Sicurezza
Centrali idroelettriche, stop in tutto il bacino del Serchio
Paola Taddeucci
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. La Lima e gli altri affluenti del fiume potranno salvarsi dallo sfruttamento intensivo delle centraline idroelettriche. Sono state fissate, infatti, nuove regole più ferree per la costruzione degli impianti lungo tutti i corsi d’acqua del bacino del fiume Serchio. Una decisione, presa dall’Autorità di Bacino, che di fatto bloccherà circa 50 progetti di centraline idroelettriche, tra cui quello della Viv Visa srl, sulla Lima, contro il quale anche recentemente c’è stata una manifestazione di protesta dei comitati e degli ambientalisti. Se attuato, il progetto - a detta di questi ultimi - potrebbe dare il colpo di grazia al torrente e ridurlo a un filo d’acqua. La Viv Visa è interessata all’ultimo tratto della Lima, quello ancora non coperto da derivazioni. Con uno sbarramento a Fabbriche di Casabasciana il progetto prevede che l’acqua sia derivata per tre chilometri e mezzo in una condotta in galleria fino alla centrale idroelettrica in località Ravacce. Ma la società dovrà rivedere queste ipotesi perché il progetto così com’è non non va più bene.
L’Autorità di Bacino ha stabilito, infatti, che gli unici impianti ammessi saranno quelli ad acqua fluente, che cioè utilizzano la portata naturale del corso d’acqua senza allontanarne le acque con una condotta o un canale derivatore. L’Autorità di Bacino, peraltro, aveva già messo dei paletti nel febbraio scorso, stabilendo con una delibera che i nuovi impianti non possono essere posizionati né a monte né a valle di centrali già esistenti per un tratto del corso d’acqua di lunghezza pari a due volte rispetto a quella già impegnata nelle derivazioni esistenti. Regole che, però, non bastavano in quanto quella stessa delibera, nella quale si faceva già riferimento agli impianti ad acqua fluente, era stata male interpretata proprio per quest’ultimo aspetto. Così l’Autorità di Bacino ha provveduto, chiarendo una volta per tutte come ci si dovrà comportare. Nella stessa disposizione, inoltre, viene stabilito che dovrà essere sempre rispettato il deflusso minimo vitale, deciso caso per caso nel rispetto delle caratteristiche del corso d’acqua, secondo precise regole che l’Autorità di Bacino ha imposto per tutelare i corsi d’acqua stessi. La media del deflusso minimo vitale è di 6/7litri al secondo per chilometro quadrato di bacino sotteso. «Un valore - sottolinea il professor Raffaello Nardi, segretario generale dell’Autorità - che è stato alzato, rispetto ai precedenti 2 litri e che quindi ha garantito apprezzabili rilasci nei corsi d’acqua».
Tuttavia, secondo Nardi, le richieste di derivazioni per centraline idrolettriche non hanno subito flessioni, tanto da raggiungere in pochi anni il mumero di 101, tra quelle in attività e quelle in progetto. Di queste, circa la metà sono già realizzate o hanno avuto la concessione. Il resto, invece, dovrà sottostare alle nuove regole per ottenere eventuali concessioni da parte della Provincia, l’ente che autorizza su parere dell’Autorità di Bacino. Una concessione che sembra parecchio difficile, a questo punto. «Credo che - anticipa Nardi - la gran parte di quei progetti sarà bocciata». D’altra parte, il segretario dell’Autorità di Bacino aveva espresso più volte preoccupazione per questo continuo depauperamento dei corsi d’acqua del fiume. «La decisione presa - sottolinea Nardi - risponde quindi anche alla necessità di assicurare il mantenimento di tratti ad elevata naturalità degli affluenti, in considerazione del sempre più crescente numero di impianti idroelettrici presentati nel bacino del Serchio. In questo modo, di fatto ci sarà un ulteriore condizionamento per la realizzazione delle centraline, necessario per garantire la tutela del territorio».
L’Autorità di Bacino ha stabilito, infatti, che gli unici impianti ammessi saranno quelli ad acqua fluente, che cioè utilizzano la portata naturale del corso d’acqua senza allontanarne le acque con una condotta o un canale derivatore. L’Autorità di Bacino, peraltro, aveva già messo dei paletti nel febbraio scorso, stabilendo con una delibera che i nuovi impianti non possono essere posizionati né a monte né a valle di centrali già esistenti per un tratto del corso d’acqua di lunghezza pari a due volte rispetto a quella già impegnata nelle derivazioni esistenti. Regole che, però, non bastavano in quanto quella stessa delibera, nella quale si faceva già riferimento agli impianti ad acqua fluente, era stata male interpretata proprio per quest’ultimo aspetto. Così l’Autorità di Bacino ha provveduto, chiarendo una volta per tutte come ci si dovrà comportare. Nella stessa disposizione, inoltre, viene stabilito che dovrà essere sempre rispettato il deflusso minimo vitale, deciso caso per caso nel rispetto delle caratteristiche del corso d’acqua, secondo precise regole che l’Autorità di Bacino ha imposto per tutelare i corsi d’acqua stessi. La media del deflusso minimo vitale è di 6/7litri al secondo per chilometro quadrato di bacino sotteso. «Un valore - sottolinea il professor Raffaello Nardi, segretario generale dell’Autorità - che è stato alzato, rispetto ai precedenti 2 litri e che quindi ha garantito apprezzabili rilasci nei corsi d’acqua».
Tuttavia, secondo Nardi, le richieste di derivazioni per centraline idrolettriche non hanno subito flessioni, tanto da raggiungere in pochi anni il mumero di 101, tra quelle in attività e quelle in progetto. Di queste, circa la metà sono già realizzate o hanno avuto la concessione. Il resto, invece, dovrà sottostare alle nuove regole per ottenere eventuali concessioni da parte della Provincia, l’ente che autorizza su parere dell’Autorità di Bacino. Una concessione che sembra parecchio difficile, a questo punto. «Credo che - anticipa Nardi - la gran parte di quei progetti sarà bocciata». D’altra parte, il segretario dell’Autorità di Bacino aveva espresso più volte preoccupazione per questo continuo depauperamento dei corsi d’acqua del fiume. «La decisione presa - sottolinea Nardi - risponde quindi anche alla necessità di assicurare il mantenimento di tratti ad elevata naturalità degli affluenti, in considerazione del sempre più crescente numero di impianti idroelettrici presentati nel bacino del Serchio. In questo modo, di fatto ci sarà un ulteriore condizionamento per la realizzazione delle centraline, necessario per garantire la tutela del territorio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google