Il Tirreno

Livorno

La guerra di Ilio Barontini eroe amato e incompreso

di Ursula Galli
La guerra di Ilio Barontini eroe amato e incompreso

Il libro di Mario Tredici ricostruisce, al di là della mitologia, la vicenda  del leader comunista che andò a combattere contro la dittatura di Franco

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LIVORNO. Un nuovo tassello per ricostruire, fuori dall’agiografia, la figura di Ilio Barontini, figura preminente del PCI livornese e italiano, scomparso prematuramente nel’51 a soli 61 anni. Il tassello lo ha messo ancora una volta di Mario Tredici, giornalista e storico, che, a un anno da “Gli altri e Ilio Barontini”, pubblica “Il commissario politico. Ilio Barontini tra mito e realtà nella guerra civile spagnola (1936-1937)”.

Stampato da Media Print Editore con il contributo di So. Crem Livorno, il volume sarà presentato dall’autore venerdì 29 giugno, ore 17. 30, Museo provinciale di Storia naturale (via Roma 234), alla presenza di Mario Baglini, storico, Massimo Sanacore, direttore Archivio di Stato di Livorno. Coordinerà il dibattito, Laura Bandini.

La So. Crem farà omaggio ai partecipanti di una copia del volume. Ilio Barontini giunse in Spagna nel novembre 1936, partecipò alla difesa di Madrid, contro gli assalti dei nazionalisti di Franco, facendo parte dello stato maggiore della XII Brigata Internazionale. Nel febbraio 1937 fu nominato commissario politico del Battaglione Garibaldi che guidò nella battaglia di Guadalajara. Dove i repubblicani sconfissero le truppe fasciste inviate da Mussolini. Barontini restò in Spagna fino a settembre quando fu destituito per volontà di Togliatti e tornò in Francia per assumere un anno dopo l’incarico di animare la guerriglia in Etiopia contro gli occupanti fascisti. Sull’esperienza spagnola, momento fondamentale della sua vita politica, fa il punto la ricerca condotta da Mario Tredici: che indaga sul ruolo politico-militare di Barontini nella guerra civile scatenata dal colpo di Stato di Franco e dall’aggressione fascista. Barontini fu commissario politico del Battaglione-Brigata Garibaldi a fianco del comandante Randolfo Pacciardi. Con Guadalajara ebbe una visibilità e un riconoscimento internazionale data l’eco che ebbe lo scontro con le divisioni fasciste italiane e il successo ottenuto dalle armi repubblicane e dalle brigate internazionali.

Grazie a quella battaglia Barontini ottenne una consacrazione politica e militare nella propaganda e nella ricostruzione storica. Perché allora non venne scelto per sostituire Pacciardi alla guida della Brigata Garibaldi? Perché il generale sovietico Kléber scrisse su di lui parole di fuoco nella sua relazione al Comintern? Perché Togliatti fu d’accordo nel destituirlo da commissario politico della Brigata? E infine perché i dirigenti comunisti furono molto critici nei suoi confronti? È attorno a queste, e altre, domande che ruota la ricerca di Mario Tredici, che si è avvalso di un vasto materiale archivistico, relazioni, libri, testimonianze, memorie, inquadrando il ruolo di Barontini legandolo alle dinamiche internazionali (determinante la consultazione di documenti segreti inviati al Comintern), ripercorrendo così le varie fasi delle vicende politico militari, dei successi, dei dissensi, delle contraddizioni e poi della crisi e declino delle Brigate internazionali e della Brigata Garibaldi.

L’autore mette in luce le preziose caratteristiche di Barontini, che visse la tragedia della guerra civile spagnola dalla parte giusta, di quanti per opporsi al fascismo e al nazismo misero a repentaglio la propria vita. Fuori e contro ogni mitologia ma restituendo al personaggio la sua carica di umanità e di spessore politico nelle contraddizioni di una tragica realtà storica. .

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