Sicurezza
I professori di Carrara e Civitali-Paladini vanno allo scontro con la Provincia
Le Rsu dei due istituti dicono no alla “coabitazione” e annunciano scioperi, manifestazioni e sit-in
LUCCA. Sindacati del Carrara e del Civitali-Paladini uniti sul “no” al trasferimento del professionale negli spazi dell’istituto tecnico commerciale. Nella lettera aperta firmata da Rino Capasso (Cobas), Felice Balderi (Cobas) e Manuela Gaddini (Snals) per il Carrara e Maria Lippi (Cobas), Michela Guidi (Flc Cgil)e Iosetta Lucarelli (Snals) per il Ciovitali-Paladini si preannunciano azioni forti, come sit-in e scioperi. Di seguito, il testo integrale della lettera.
"In merito a quanto emerso dall’ incontro di lunedì 23 le RSU delle due scuole coinvolte esprimono il loro netto dissenso sulla proposta della Provincia di Lucca. Non è possibile garantire un’efficace azione didattica con un numero di aule inferiore al numero di classi e con la rotazione sulle aule lasciate libere dalle classi che vanno in laboratorio e/o sui laboratori stessi. Infatti, non si può fare lezione ordinaria in un laboratorio che è dispersivo, ha effetti negativi sulla concentrazione e, soprattutto, rende difficile la didattica interattiva; verrebbe di fatto impedita l’attività laboratoriale per materie importanti per le due scuole; la continua rotazione delle classi ridurrebbe il tempo effettivo di lezione e creerebbe problemi per la sicurezza e vigilanza degli alunni e rischi per le attrezzature di laboratorio. Inoltre, non è praticabile che le classi del Civitali ospitate al Carrara usino i laboratori a Campo di Marte, dato che per andare e venire con classi di 25 alunni e con un’alta presenza di disabili si impiega di fatto una trentina di minuti, cioè la metà dell’ora di lezione. La motivazione fornita dalla Provincia non è accettabile: se altre scuole hanno scelto il modello della rotazione sui laboratori con minori aule rispetto alle classi lo hanno fatto presumibilmente perché l’obiettivo della massimizzazione delle iscrizioni sta diventando lo scopo principale della scuola azienda, anche a scapito della qualità della didattica. In ogni caso, l’hanno scelto autonomamente, mentre ora la Provincia lo sta imponendo a due comunità scolastiche in modo profondamente antidemocratico e anche di dubbia legittimità. Infatti, la scelta del modello organizzativo non spetta alla Provincia, ma agli organi collegiali delle due scuole, ai DS e, per quel che riguarda gli aspetti contrattuali, alle RSU! Il tutto non per un breve periodo di emergenza ma presumibilmente per 3 anni, che per gli studenti delle classi prime significa la maggior parte della loro esperienza scolastica. Pur essendo nettamente contraria alla “scuola nei prefabbricati”, la RSU del Civitali - Paladini si era rassegnata a tale prospettiva, ritenendola comunque preferibile a quella attuale perché la collocazione delle due scuole insieme a Campo di Marte significherebbe poter usare effettivamente, senza rotazioni e spostamenti, i laboratori e continuare ad essere un’unica comunità scolastica. Inoltre, siamo tutti nettamente contrari all’ipotesi del doppio turno, ammessa a denti stretti nella parte finale della riunione, nel caso altamente probabile che i tempi ristrettissimi programmati dalla Provincia non siano rispettati. Per cui chiediamo: per tutte e due le scuole un numero di aule uguale al numero di classi più i rispettivi laboratori effettivamente fruibili, che è la condizione minimale per poter “fare scuola” dignitosamente; una collocazione nello stesso sito del Civitali e del Paladini; rispetto delle prerogative delle Istituzioni scolastiche autonome; tempi certi per l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione al Civitali Paladini e al Carrara. Ribadiamo che si possono sforare i vincoli di bilancio quando si tratta di garantire un diritto inviolabile costituzionalmente garantito come quello all’istruzione, come sta facendo, per esempio, il sindaco di Napoli anche dopo la modifica dell’art. 81 Cost. La Provincia, non fornendoci spazi adeguati, ha di fatto il potere e la protervia di imporci –- un modello di organizzazione della scuola inefficace e lesivo del diritto all’istruzione. Noi però abbiamo il diritto di sciopero, di manifestazione del pensiero mediante sit in e manifestazioni, di agire collettivamente come docenti, Ata, genitori e studenti del popolo della scuola pubblica unito contro le imposizioni della politica! L’esperienza della mobilitazione vincente per lo scorporo dell’ IC Pietrasanta, dopo un’unificazione operata per meri scopi affaristici, dovrebbe aver insegnato qualcosa alla Provincia di Lucca, che in quel caso cambiò radicalmente posizione accogliendo la proposta di scissione e dimostrando uno spirito democratico che non sta evidenziando in questo caso".
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