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Stessi vestiti, stesso lavoro e... stessi uomini: la vita da gemelle di Eugenia e Gianna
Livorno: ecco la storia di due sorelle speciali tra i Pancaldi e Castiglioncello. "Nell’armadio abbiamo tutto doppio e quella che si sveglia prima, decide cosa mettersi. L’altra si adegua e si veste come lei"
LIVORNO. Stessi vestiti, stessa acconciatura, stesse scarpe. Se una si leva gli occhiali, lo fa anche l’altra, la borsa la portano nella stessa maniera. Sono le gemelle Eugenia e Gianna Pini. Chi frequenta la zona tra San Jacopo e la Terrazza Mascagni non può non essersi mai accorto di loro. Quando vanno a giro insieme - sempre - sembra che qualcuno abbia messo uno specchio mobile. «Facciamo così perché vogliamo dare un messaggio - raccontano -, vogliamo far capire al mondo che siamo contente e che vivere così ci piace tantissimo. Essere gemelle monozigote è un dono e ci teniamo che la gente lo noti. I turisti addirittura ci fermano per farci le foto».
E in effetti non notarle è impossibile. Sono nate a Castiglioncello, vivono a Firenze ma d’estate si trasferiscono a Livorno, di dove è originaria la loro famiglia. Per tutti i livornesi, ormai, le due donne sono le gemelle dei Pancaldi. «Siamo nate a Castiglioncello, per la precisione a Villa Parisi, che ora è un albergo. Nostro nonno, Vladimiro Pini fu senatore del Regno d’Italia e ammiraglio dell’Accademia. Nostro padre, invece, era un ingegnere delle Ferrovie dello Stato e quando avevamo 3 anni lo spostarono a Firenze. Ci trasferimmo tutti, noi, i nostri genitori e gli altri tre fratelli».
A Firenze, Eugenia e Gianna hanno studiato, ovviamente nella stessa scuola, e sono diventate entrambe maestre elementari a Sesto Fiorentino. «A scuola le professoresse non ci riconoscevano. I compagni sì, ma le insegnanti no. Una era più portata per le materie scientifiche, l’altra per le umanistiche. Alle interrogazioni ci scambiavamo sempre e non ci riconoscevano mai. Ci dettero dei cartelli con il nome da tenere davanti al grembiule, ma noi ci scambiavamo anche quello».
Diverso, invece, quando sono passate dall’altra parte della cattedra. «Abbiamo insegnato per 40 anni italiano, storia, arte, immagine e musica alle elementari. I bambini ci riconoscevano perché hanno una sensibilità particolare. I genitori no. Anche noi, da piccole, avevamo una sensibilità speciale ed eravamo già allora legatissime. Parlavamo con un linguaggio tutto nostro ed eravamo molto unite».
Adesso le due gemelle sono in pensione, ma continuano a insegnare ai bambini per volontariato. «Aiutiamo i bambini in difficoltà o gli stranieri che hanno problemi con la lingua. Facciamo laboratori, lettura animata, interpretazioni di immagini e molto altro. Tra l’altro siamo state due Angeli del fango dell’alluvione di Firenze e siamo rimaste commosse dalla partecipazione dei giovani livornesi. Ci siamo riviste nei “bimbi motosi”».
Pur vivendo a Firenze, l’estate le due donne sono sempre venute a Livorno. «Siamo molto legate a questa città perché la nostra famiglia è di qui e fin da piccole, i week end e le festività venivamo a passarle qui. I nostri genitori si sono conosciuti sui Pancaldi e si sono sposati a San Jacopo - raccontano -. I nostri primi ricordi sono alla Terrazza Mascagni».
Ed è per questo che sul viale Italia le conoscono (e riconoscono) tutti. In realtà, comunque, i caratteri non sono uguali. «Nei gemelli uno ha un ruolo più forte all’esterno e l’altro all’interno. Gianna - spiega Eugenia - è più riflessiva e introversa con gli altri, mentre io sono più estroversa. Ma tra di noi quella che decide è lei. Ed è anche la più dolce».
In molti si chiedono come fanno le due donne a vestirsi sempre uguali. «Ce lo domandano in tanti. Noi viviamo insieme, non siamo sposate. L’anima gemella l’abbiamo trovata alla nascita. E non abbiamo mai litigato per i vestiti perché sono un nostro punto distintivo. Nell’armadio abbiamo tutto doppio e quella che si sveglia prima, decide cosa mettersi. L’altra si adegua e si veste come lei».
Ma oltre ai vestiti, Gianna ed Eugenia hanno anche i dettagli e le rifiniture identiche. Dagli occhiali da sole, alle scarpe. «Non è sempre semplice trovare due paia di vestiti uguali, ci vuole tanto tempo per cercare le cose giuste. E quando non riusciamo a trovare quello che vogliamo, lo ordiniamo a una sarta di fiducia. L’importante è essere uguali in tutto. Se dobbiamo essere gemelle e lo vogliamo far vedere, bisogna farlo fino in fondo. Il nostro colore preferito è il blu e una nostra alunna ci ha soprannominato le maestre blu, perché abbiamo quasi tutto l’armadio di quella tonalità».
E gli uomini? «Ci siamo scambiati anche quelli. I ragazzi che non ci interessavano, ovviamente».
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