Sicurezza
Il regime trasformava le case rurali sul fiume in colonie estive per giovani
I bagni sul Serchio negli anni Trenta
Carla Sodini
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LUCCA. Mai, a memoria d'uomo, il fiume Serchio visse stagioni estive tanto intense come negli anni Trenta del Novecento. Questo periodo fortunato che popolò le sue acque fresche e le rive ciottolose di frotte di giovani e bambini altro non fu che il riflesso locale di una ben organizzata strategia del Regime nei confronti delle politiche giovanili che includeva anche l'utilizzo delle colonie temporanee estive come ambienti adibiti alla formazione fisica della "stirpe italica" e alla perfetta educazione patriottica, religiosa e militare delle nuove generazioni. Il fascismo, superata quindi l'idea della colonia come ambiente solo terapeutico e preventivo dedicato al sollievo dell'infanzia meno abbiente, inventò nuovi spazi collettivi destinati a tutti i fanciulli di età compresa tra i 6 e i 13 anni, purché regolarmente iscritti alla gioventù italiana del Littorio e in possesso della relativa tessera per l'anno in corso. Il fiume nostrano si riempì, quindi, di colonie elioterapiche, particolarmente adatte alle finalità igieniche del fascismo: sole e acqua; pazienza se non era salata. Sorsero allora, spesso ai margini di fresche pioppete, anche nuove strutture ricettive per accogliere i giovani bagnanti. Da quelle piccole, poco più di un capanno, adibite a spazio ricettivo giornaliero, fino alle più grandi che ospitavano gli avanguardisti, cioè ai ragazzi di oltre 14 anni di età. Nei pressi della città erano stati predisposti diversi campi estivi. Fra questi, la colonia climatica di Nave all'altezza del Palazzaccio (maschile e femminile), il centro elioterapico del Patronato Scolastico di Lucca e quello del Fascio femminile di Monte San Quirico. Certamente le colonie del Serchio non potevano competere con quelle dislocate lungo i maggiori corsi d'acqua italiani e, tanto meno, con le altre marine della Versilia e del litorale fra Pisa e Livorno. Cioè "non avevano splendori di ornamenti e arditezze architettoniche, ma una semplicità rurale, ma solo l'ordine, la pulizia,la lucentezza casalinga". Pregi questi da imputare oltre che "allo spirito semplice dell'Auser", anche alla ferrea disciplina che scandiva ogni momento di questi campi estivi e alle frequenti visite di cui erano oggetto da parte di gerarchi locali e anche di autorità superiori. Tantissime le foto del segretario federale Carlo Scorza mentre ispeziona le colonie estive sul Serchio. Il sole, l'acqua, la ginnastica, gli esercizi ginnici sincronizzati si rivelarono, col trascorrere degli anni, elementi quasi secondari rispetto a una ben più complessa strategia di persuasione alla fede fascista basata su una ritualità estremamente complessa che prendeva avvio prima della partenza per le destinazioni estive per concludersi, alla fine della stagione, con una grande cerimonia di tutti i reduci dalle colonie di fronte al monumento ai caduti fascisti della Lucchesia sul baluardo San Paolino. Sulle foto dei giornali locali (ved. "L'artiglio") il Regime mostrava il volto spensierato di queste vacanze fuori casa. Ecco i ragazzi del fascio di combattimento di Calavorno mentre facevano il bagno nella "limpida acqua del Serchio". Oppure i giovani di quello di Castiglione Garfagnana seduti sul greto del fiume "tra azzurro d'acque e verde di selve". Immagini simili ritraevano gli ospiti dei centri fluviali dei fasci di combattimento di Ponte a Moriano, Filicaia, Riana, Ponte di Campia, Gramolazzo e Gallicano. Basta però leggere una delle tante descrizioni di una giornata qualsiasi in un campo estivo (quello di Castelnuovo Garfagnana) di avanguardisti per avere un'idea un po' meno idilliaca di questa realtà che iniziava di buon mattino, con l'alzabandiera, il saluto al Duce e l'appello al martire fascista, Gino Giannini e proseguiva, nel pomeriggio, con vere e proprie esercitazioni militari. Pochi bagni, quindi, e dura disciplina alla quale i giovani affermavano di guardare "con passione e entusiasmo animati dall'unica fede, quella di Mussolini, per il trionfo della quale essi andavano degnamente preparandosi militarmente e moralmente". Nonostante queste entusiastiche affermazioni, probabilmente, c'era già allora qualcuno, fra questi villeggianti del Regime, che sognava ardentemente l'inverno.
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