Sicurezza
Le vicende di Domenico Francesco di Benedetto de Nobili rettore dellospedale S. Pellegrino
Storie di potere dietro la denuncia per sesso
Carla Sodini
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LUCCA. All'inizio dell'estate del 1736 un certo Andrea di Bernardino Calisti di San Romano in Garfagnana era corso a denunciare ai magistrati Domenico Francesco di Benedetto de' Nobili per avere deflorato e abusato ripetutamente di sua figlia, Domenica, mentre lavorava, a Lucca, come serva in casa dell'accusato. Sembrava, inoltre, che il gentiluomo, vedovo e avanti negli anni, avesse addirittura escogitato un finto matrimonio - celebrato nel 1735 da un supposto prete in una villa di campagna - pur di conquistare i favori della giovane di "statura alta, complessa di carne e di capello che scendeva allo scavo". Nessuno, allora, avrebbe potuto immaginare che, dietro questa storia d'amore e di sesso, si nascondesse una calcolata strategia familiare ordita dai de' Nobili per escludere Domenico Francesco dai loro affari. I tre giudici delegati incaricati di verificare le accuse del Calisti, fatti tradurre nelle carceri di Torre sia l'accusato che la contadina, dettero avvio alle loro indagini. Chiamata a deporre, Maria Domenica raccontò di vivere, già da alcuni mesi, presso una certa Bartola che abitava alla Zecca perché le figlie del padrone - Benedetta e Vittoria - l'avevano costretto a licenziarla dicendo che "aveva la rogna, et era sboccata, e poco onesta nel parlare". Rammentava bene il giorno del suo strano matrimonio e il prete che li aveva uniti. Lei aveva subito dubitato di quell'individuo che portava "un paio di scarpacce senza fibbie, legate con corregge di cuoio, et alla voce pareva lombardo, et parlava all'uso di quelli". Comunque, da quel momento, la sua vita era cambiata. Il signor Domenico Francesco le aveva procurato un letto buono e una stanza tutta sua permettendole, talvolta, di cenare con lui perfino quando stavano in città. Alcuni servi di casa chiamati a testimoniare, confermarono le parole della fantesca e anzi rivelarono particolari curiosi e piccanti sulle "scambievoli affezioni" fra lei e il padrone. Domenica, fra l'altro, aveva subito cominciato a trattare tutti con sussiego e, abbandonate le faccende domestiche, si era dedicata alla filatura proprio come facevano le dame. Il 28 agosto 1736, chiamato a deporre di fronte ai giudici, il de' Nobili - spossato dal carcere e furioso per il rumore provocato da quella storia dietro cui intuiva la "mala disposizione" delle figlie e della famiglia - si difese con risolutezza testimoniando, con parole e azioni, come un grande amore pressato da terrene urgenze, possa trasformarsi in uno spietato strumento di vendetta. L'uomo dichiarò, infatti, di avere avuto rapporti carnali con Domenica nel periodo in cui stava a Castiglione, cioè prima di prenderla in casa come serva. Inoltre, essendo già allora deflorata e per di più "incomodata di morbo gallico" l'aveva fatta curare da Mario Puliti da Lugliano chirurgo di Ponte a Serraglio, con alcuni rimedi a base di malva e spirito di vetriolo. "Mai e poi mai, e neppure per burla" aveva aggiunto, "mi saria mai indotto a sposare una donna umile e da me reputata per disonesta". Confermava di averle dedicato qualche attenzione particolare mentre stava in casa sua esclusivamente per compassione essendo la ragazza non solo malata ma anche spiritata, cioè molestata dal diavolo. Mentre i giudici, persuasi dalle dichiarazioni dell'uomo e da quelle di alcuni testimoni - che avevano visto Domenica "urlare e far bruttissimi versi" durante una funzione in San Francesco - stavano per scarcerarlo, alcuni membri della famiglia de' Nobili erano corsi a denunciare il congiunto dinanzi al Consiglio generale. Secondo le loro accuse, Domenico Francesco non solo aveva rovinato economicamente la sua casa senza preoccuparsi "dell'accomodamento di due sue figlie nubili", ma anche agito in modo scorretto e fraudolento nell'amministrazione "degli effetti ed elemosine" dell'Ospedale di San Pellegrino di cui era rettore. Carica che gli derivava come primogenito e in virtù di un ampio patronato ecclesiastico (attivo e passivo) attribuito ai de' Nobili per antica consuetudine e privilegio papale. Le imputazioni erano molto gravi "attese anche le note differenze con Modena sopra il detto luogo di San Pellegrino" e "trovandosi molte entrate dell'ospedale sia in territorio modenese che fiorentino". Era quindi primario interesse della Repubblica mantenere saldo il possesso di quel territorio sostenendo le prerogative della famiglia de' Nobili e provvedendo, in accordo con l'arcivescovo Mansi, alla destituzione di Domenico Francesco dalla carica di rettore in favore di un altro membro di quella dinastia. L'imputato rimase, quindi, in carcere senza possibilità di appello. Erano tempi difficili: in quei giorni precedenti alla fine della guerra di Successione Polacca, un grosso esercito tedesco - in attesa della prossima nomina di Francesco Stefano di Lorena a Granduca di Toscana - si era accampato nei pressi di Camaiore pretendendo dai lucchesi viveri e foraggi.
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