Il dolore
Una vicenda del 1565, che coinvolse lingegnere lucchese Civitali: finì davanti al giudice
Baluardo, accuse di spionaggio sul progetto
Carla Sodini
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Il progetto del baluardo di Civitali 4 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Il 25 febbraio 1565 un certo Blasio Paoli venne convocato dai magistrati con l'imputazione di avere consegnato a uno sconosciuto, durante un soggiorno a Ferrara, alcuni disegni della mura di Lucca. L'interpellato ammise subito di essere andato nella capitale estense alcune settimane prima e di avere recapitato a Camillo Bentivoglio - soldato famoso per l'eroica difesa di Montalcino nonché supervisore delle mura di Ferrara e amico personale di Alfonso II d'Este - un plico contenente una lettera di Giuseppe Bernardini e un foglio "nel quale vi era il disegno di due baluardi l'uno del quale pigliava la difesa da mezzo la cortina, l'altro dalle cannoniere di un altro baluardo". Il Paoli aveva aggiunto che i disegni erano stati eseguiti dall'ingegnere militare lucchese Vincenzo Civitali anche lui ansioso, al pari del Bernardini, di sapere dal Bentivoglio quale fosse la migliore delle due soluzioni. Senza alcuna esitazione, l'esperto militare gli aveva subito comunicato di considerare la difesa "dal mezzo" assai più opportuna dell'altra dando quindi ragione alle teorie del Civitali che riteneva il baluardo ad angolo acuto il più adatto a qualsiasi difesa. I giudici, allarmati dalle dichiarazioni del Paoli e da questa vicenda dagli strani risvolti, convocarono il Bernardini il quale dichiarò "che essendosi dilettato di lettere, e di varie scienze convenienti a gentiluomo nato in città libera e reputando che il saper parlare di fortificazione fosse cosa molto conveniente alla professione sua" aveva deciso di domandare il parere del Bentivoglio in quanto persona competente in materia e di avere chiesto al Civitali un quadro esplicativo da allegare alla sua lettera. Le dichiarazioni del Bernardini oltre a sottolineare come, a metà del sec. XVI, l'arte della fortificazione fosse divenuta materia importante nella formazione culturale aristocratica, mostravano quanto il grande "cantiere della muraglia" condizionasse la vita lucchese e come le polemiche legate alla costruzione del baluardo S.ta Maria non fossero ancora sopite. Vincenzo Civitali, incaricato alcuni anni prima di eseguire i lavori secondo le direttive del famoso ingegnere militare Francesco Paciotto (autore delle cittadelle di Anversa, Vercelli e Torino) era stato, infatti, accusato di avere alterato il progetto originale portando la punta del baluardo "alcune braccia più in fuori e facendo finire le due cortine nell'angolo dei torrioni San Paolino e San Colombano. Dopo lunghe polemiche fomentate da alcuni nemici del Civitali a sua volta difeso da un nutrito gruppo di sostenitori, il Consiglio Generale aveva richiamato a Lucca il Paciotto che, dopo un primo giudizio positivo, aveva poi criticato il lavoro del Civitali perché non conforme alle sue direttive. Vincenzo, nel maggio 1563, si era allora rivolto ai governanti lucchesi con una lunga relazione dove spiegava le ragioni del suo dissenso nonché i motivi che lo avevano indotto ad alterare la forma del baluardo. Nonostante la sua appassionata difesa, il 9 giugno del 1563 il Consiglio Generale ritenne opportuno destituirlo dalla carica di direttore dei lavori subito affidata ad Alessandro Resta, amico e collaboratore del Paciotto. Il Civitali non si era però scoraggiato e aveva continuato, per molto tempo ancora, a chiedere pareri e consigli a sostegno delle proprie convinzioni. Certe volte in prima persona, altre tramite amici come il Bernardini e alcuni suoi compagni che appartenevano all'aristocrazia degli affari lucchese (fra cui Giovan Battista Santucci, Alessandro Balbani, Giovanni Tergimi, Michele Guinigi e Stefano Spada). Aveva inoltre fatto trascrivere e distribuito a molti di loro una copia del "discorso della fortificazione" dove il Paciotto criticava la sua condotta. Pur non sussistendo i termini per l'istruzione di un processo per reati gravi di spionaggio o per attentato alla sicurezza dello stato, il Consiglio Generale valutata con molta severità la questione dei disegni portati di nascosto a Ferrara decise, nel maggio del 1565, di vietare al Civitali "d'entrare a discutere con persona alcuna della fortificazione" e impose al Bernardini la pena del "discolpato" allontanandolo così per tre anni dalle cariche pubbliche. Per Vincenzo, si aprì una nuova stagione perché, grazie proprio ai suoi disegni fatti recapitare al Bentivoglio, fu invitato dal duca Alfonso d'Este a partecipare alla guerra d'Ungheria dove, come ricorda Tommaso Trenta, fu "utilmente impiegato dai comandanti dell'esercito Imperiale in parecchie occorrenze... e ne riportò sempre lode e generale soddisfacimento".
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