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Lucca, condanna a 5 anni definitiva per Palmeri: «Sentenza politica, resto in Russia»

Lucca, condanna a 5 anni definitiva per Palmeri: «Sentenza politica, resto in Russia»

L’ex capo ultras riconosciuto colpevole di aver reclutato mercenari filo Putin nel Donbass

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LUCCA. Definitiva la condanna a 5 anni a carico di Andrea Palmeri, 44 anni, già capo del gruppo ultras Bulldog alla guida della curva della Lucchese agli inizi degli anni Duemila, accusato di aver reclutato e istruito decine di persone per farle combattere a fianco delle milizie filorusse nel territorio del Donbass in Ucraina orientale.

Il Generalissimo
L’obiettivo di Palmeri – soprannominato nell’ambiente del tifo “Il Generalissimo” e con un passato in Forza Nuova – stando ai pm genovesi dove si erano celebrati i giudizi di primo e secondo grado, era quello di far partecipare le reclute «ad azioni, preordinate e violente, dirette a mutare l’ordine costituzionale o a violare l’integrità territoriale del governo ucraino». Per Palmeri – già condannato a 2 anni e 8 mesi in via definitiva per un pestaggio a Lucca – la condizione ora è quella di latitante e solo una richiesta di estradizione, concessa dalla Russia, potrà consentirà il ritorno in Italia del 44enne che da una decina di anni ha lasciato Lucca.
L’inchiesta
L’indagine era partita nell’ottobre del 2013 dal mondo ultrà di estrema destra, e a occuparsene era stato il pool antiterrorismo della Procura di Genova, mossasi dopo la comparsa, alla Spezia, di scritte inneggianti a Erick Priebke, comandante delle SS condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine. Controllando quegli ambienti gli inquirenti si erano insospettiti scoprendo le frequenti visite nella città dell’Arsenale di Palmeri. Dalle intercettazioni era saltata fuori la questione del Donbass e l’addestramento dei mercenari.
Facebook
Ieri mattina Palmeri ha annunciato la notizia sulla sua pagina Facebook: «La mia condanna per essere venuto in Donbass è da oggi definitiva. Lo Stato italiano mi accusa di mercenariato e reclutamento. Non ho commesso nessuno dei due reati, e dal dibattimento processuale è emerso in maniera limpida. Si tratta di una sentenza politica. In questi hanno ho fatto una grande evoluzione politica e umana, non sono più l’Andrea di 10 anni fa, ma la mia battaglia seppur con una consapevolezza diversa rimane la stessa. Qui in Russia continuerò a fare quello che faccio, aiutare la popolazione, organizzare eventi culturali, fare informazione libera e lavorare. Per me la porta dell’Italia è chiusa, ma proprio perché in Italia lascio parte del cuore invito tutti gli amici e conoscenti a venirmi a trovare, la Russia è grande e bellissima. E sebbene condannato, chi mi viene a trovare non compie reato, perché certo non favorisce la mia “latitanza” io sono un uomo libero»l

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