ex candidato sindaco di Per Lucca che lo ha appoggiato al secondo turno: non ha (ancora) accettato. Quella che nasce alla vigilia del primo consiglio comunale, dunque, è una proto-giunta, considerando che Favilla vuole, da subito, una squadra di 12 assessori, da portare, poi, a 14 con propri uomini di fiducia, non indicati dai partiti. E nella prima mandata di nomine non ci sono grandi sorprese. Per Forza Italia ottengono l'incarico Donatella Buonriposi, indicata come vicesindaco, Elio Cappellini, Filippo Candelise e, a sopresa, la ventottenne Letizia Bandoni che Favilla nomina «con piacere, visto che è una donna ed è anche giovane, due qualità che per me sono importanti.
Certo avrà meno esperienza amministrativa, ma il nostro compito è anche quello di far crescere nuove leve della politica». Per An nomine scontate e rinconferme: l'ex vicesindaco Gianluca Leone e l'ex assessore allo sport Lido Moschini che in consiglio verranno sostituiti da Fabrizio Petri e Marco Martinelli. Tutto da copione anche per le nomine Udc: Antonio Azzarà e Angelo Monticelli, che lasciano il seggio in consiglio comunale a Ilario Buchignani e Mariano Puccinelli.
Con questo, almeno per la Cdl il capitolo degli assessori è chiuso. Ma non quello delle nomine. In sospeso, infatti, resta la questione del presidente del consiglio comunale. Che oggi si spiega più con i numeri che coi nomi. Se FI ha ottenuto 4 assessori e An solo due, come l'Udc sembra scontato che ottenga il presidente del consiglio comunale per il quale è lanciato Marco Agnitti. La sua è un'invetitura importante che parte dall'onorevole Riccardo Migliori, e arriva fino all'ex ministro Altero Matteoli. An ha speso molto in questa candidatura che oggi - ricorda Giuliana Baudone, consigliere regionale di An - «è di tutta la Cdl e quindi riteniamo anche del sindaco». Non altrettanto, però, si può dire di Governare Lucca. Il movimento che fa capo a Piero Angelini da sempre sostiene che Marco Brancoli sarebbe il candidato ideale per questo ruolo e vuole rinunciarci. A tarda sera la lista era ancora in riunione e non aveva dato al sindaco i nomi dei possibili assessori.
La questione, dunque, sembra a un punto morto. E forse i partiti si troveranno ad affrontarla stamani, verso le 11,30, dopo la presentazione della prima tranche di giunta. Il sindaco, dal canto suo, sembra intenzionato a lasciarle la palla a ai gruppi consiliari. Oltretutto il presidente si elegge in aula a scrutinio segreto: senza un accordo di ferro, Agnitti rischia di essere silurato. Non solo alla prima votazione, quando è necessaria una maggioranza di 28 voti, ma anche quando il quorum scende a 21: deve, infatti, fare i conti, con i 5 voti di Governare Lucca, con quello di Brancoli, con quello di potenziali franchi tiratori e anche con l'incerto Pierami.
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