Il Tirreno

Lucca

I TESORI NASCOSTI  

Affiorano case e officine del VI secolo

Luca Franceschini

Tracce di ripetute alluvioni dell’Auser, da sempre pericoloso

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LUCCA. Non cessarono grazie all’intervento del vescovo Frediano le alluvioni causate dall’Auser, l’antico Serchio, che continuarono invece a devastare la città fino alla definitiva protezione degli argini attuali, su progetto dell’architetto Nottolini. La conferma arriva da un’altra sensazionale scoperta archeologica avvenuta negli scavi in corso in via della Rosa 11, nel palazzo ex Ute che Francesco Pardini sta ristrutturando. Nello scantinato, le maestranza della ditta Barsotti, che cura la ristrutturazione, è stato scoperto un insediamento del VI sec d.c., epoca del vescovo Frediano, poi divenuto santo. Sono venuti alla luce i resti di una casa del periodo, che probabilmente era costruita in legno, poi spazzata via da un’inondazione.

Come documenta l’opera degli archeologi nel palazzo ex Ute, noto come Poggi, nei secoli successivi il posto era stato anche luogo di attività artigianali, come una macelleria e un’officina per la produzione di vetro come. Lo testimoniano i ritrovamenti di mandibole di maiali, capre e cavalli, e di cocci di vetro. L’inondazione che portò via l’insediamento del VI sec. non risulta nei documenti ufficiali, e la scoperta del gruppo guidato dal prof. Michelangelo Zecchini porta un’ulteriore arricchimento alla storia di Lucca, una città che vede i cittadini da sempre in lotta con le acque minacciose del Serchio.

La stratificazione straordinariamente leggibile di varie alluvioni dimostra oggi come, nonostante gli interventi di S. Frediano documentati da Gragorio Magno, si sia evidentemente dovuto aspettare gli argini del Nottolini per giungere ad una soluzione che proteggesse la città in via definitiva. «Raramente affiorano testimonianze così leggibili - dice Zecchini - abbiamo riscontrato una stratificazione perfetta che permette di ricavare una grandissima quantità di informazioni sulla storia della nostra città. Finora avevamo trovato resti risalenti all’epoca romana, augustea, e medievale, mancava proprio l’alto medioevo. Ecco che con questi ritrovamenti viene colmata anche questa lacuna».

Ma i lavori non terminano qui. «Adesso continueremo gli scavi, toglieremo questo strato e vedremo cosa si trova sotto, vogliamo individuare i limiti dell’insediamento, e le prove degli alluvioni precedenti» aggiunge il direttore scientifico degli scavi, Giulio Ciampoltrini. E particolare attenzione si dedicherà allo scavo in un locale adiacente, dove sono già affiorati i resti di una colonna romana che parrebbe indicare la presenza di un’area sepolcrale dotata di un grande complesso monumentale. Nelle ricerche è stata come sempre fondamentale l’opera esperta e minuziosa di Augusto Andreotti.

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