Sicurezza
Un successo la mostra Tra belle Epoque e Liberty a villa Bottini
L'eleganza negli scatti del conte Sardi
Carla Sodini
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Il conte Sardi nel suo studio (archivio) 3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Si è chiusa, ieri, la mostra Tra belle Epoque & Liberty. Atmosfere e personaggi lucchesi (4-15 maggio 2010, villa Bottini) allestita dall'Archivio fotografico lucchese in collaborazione con l'assessorato archivi biblioteche e musei della città di Lucca. Sia per l'originalità della proposta che per la suggestione evocativa delle immagini rappresentate - scelte da un fondo di circa 450 lastre acquistate nel 2009 dall'Archivio fotografico - l'esposizione ha ottenuto un grande successo ed è stata molto apprezzata anche dai visitatori stranieri. La maggior parte delle foto, che ritraggono personaggi e ambienti legati alla vita privata di una cerchia ristretta di antiche famiglie lucchesi, sono state realizzate dal conte Carlo Sardi prima e non oltre il 1920. La mostra si apre quindi con un suo ritratto all'interno di uno studio riccamente arredato. Gli oggetti che riempiono la stanza raccontano molte cose di lui e dei suoi gusti. Le tre piccole bandiere inglesi dislocate in punti diversi, testimoniano i suoi interessi per la cultura anglosassone che tanto attrasse gli aristocratici europei agli inizi del '900. I tanti "figurini" maschili e femminili appoggiati alla cornice di un quadro, indicano, oltre a uno spiccato gusto per l'eleganza, anche interessi concreti nei confronti del mondo della moda. I dipinti antichi appesi alle pareti confermano il legame con la tradizione e con l'arte nonché le origini antiche della famiglia Sardi. I ritratti incorniciati - soprattutto femminili - l' attenzione del conte nei confronti della "fotografia artistica" il cui successo in Italia era stato sancito, assieme al trionfo del liberty, nel corso dell'esposizione fotografica promossa a Torino nel 1902 nell'ambito della prima Esposizione Internazionale delle Arti decorative moderne. Liberty e fotografia. Un connubio perfetto celebrato, nel 1904, con la nascita della rivista "La fotografia artistica" che, seguendo le indicazioni del periodico americano "Camera Work" - diretto dal fotografo tedesco-americano Alfred Stieglitz (dal 1903) - riconosceva a questa tecnica di riproduzione le prerogative di una forma d'arte. Torino, con l'Esposizione Internazionale del 1911, confermò inoltre il suo ruolo di capitale della moda italiana. A quella grande rassegna, guarda caso, era presente anche Carlo Sardi come Direttore della società di patronato per gli emigranti della Provincia di Lucca e della Garfagnana (sorta nel 1905) e autore di una pubblicazione molto particolareggiata sui flussi migratori della regione nel periodo compreso fra il 1905-1910. Forse proprio da Torino, capitale della moda, del progresso e del liberty il conte trasse i suggerimenti artistici e le opportune nozioni tecniche per realizzare le sue splendide immagini. Figure femminili che prendono vita da chiazze di luce, da abiti bianchi e dall'atmosfera di interni ora spogli, ora ricolmi di oggetti ma, comunque, sempre in sintonia con il personaggio ritratto. Più che gli amici e i familiari, Carlo Sardi sembra voler celebrare il bello e l'eleganza, la consapevole riservatezza di una società privilegiata che riesce ancora ad apprezzare il piacere dello studio, della lettura, delle riunioni e dei riti domestici. Il conte usa, quindi, uno strumento moderno per esaltare valori tradizionali e sfrutta tecniche avanzate per imprimere ai suoi ritratti il sapore caldo di sfumati familiari sottolineando i profili dei volti e degli oggetti. Donne che non sorridono ma che guardano oltre l'obiettivo con sereno distacco. Una barriera quindi, quella della macchina fotografica, protegge questo mondo dalle aggressioni del tempo per collocarlo in uno spazio astratto e libero dai vincoli della storia. Riportarlo alla luce con rispettosa attenzione è stato, forse, uno scherzo del destino che il conte Sardi, noto anche per la sua sottile ironia, avrebbe sicuramente apprezzato.
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