Attenzione
Mrs Swinney viveva alle terme. Riscoprì la vicenda delle orfanelle che fermarono gli invasori
Le storie della scrittrice irlandese di Lucca
Carla Sodini
◗
Signore inglesi a Bagni di Lucca (archivio fotografico lucchese) 3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Mrs. Clotilde Elizabeth Swinney (1790-1868), moglie del colonnello Henry Stisted, era una signora di scarsa avvenenza ma dal carattere forte e volitivo che ben rivelava le sue origini irlandesi. Trasferitasi con il marito a Bagni di Lucca agli inizi degli anni'40 dell'800, Clotilde aveva fatto della propria casa, villa Brodrick, il punto di riferimento di tutti gli inglesi che allora vivevano o soggiornavano nel famoso centro termale. Gli amici erano soliti chiamarla "la signora di Lucca". Altri connazionali un po' meno benevoli, come il poeta drammaturgo inglese Robert Browning e la sua gracile consorte, Elizabeth (poetessa molto stimata nonché grande sostenitrice del Risorgimento Italiano), la consideravano a dreadful woman for lions and lionesses. A parte questa disparità di giudizio, Clotilde era davvero un personaggio singolare, capace di tradurre in azione concreta la sua passione per l'Italia e per quell'angolo incantato dove aveva scelto di vivere. Amante della storia e scrittrice di un certo talento, nel 1845 Clotilde decise di pubblicare un libro intitolato "Letters from the Bye-Ways of Italy" destinando i proventi della sottoscrizione che ne aveva garantito la stampa alla chiesa e al cimitero protestante di Bagni di Lucca la cui costruzione era iniziata nel 1842 (operativo fino al 1953). Nel libro Mrs. Swinney parlava dei Bagni di Lucca, di Lucca e di altre città toscane (Firenze, Viareggio, San Gemignano, Poggibbonsi, Volterra) da lei visitate assieme al marito. L'adozione dello stile epistolare, tanto caro agli inglesi, le permetteva di spaziare dalla storia alla fantasia, dall'osservazione della realtà e dei costumi al racconto di leggende e di avvenimenti singolari. Durante a una gita a Lucchio, Clotilde, memore anche di quanto letto negli "Annali" di Bartolomeo Beverini, aveva riscoperto (lett. XIII, pp. 203-217) la strana vicenda delle due povere orfanelle di Vico Pancellorum che, con il loro coraggio, avevano impedito ai fiorentini di occupare il castello di Lucchio. Correva l'anno 1437 e i nemici stavano invadendo la gloriosa repubblica di Lucca dalla parte della Val di Lima. Morti i genitori e avanzando il pericolo, le due ragazze, Anastasia e Lucia, erano state condotte dal cugino Gasparo da Stazzema, nel castello di Lucchio dove lui esercitava la carica governatore. Una sera Anastasia - che era la maggiore - incontrato nel giardino del castello un vecchio servitore del padre, aveva appreso da una lettera che lui le aveva mostrato che il cugino stava per consegnare il castello agli avversari in cambio del possesso di Lucia e del mantenimento della carica di castellano. Non c'era da perdere tempo perché nel documento che il fedele Michele aveva casualmente trovato ancora stretto nella mano di uno sconosciuto precipitato in un burrone, c'era scritto che Gasparo avrebbe compiuto il tradimento proprio quella notte dopo avere fatto ubriacare tutte le sentinelle. Anastasia era subito corsa ad avvertire i soldati dei malvagi propositi del loro ufficiale. Poi, decisa a salvare Lucchio oppure a morire, aveva svegliato la sorella chiedendole di mostrarsi gentile ed affettuosa con il cugino perché in procinto di partire per un'impresa molto pericolosa. Lucia, che al contrario di Anastasia era molto attratta dalle attenzioni del parente, fu ben contenta di assecondare la sorella che, nel frattempo, aveva assicurato due pezzi di corda robusta alla spalliera di una poltrona. Entrato Gasparo nella sala già mezzo ubriaco, le due giovani lo avevano subito circondato di carezze e attenzioni e poi, ridendo e scherzando, fra saltelli, moine e carezze, erano riuscite a farlo sedere sulla poltrona. Rapida Anastasia aveva stretto le corde attorno al collo e alle gambe del traditore. Poi, chiamate le guardie, aveva loro ordinato di tradurlo in prigione. Appresa la notizia della loro impresa, la Repubblica aveva subito deciso di ricompensare ambedue le sorelle con una ricca dote e, di fronte a quella fortuna inaspettata, Lucia si era asciugata alla svelta l'ultima lacrima per la fine poco romantica del suo primo amore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
