Il Tirreno

Lucca

LA SCOPERTA

Meschi tra i primi trascrittori di Bach

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 LUCCA. La chitarra classica agli albori del secolo scorso era uno considerato uno strumento più adatto al semplice accompagnamento della voce umana che al solismo. Pensare di adattare alle sei corde la polifonia del compositore Bach è stato un processo lungo e controverso. Fra i primi trascrittori, l'andaluso Andres Segovia. Ma tra gli artefici della rinascita della chitarra si aggiunge il cantore lucchese Italo Meschi (1887-1957), di cui si è occupata l'Accademia Lucchese con un libro dedicato e una mostra nella storica sede della Biblioteca statale di via Santa Maria Corteorlandini (in corso fino a fine giugno). Pressoché sconosciuto in quasi tutti gli ambienti chitarristici del dopoguerra, Meschi fu un grande cultore della polifonia di Bach e i parenti ricordano ancora come impiegasse gran parte del suo tempo nella trascrizione di difficili brani per presentarli poi in concerto. Uno di questi suoi manoscritti, datato 1948, è riapparso dall'oblìo: è la trascrizione della Fuga in re minore per organo trascritta dal Meschi per la sua chitarpa, uno strumento a nove corde, di cui tre fuori dal manico. (m.b.)

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