Gioco
Con le “Stanze” firmate Barresi costruiamo la nostra memoria
A Effetto Venezia torna il format che nella cannoniera della Fortezza Vecchia porta i livornesi alla scoperta di personaggi sconosciuti della storia cittadina
LIVORNO. «Quando abbiamo debuttato con queste “stanze” nel 2010, pensavamo che quella volta sarebbe stata l’unica. Invece, visto che era andata bene la prima, abbiamo provato a ripeterci l’anno successivo. Poi ci siamo detti: vabbè, non c’è due senza tre. Insomma, alla fine non siamo più riusciti a smettere ed eccoci qui anche quest’anno». Emanuele Barresi, regista e attore, è l’anima delle “Stanze livornesi” che, nate da un’idea iniziale di Paolo Virzì, sono diventate ormai un appuntamento fisso ad ogni edizione di Effetto Venezia: la butta sull’ironia ma intanto ammette di sentire nel pubblico «un sentimento che ormai somiglia un po’ all’affetto».
la squadra di barresi. In realtà, il format del Barresi Team – che quest’anno presenta in squadra Elisa Franchi, Claudio Marmugi e Claudio Monteleone (con i costumi di Adelia Apostolico realizzati da Capricci) – rischia di essere qualcosa di più radicato. La storia dei libri rischia di diventare appannaggio dei prof o degli studenti più appassionati, in assenza di figure-simbolo che oggi diano voce alla coscienza collettiva i personaggi raccontati da Barresi possono essere il filo rosso di una narrazione di una “storia siamo noi” che altrimenti non ha appigli, a dispetto della fame di identità che mette in mostra.
«Certo, facciamo delle belle sudate, noi e gli spettatori, tutti gli anni ai primi d’agosto nella cannoniera della Fortezza Vecchia ma insomma, ogni volta la sensazione è che ne sia valsa la pena», prova a svicolare Barresi dribblando l’idea di mettersi in cattedra a pontificare.
Eccola questa galleria di personaggi. A cominciare da Giuseppe Costagliola («era il custode del museo civico di piazza Guerrazzi, durante la guerra smontò tutti i monumenti di Livorno e a rischio della propria vita li nascose per salvarli dai bombardamenti») o da Natale Papini Natale Papini («gli 007 italiani gli chiesero di aprire la cassaforte del Consolato austriaco di Zurigo per avere la lista di tutte le spie nemiche e questo pesò tantissimo sulle sorti della Grande Guerra»). Senza dimenticare, ma solo per citarne alcuni, Angiolo Badaloni («lavorava come ingegnere del Comune e ebbe l’idea di far diventare Livorno la Montecatini al mare») o il mago Wetryk («è stato uno dei più grandi illusionisti del secolo scorso»), Leopoldo Fregoli («fu lui a far venire a Livorno i fratelli Lumière col primo cinematografo alla Spianata dei Cavalleggeri») oppure Ernesto Rossi («il più grande attore dell’Ottocento, ispirò Stanislawskiy nell’elaborazione del suo famoso metodo»).
«A forza di studiare e di cercare fatti e personaggi della nostra storia da portare alla ribalta, – dice Barresi – ci siamo appassionati tanto alle vicende di questa nostra città di mare, che ha sempre mostrato, nei secoli, una originalissima vivacità di carattere, una grande libertà di pensiero ed una capacità sorprendente di rinascere sempre dalle proprie ceneri: è stata colpita e distrutta, nel corso del tempo, almeno una decina di volte». Poi aggiunge: «L’unica cosa che, anche se colpita, non è mai crollata è proprio la Fortezza sul mare. Il nostro simbolo, il nostro Colosseo. Ed è lì che aspetteremo chi vorrà venire a scoprire qualche altro volto sconosciuto del nostro (collettivo) album di famiglia». —
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