Il Tirreno

Lucca

Gli amici di sempre alla festa di Favilla che torna sindaco

Marco Innocenti

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È la festa della gente semplice, più che degli eletti e di tanti attivisti che, dopo essersi dati da fare in campagna elettorale, aspettano ora l’agognata ricompensa. Attorno a Mauro Favilla, che torna a fare il sindaco dopo 23 anni (o 18, se si considera il breve periodo alla guida di Palazzo Orsetti alla fine degli anni Ottanta), si stringono gli amici di sempre. Hanno i capelli un po’ più bianchi, qualche ruga in più, ma sono sempre gli stessi. C’è chi, come Natale Mazzoni (già alla guida di municipalizzate ai tempi dei primi mandati Favilla), ha già affiancato il sindaco nell’amministrazione della città, ma anche tanta gente comune che torna volentieri a testimoniare l’affetto e la stima, rimasti immutati. L’unica novità, sul palco di una piazza Napoleone discretamente affollata, è la moglie che ora Favilla porta sempre con sé, mentre prima non si vedeva mai. «Sa - spiega - venti anni fa avevamo i figli da crescere, qualcuno doveva pur farlo. Oggi abbiamo tutti e due più tempo libero e mi accompagna volentieri. Devo essere sincero: quando mi è stata proposta la candidatura ero molto indeciso, è stata proprio mia moglie a stimolarmi e convincermi».

È breve il saluto del sindaco alla folla che è arrivata alla festa per il suo successo. Pochi minuti sul palco, un discorso semplice semplice, a braccio, i ringraziamenti a chi lo ha sostenuto, incoraggiato e votato, pochi punti chiave del suo programma e poi giù, in piazza, a ricevere saluti e strette di mano. Della giunta da formare non parla, rimanda tutto ai prossimi giorni. Ma conoscendolo si può star certi che ha già le idee chiare in testa e soprattutto che studia il percorso per ottenere dalle forze di maggioranza indicazioni in sintonia con i suoi criteri, la qualità e la disponibilità delle persone su tutti. Certo, non è mai stato suo costume procedere per scontri e prove di forza. Favilla ha la presunzione, e la calma sufficiente per supportarla, di saper convincere: in giunta non vorrebbe affaristi, o gente che mira solo al proprio tornaconto personale, ma persone davvero disposte a impegnarsi per la città. Ecco perché non considera una priorità assoluta il numero delle preferenze, cui sembra anteporre i suoi criteri. Ma nemmeno intende cadere nel tranello delle terne e delle rose, che consentirebbe ai partiti di scaricare su di lui le reazioni e i malumori degli esclusi. Attende quindi che i partiti diano le loro indicazioni, secche, ma lavora anche perché i nomi siano quelli che può condividere.

Sa che ci sono tanti appetiti, ma ricorda che un sindaco ha una settantina di posti (tra società e aziende partecipate) da assegnare per accontentare tutti quando le scandenze lo consentiranno. Ecco allora che pensa a varare subito, entro il mese, un esecutivo che affronti i temi piuù scottanti: la sanità, l’urbanistica, la riorganizzazione della macchina comunale. Ma potrebbe essere una giunta di 12 persone al massimo, alle quali aggiungerne altre 2 in maniera ancora più mirata, in autunno. Mentre parla con la gente comune venuta a salutarlo come l’amico di sempre che ritorna, a qualche metro di distanza si aggira un capannello di pretendenti che fanno di tutto per farsi vedere e riconoscere. Favilla ha una parola per tutti, con la cordialità consueta ascolta tutti. Ma poi farà di testa sua, come sempre. Senza rompere e dividere, ragionando e convincendo. Nella sua tela di ragno alla fine sono sempre caduti tutti.

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