Gioco
Dalla “A” alla “Z”, l’alfabeto della Bohème: in scena l’opera preferita anche da Mascagni
Si avvia al tutto esaurito il capolavoro di Giacomo Puccini che sarà sul palco del Teatro Goldoni a Livorno sabato 19 e domenica 20 gennaio
LIVORNO. Un’opera del grande repertorio domani sera (inizio alle 20,30) e domenica (alle 16,30) al Goldoni che si avvia al tutto esaurito: “La Bohème” di cui tutti hanno almeno sentito parlare e di cui gli appassionati conoscono tutto, a partire dalle romanze più famose. Verso il sold out, quindi, una coproduzione dei tre Teatri di Tradizione della Toscana con il Maggio Musicale Fiorentino fedelissima al dettato musicale e drammaturgico pucciniano. Era l’opera preferita di Pietro Mascagni. Mascagni e Giacomo Puccini erano stati anche loro, come i protagonisti dell’opera, “amici di Bohème”, due giovani artisti con tanta voglia di fare musica: la loro bohème la vissero a Milano quando divisero la stanza per ridurre le spese e frequentare le lezioni del Conservatorio.
A: Aboim. Joao Carvalho Aboim, il giovane aiuto regista che ha adattato l’allestimento creato da Bruno Ravella al Maggio Musicale Fiorentino per i teatri di Livorno, Pisa e Lucca (A anche come Alcindoro, il vecchio pomposo accompagnatore di Musetta).
B: Bohème. Il titolo è tratto dal romanzo “Scène de la vie de bohème” del francese Henri Murger.
C: Colline. È il filosofo della combriccola dei quattro amici, protagonisti dell’opera. C anche come il Cafè Momus, dove gli amici si incontrano nel secondo atto. E C come “Che gelida manina” aria celebre di Rodolfo nel primo quadro.
D: “D’onde lieta uscì”. È l’ altra aria famosa di Mimì, nel terzo quadro. Delicatissima, struggente è stata una cavallo di battaglia di tanti soprano, dalla Callas in giù.
E: Enfer. La Barriera d’Enfer nel terzo atto è una barriera doganale di Parigi. Qui compare Mimì alla ricerca disperata di Rodolfo, in un’alba che si rivelerà sempre più tragica.
F: Fratta. Gianna Fratta è la direttrice dell’Orchestra Giovanile Italiana sul palco del Goldoni.
G: Giovani. Sono tutti i cantanti e i musicisti dell’orchestra nell’opera presentata dal progetto Opera Studio.
H: Hohenstein. Fu l’illustratore della prima “Bohème” nel 1896. Lavorava per le Grafiche Ricordi.
I: Illica. Lui e Giacosa sono i due librettisti dell’opera il cui testo, a differenza della musica, ha avuto una lunga gestazione.
L: Lirico Toscano. È il coro preparato dal Maestro Flavio Fiorini.
M: Mimì e Musetta. Le due protagoniste: una romantica, l’altra più frivola. Sono due facce di quell’universo femminile che Puccini ha messo sempre al centro delle sue opere (ma M anche come Marcello, il pittore, un altro dei quattro amici, innamorato di Musetta).
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N: Natale. L’opera si apre alla vigilia di Natale nella soffitta parigina.
O: “O soave fanciulla”. È il duetto di Rodolfo e Mimì del primo quadro.
P: Parpignol. È il venditore ambulante di giocattoli che appare nel secondo quadro circondato dai bambini.
Q: “Quando men vo”. È il valzer di Musetta nel secondo quadro. Lei lo canta per riconquistare Marcello.
R: Rodolfo. È il poeta, innamorato di Mimì. Una parte da tenore che ha reso famosi tanti cantanti, primo a Livorno Enrico Caruso.
S: Schaunard. È lui il musicista del gruppo. S anche come una della arie più famose di Mimì, primo quadro: “Sì, mi chiamano Mimì”.
T: Toscanini. Fu il grande direttore, allora ventinovenne, a dirigere l’opera la prima volta al Regio di Torino. La critica rimase tiepida, il pubblico invece fu subito in sintonia. A Brescia poco tempo dopo tremavano le pareti di scena dagli applausi.
U: Uzzano. Paese in provincia di Pistoia. Nella villa del Castellaccio Puccini completò il secondo e il terzo quadro e lasciò una scritta sul muro, ancora oggi visibile.
V: voci bianche. Sono quelle del coro del Goldoni diretto da Laura Brioli impegnate nell’opera.
Z: Zimarra. E’ quella che Colline è pronto a vendere per riscaldare Mimì. A lei dedica un’aria celebre: “Vecchia zimarra” nel quarto quadro.
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