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Il caso

Lucca, medico chiede 840mila euro di danni per mobbing: terzo no dei giudici

di Pietro Barghigiani
Lucca, medico chiede 840mila euro di danni per mobbing: terzo no dei giudici

La Cassazione: «Era lui che creava problemi»

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LUCCA. Sosteneva di essere stato vittima di mobbing e di un demansionamento professionale nel ruolo di chirurgo plastico nell’unità operativa dell’allora Asl 2. E nelle cause intentate contro il dirigente e l’Azienda sanitaria chiedeva 840mila euro di danni. Tre gradi di giudizio hanno accertato un’altra verità. Non erano colleghi, superiori o il sistema ospedaliero ad avercela con lui, ma erano i suoi comportamenti, casomai, a dover essere censurati.

La Cassazione pone fine a un contenzioso su cui il Tribunale e la Corte d’Appello si erano già pronunciati respingendo le richieste del dottor Marco Morales De Francisci. La Suprema Corte con un’ordinanza ha dichiarato inammissibile il ricorso del medico che è stato condannato a pagare oltre 15mila euro di spese legali al dirigente del reparto dell’epoca e all’Asl. A suo dire il suo superiore e il direttore generale dell’Azienda sanitari «avevano adottato tra gli anni 2006 e 2013 un comportamento qualificabile come mobbing». Le carte del processo civile sia in primo grado che in appello avevano segnato la storia con un epilogo opposto a quello auspicato dal chirurgo. «Rra emersa piuttosto una conflittualità reciproca fra il ricorrente ed il direttore dell’unità operativa, rispetto alla quale l’azienda aveva tenuto un comportamento imparziale e teso alla soluzione del conflitto” si legge nella sentenza – e che le condotte datoriali denunciate dal ricorrente erano o giustificate in concreto da motivi organizzativi o imposte dai reiterati e gravi inadempimenti di obblighi contrattuali da parte dello stesso». La Corte fiorentina ha escluso il demansionamento, «osservando che dalle prove assunte in giudizio emergevano plurime condotte ed atteggiamenti dell’appellante (Morales De Francisci, ndr) – mancata partecipazione alle riunioni di reparto destinate alla programmazione ed al confronto fra tutti gli altri medici; opera di abituale denigrazione dei propri colleghi e comportamenti di aggressività verbale e perfino fisica; manifestazione ai pazienti di giudizi negativi sui colleghi; mancato rispetto della prassi di regolazione preventiva dei turni e delle ferie – tali da tradursi in una “condotta lavorativa incompatibile con le più elementari regole del funzionamento tecnico ed organizzativo dell’unità operativa” e da precludere che l’appellante “potesse essere affidabilmente coinvolto nella programmazione e gestione degli interventi più importanti e delicati”». Altro che mobbing subìto. Era il medico a non rispettare colleghi e regole del repartol

P. B.

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