Gioco
I tre ufficiali livornesi per mille giorni detenuti al campo n. 6
LIVORNO. Una cerimonia commovente, che ha riportato la memoria a 75 anni fa, dentro al campo di concentramento n. 6 di Saida, nell’Algeria Nord Orientale, dove furono imprigionati 1380 militari italiani, si è svolta nei giorni precedenti al Natale alla Casa del Combattente in via Borsi.
Ad organizzarla l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, impegnata nella conservazione della memoria dei caduti in guerra. «Il nostro è rappresentare i sacrifici e gli eroismi dei combattenti, custodendo la memoria storica e preservandola intatta per le nuove generazioni», ha spiegato ad una folta platea il vice presidente della sezione livornese Giovanni Bitossi.
Bitossi ha presentato un raro scritto firmato dal Generale di Divisione Fernando Gelich, in cui il comandante della 1° Divisione di fanteria Superga elencò dettagliatamente tutti i 1380 prigionieri di guerra all’interno del campo di Saida, gestito dalla Legione Straniera con personale algerino: «Molti ufficiali italiani, prigionieri di angloamericani e inglesi, furono ceduti alla giurisdizione francese che li dirottò in Algeria».
Il documento originale è posseduto da Gian Mario Giordano, figlio del tenente Benedetto Giordano che combattè anche ad El Alamein prima di essere priogioniero a Saida. È grazie a Giordano che oggi c’è un elenco dei prigionieri del campo. «Trovare un elenco completo con nome e cognome dei militari, arma di appartenenza, indirizzo di casa, centro di mobilitazione è veramente raro - ha spiegato Bitossi -. Va rilevata l’accortezza militare dimostrata nella compilazione del brogliaccio originale: la stesura mirava a raggiungere genitori, sorelle e fratelli».
Il campo di Saida è stato tra quelli con più alto numero di ufficiali, che vi passarono 1090 giorni della loro vita. In 36 erano partiti dai compartimenti di Livorno: tre erano livornesi, due dell’Elba. Tra loro il colonnello Gabriele Barone, i tenenti Salvatore Scanzo e Benedetto Giordano. L’Associazione è risalita ai familiari di alcuni di loro invitandoli alla cerimonia. Si tratta di Giovanni Scanzo, figlio di Salvatore, di Maura Macchi, di Maria Gabriella Barone, di Massimo Matteucci, nipoti di Barone. —
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