Il Tirreno

Livorno

La chiesa dell’anno Mille, il Mastio di Matilde. C’era una volta la Livorno del Medioevo

Roberto Riu
La chiesa di San Martino e il Mastio di Matilde in Fortezza Vecchia
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La chiesa di San Martino e il Mastio di Matilde in Fortezza Vecchia

Da un’accurata ricerca del Gruppo Archeologico-paleontologico il libro che verrà presentato giovedì insieme a un video

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LIVORNO. Quando, verso l’anno Mille, la chiesa di San Martino fu costruita nel piccolo abitato di Salviano la Torre di Pisa non era stata ancora iniziata e la nascita di Dante Alighieri era sempre parecchio lontana essendo il Sommo Poeta venuto al mondo nel 1265. Dopo l’ampio rimaneggiamento compiuto nel 1781, dell’originaria pieve medievale, innalzata in stile romanico pisano, restano però adesso leggibili soltanto l’abside, parte di un muro laterale e la facciata.

La ultramillenaria chiesa di Salviano rappresenta tuttavia una delle più ragguardevoli tracce del Medioevo nel nostro territorio fra Livorno, Collesalvetti e Rosignano Marittimo: comuni dove incontriamo testimonianze talora ben conosciute ed evidenti, ma più spesso ridotte ad esigue vestigia murarie scarsamente visibili, di quella lontana epoca storica. Oppure, non di rado, luoghi del tutto cancellati e di cui è rimasto al massimo rintracciabile su qualche raro manoscritto l’arcaico toponimo (ovvero il nome del posto) ed anche quello, certe volte, da attribuire con un bel punto interrogativo. È un insieme di numerose testimonianze storiche, archeologiche ed architettoniche di quei secoli passati che trova ora una rassegna organica e puntuale nel libro “Siti medievali del territorio livornese” che sarà presentato giovedì (ore 17, 30) al Museo di Storia naturale del Mediterraneo (via Roma 234) a cura del Gruppo Archeologico-paleontologico livornese a cui si deve la lunga e paziente indagine compiuta nell’area compresa fra il torrente Ugione a nord, la Statale 206 ad est, il litorale ad ovest ed il fiume Fine a sud alla ricerca di insediamenti ascrivibili al Medioevo. A corredo della presentazione sarà proiettato un video realizzato da Roberto Tessari.

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Autori della ricerca nel corso degli anni sono stati, in particolare, Luciano Cauli, Alessandro Ciampalini, Romano Galoppini, Franco Sammartino, Roberto Tessari, Luigi Viresini e Roberto Branchetti che è l’attuale presidente del Gruppo archeologico-paleontologico livornese, sodalizio attivo da oltre quarant’anni nello studio del nostro territorio. E proprio durante le ripetute escursioni compiute, ad esempio, sui Monti Livornesi sono via via emersi qua e là ruderi ed altri manufatti (chiodi, coppi, frammenti ceramici, etc.) di epoca medievale, un periodo che, come riferisce Branchetti, nel nostro territorio è stato molto indagato sul piano archivistico, ma assai meno su quello archeologico: «Si è cercato inoltre, – sottolinea Branchetti – quando possibile, di fornire un’indicazione topografica plausibile anche a siti oggi completamente scomparsi». D’altronde, a differenza di altri luoghi, anche in Toscana, dove troviamo monumenti importanti e resti significativi, nel territorio livornese non è rimasto molto: «Il nostro appare un Medioevo povero – continua Branchetti – che ha risentito enormemente delle distruzioni belliche, del prelievo/riutilizzo dei materiali lapidei, delle trasformazioni territoriali sia agricole che urbanistiche.

Tuttavia seppur accompagnati da pochi resti affioranti dal terreno, alcuni siti conservano ancora interessanti evidenze che meriterebberopiù approfondite indagini archeologiche». Oltre a strutture medievali ben note come la Torre del Marzocco, la Quadratura dei Pisani, la Torre di Matilde o la cripta di San Jacopo in Acquaviva affiorano così dal passato luoghi livornesi molto meno conosciuti come il possibile sito del Monastero di Santa Maria di Caprolecchio (in zona La Leccia), la chiesa-ospedale di Santa Broccaia, la chiesa di San Fele, il Castello di Quarata, il Villaggio di Limone ed il Conventaccio (Eremo della Poggia), quanto rimane di un convento vallombrosano abbandonato da secoli di cui è stato eseguito il rilievo topografico e sopravvivono un pavimento ed i resti di un muro. 
 

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di Redazione web