Il Tirreno

Lucca

Pensata per Napoleone, fu poi “corretta” con la faccia del nonno di Maria Luisa di Borbone

Le peregrinazioni della statua di "Carlaccio"

Carla Sodini
Le peregrinazioni della statua di "Carlaccio"

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 LUCCA. La storia di una statua dal duplice volto, costretta a emigrare da un luogo all'altro della città, cominciò il giorno in cui presero avvio i lavori per la costruzione di una grande piazza davanti al palazzo degli Anziani divenuto sede della corte dei principi Baciocchi.  Il 15 agosto 1806 - era la festa di San Napoleone - Elisa e Felice Baciocchi posero, infatti, la prima pietra del piedistallo di una scultura "pedestre", dedicata a Napoleone I, nel breve slargo fra la chiesa di San Pietro Maggiore e il palazzo della posta.  Già allora era noto che i due edifici con le carceri, la torre di palazzo e i magazzini del sale, erano destinati alla demolizione per lasciare spazio a una nuova architettura scenografica con, al centro, quel doveroso omaggio al nuovo imperatore. Dopo alcuni concorsi dall'esito molto incerto anche per la singolarità delle proposte, nel marzo del 1813 la realizzazione della statua venne affidata allo scultore Leopoldo Vannelli.  A causa della partenza improvvisa dei Baciocchi dalla Toscana dopo la caduta definitiva di Napoleone, la figura scolpita nelle vesti di un imperatore romano rimase a Carrara presso lo studio del suo artefice. Solo nel 1821, cioè tre anni dopo l'arrivo a Lucca di Maria Luisa di Borbone, l'allora gonfaloniere Giovan Battista Fatinelli suggerì alla duchessa di fare ultimare la statua "dandole quella figura che piacerà a Sua Maestà". La signora ordinò quindi al Vannelli di concludere la scultura cambiando il volto di Napoleone con quello di suo nonno Carlo III di Borbone, re delle Due Sicilie e di Spagna dal 1759. Pretese, inoltre, che l'opera venisse collocata proprio al centro della ex piazza Napoleone che, dal maggio del 1814 aveva assunto la semplice denominazione di "Grande". Il monumento, così rielaborato, fu quindi collocato nel luogo prescelto fra il 23 e il 24 agosto del 1822 senza troppe cerimonie, né solennità. Sembra inoltre che già allora, per una certa rigidità del busto e per quella strana la testa sproporzionata rispetto al corpo, il marmoreo tributo del Vannelli non fosse troppo apprezzato dai lucchesi che, fra l'altro, neppure sapevano bene chi fosse il soggetto raffigurato.  Erano trascorsi solo due mesi dal suo insediamento ufficiale in quella sede prestigiosa quando le autorità locali decisero di erigere, proprio nello stesso luogo, un monumento alla duchessa Maria Luisa per ringraziarla di avere condotto in Lucca "le acque salubri delle colline circostanti". L'esecuzione del marmoreo omaggio venne affidata allo scultore Lorenzo Bartolini che si impegnò a concludere rapidamente il proprio lavoro. Passarono, invece, circa 20 anni prima che la statua potesse essere collocata in piazza Grande (1843) sotto lo sguardo vigile di Carlo Lodovico, figlio e successore di Maria Luisa di Borbone. Spodestata dalla sua sede prestigiosa, quella con la testa di Carlo III fu allora trasportata sul baluardo San Paolino mentre il piedistallo scolpito dallo Zaccagna e rimasto a Carrara, venne utilizzato come base del monumento dedicato alla duchessa Maria Beatrice Cybo d'Este eretto in piazza Alberica a Carrara. I lucchesi continuarono a nutrire poca simpatia per quella strana figura dalla testa troppo grande tanto da estendere al baluardo che l'ospitava il titolo di "Carlaccio". L'omaggio di Maria Luisa al nonno condottiero sopravisse, comunque, indisturbato sulle mura fino alla primavera del 1934 quando venne smontato per lasciare posto al monumento in memoria dei caduti fascisti di Lucchesia, "austera costruzione in marmo con 14 colonne una per ogni caduto, disposte tutt'intorno ad un'ara romana". Il complesso marmoreo, opera dello scultore Francesco Petroni, venne inaugurato il 22 maggio di quell'anno, in occasione dell'anniversario dell'eccidio di Valdottavo (22 maggio 1922) in cui avevano perso la vita due giovani fascisti: Sirio Giannini e Nello Degli Innocenti. Si trattò di una cerimonia importante, "sacralizzata" da tutte le componenti della mistica fascista e presenziata dal segretario del partito S.E. Achille Storace. Di fronte al nuovo corso della storia, "Carlaccio" perse ogni attrattiva. Dopo uno sfortunato tentativo di collocarlo in piazza Bernardini, vanificato dalla risoluta opposizione del nobile e irruente proprietario dell'omonimo palazzo, le sue peregrinazioni si conclusero nel giardino di palazzo Guinigi dove venne collocato nell'autunno del 1934 per restarvi fino ad oggi.

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