La manifestazione
Braglia si presenta alla Lucchese
Giulio Torcigliani
Oggi alle 14 la conferenza stampa del tecnico a Villa delle Rose
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Da mesi «Il Tirreno» sosteneva che Piero Braglia avrebbe guidato la Lucchese 2007-2008. E oggi alle 14 alla Villa delle Rose di Pescia l’allenatore maremmano sarà presentato ufficialmente alla stampa. Voluto fortissimamente dal presidente Fouzi Hadj e strappato alla concorrenza dal nuovo diesse Silvio Giusti che, con l’abilità di un novello principe di Tayllerand, ha portato a termine un’operazione sulla carta assai complessa. Non era facile strappare il tecnico di Grosseto al Pisa dopo l’impresa di riportare in B i nerazzurri dopo tredici anni d’assenza.
«Sono imbarazzato da tutto questo clamore. - esordisce al telefono il mister maremmano - Chiarisco subito che con me non ci saranno figli e figliastri. Tutti i media saranno trattati allo stesso modo. Con me patti chiari e amicizia lunga. Un’intervista al telefono? Non mi piace rilasciare dichiarazioni prima della conferenza stampa ufficiale. Non vogliono tenere comportamenti di favori con qualcuno».
Sul suo nome la tifoseria è divisa. C’è chi lo attende in gloria e chi storce la bocca per l’antica ruggine con il neo promosso Pisa e il giallo dei palloni scomparsi a San Giovanni Valdarno. «Guardi - dice senza mezzi termini il nuovo nocchiero rossonero -, non me ne frega niente dei discorsi. Io rispetto tutti. Con educazione. Chiaramente faccio l’allenatore di professione e può accadere, che stando sulla panchina avversaria, cerchi di vincere, di non dare vantaggi agli avversari. Ci mancherebbe anche il contrario. Mi sembra normale agire così. Vorrà dire che i tifosi rossoneri sapranno che, quando la Lucchese vince, potrebbero sparire i palloni. E sapranno quindi a chi dare le colpe».
Ride di gusto, Piero Braglia. Sdrammatizza e ironizza sull’episodio che lo ha visto protagonista nelle due stagioni passate. Ma è consapevole dell’importanza del suo nuovo incarico. «Il concetto fondamentale è che il sottoscritto fa l’allenatore e che sottoscrive contratti e veste la maglia di società dove esistono programmi seri e voglia di vinceere». Quindici anni fa, parlando con Pino Vitale, storico diesse della Lucchese, ci disse che credeva molto nelle qualità tecniche di Piero Braglia. Un allenatore di prospettiva con un unico nero: il carattere fumantino. «Telefoni all’amico comune - tiene botta Braglia - e gli dica che quando finirà il rapporto fra l’Empoli e Cagni c’è un allenatore-ragazzo che ha messo la testa a posto: Piero Braglia. Io sono pronto, lei corra a cercare Pino e a riferirglielo».
Battute salaci, chiarezza nei messaggi e nei contenuti. Piero Braglia è questo. Prendere o lasciare. C’è chi lo paragona già all’Omone di Volpara e chi invece storce il naso per il suo gioco sparagnino votato più a difendere che ad offendere. Vedremo. Intanto stamani Braglia porrà la sua firma sul contratto nella sede di via Carlo del Prete. Accanto a lui il presidente Hadj, il diesse Giusti e il segretario Magli. Biennale da 150mila euro netti all’anno: un contratto importante per la C1. Contratti pronti anche per il suo fedele secondo, Mauro Isetto, 59 anni, ex portiere degli anni Settanta con Fiorentina, Montevarchi, Sambenedettese e Casertana e per il preparatore atletico Luca Buoncompagni. Come un altro mister vincente degli anni Ottanta - Renzo Melani - anche Braglia cercherà di portarsi dietro alcuni artefici della promozione di Pisa. Cinque nomi per tre acquisti: De Simone, Chiarini, Calori, D’Anna e Biancone.
«Sono imbarazzato da tutto questo clamore. - esordisce al telefono il mister maremmano - Chiarisco subito che con me non ci saranno figli e figliastri. Tutti i media saranno trattati allo stesso modo. Con me patti chiari e amicizia lunga. Un’intervista al telefono? Non mi piace rilasciare dichiarazioni prima della conferenza stampa ufficiale. Non vogliono tenere comportamenti di favori con qualcuno».
Sul suo nome la tifoseria è divisa. C’è chi lo attende in gloria e chi storce la bocca per l’antica ruggine con il neo promosso Pisa e il giallo dei palloni scomparsi a San Giovanni Valdarno. «Guardi - dice senza mezzi termini il nuovo nocchiero rossonero -, non me ne frega niente dei discorsi. Io rispetto tutti. Con educazione. Chiaramente faccio l’allenatore di professione e può accadere, che stando sulla panchina avversaria, cerchi di vincere, di non dare vantaggi agli avversari. Ci mancherebbe anche il contrario. Mi sembra normale agire così. Vorrà dire che i tifosi rossoneri sapranno che, quando la Lucchese vince, potrebbero sparire i palloni. E sapranno quindi a chi dare le colpe».
Ride di gusto, Piero Braglia. Sdrammatizza e ironizza sull’episodio che lo ha visto protagonista nelle due stagioni passate. Ma è consapevole dell’importanza del suo nuovo incarico. «Il concetto fondamentale è che il sottoscritto fa l’allenatore e che sottoscrive contratti e veste la maglia di società dove esistono programmi seri e voglia di vinceere». Quindici anni fa, parlando con Pino Vitale, storico diesse della Lucchese, ci disse che credeva molto nelle qualità tecniche di Piero Braglia. Un allenatore di prospettiva con un unico nero: il carattere fumantino. «Telefoni all’amico comune - tiene botta Braglia - e gli dica che quando finirà il rapporto fra l’Empoli e Cagni c’è un allenatore-ragazzo che ha messo la testa a posto: Piero Braglia. Io sono pronto, lei corra a cercare Pino e a riferirglielo».
Battute salaci, chiarezza nei messaggi e nei contenuti. Piero Braglia è questo. Prendere o lasciare. C’è chi lo paragona già all’Omone di Volpara e chi invece storce il naso per il suo gioco sparagnino votato più a difendere che ad offendere. Vedremo. Intanto stamani Braglia porrà la sua firma sul contratto nella sede di via Carlo del Prete. Accanto a lui il presidente Hadj, il diesse Giusti e il segretario Magli. Biennale da 150mila euro netti all’anno: un contratto importante per la C1. Contratti pronti anche per il suo fedele secondo, Mauro Isetto, 59 anni, ex portiere degli anni Settanta con Fiorentina, Montevarchi, Sambenedettese e Casertana e per il preparatore atletico Luca Buoncompagni. Come un altro mister vincente degli anni Ottanta - Renzo Melani - anche Braglia cercherà di portarsi dietro alcuni artefici della promozione di Pisa. Cinque nomi per tre acquisti: De Simone, Chiarini, Calori, D’Anna e Biancone.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google